LE DONNE TRANSESSUALI NEL MONDO DI OGGI

di Leila Daianis

Oggi in Italia le persone transessuali M/F spesso vengono messe in relazione alla prostituzione e alla delinquenza. Si parla poco e quasi niente delle trans che hanno un lavoro o una laurea. Tra le trans che si prostituiscono molte lo fanno per libera scelta, però una minoranza viene sfruttata e subiscono molta violenza sia fisica che psicologica. Questa ultima è praticamente invisibile. Nel secondo periodo dell’età antica, quando la giudaica ossessione del peccato cominciava a impadronirsi del costume della società, il commercio delle prestazioni sessuali era considerato un’autentica risorsa.
Prima dell’era cristiana, l’intero bacino del Mediterraneo pullulava di luoghi di culto nei quali si esercitava un vero e proprio meretricio sacro. Maschile o femminile. I templi, spesso, erano costruiti su acropoli con vista sul mare e lampade votive ardevano in essi perché da lontano potessero essere ben visibili dalle navi di passaggio. I marinai, dopo lunghi periodi di astinenza sessuale, ben volentieri cercavano e trovavano un approdo per salire al santuario.

Questo per dire quanto fossero assenti il senso e le moderne nozioni dello “scandalo” e del “peccato” in quella società indubbiamente molto più evoluta e più raffinata della nostra attuale. Per non parlare dell’antica Roma, dove la Suburra dispensava quotidianamente ogni sorta di bravate che trovavano solo rivalità nella lussuria orgiastica della corte imperiale.
Col tempo, si sa, le mode cambiano. Spesso in peggio.

Oggi l’Italia vive un isolamento culturale e politico – che è vera decadenza ammantata di bigottismo – mai registrato negli annali della sua storia. Nei giorni d’oggi, molti maschi italiani adulti hanno paura di essere se stessi, di affermare con fierezza quelle che sono le proprie origini e di rivendicare tradizioni antiche. Avvertono pulsioni che vengono anche amplificate dal bersagliamento dei mass media, ma devono tenerle nascoste, segrete. Sono considerate la parte “sporca” o “malata” della propria identità.

Il primo compito che la natura ha assegnato alla donna è stato di fare la madre, volontariamente o involontariamente. Quello di servire il maschio, negli ambienti patriarcali. Anche la prostituzione è figlia di questa prepotenza del maschio.
Prima ancora che nascesse il fenomeno della prostituzione, l’essere umano ha imparato a sfruttare altri esseri per il sesso. E ben presto, si è compreso che questo poteva essere molto redditizio. Sì, è proprio così, sfruttare gli altri è una forma per guadagnare soldi facili, senza fare nulla.

Una persona può essere degna di essere una Puttana, ma un pappone non potrà mai avere dignità. La nostra classe dirigente d’oggi mostra di cadere ancora una volta nell’equivoco. Pensando solo a loro stessi, facendo leggi ad personam, vogliono proibire tutto, tutto quello che è tradizione e cultura. Utilizzano il male, attraverso gli stereotipi, per la loro propaganda politica. I nostri governanti, freschi di elezioni, si sono affrettati subito a mettere in chiaro le cose e a portare le mani avanti, indicando dove si trova la moralità e  l’immoralità.

E così è caduto sul tavolino del Consiglio dei ministri il progetto di riforma della Legge Merlin, la stessa che ha abolito le case chiuse e la cui struttura sta per essere nuovamente investita da un’ondata di acqua santa. L’attuale classe dirigente vuole criminalizzare la prostituzione. Ma è una classe dirigente figlia dello sfruttamento della prostituzione, per accedere a carriere istituzionali, o a ruoli di prestigio in ambito pubblico. Come fa a parlare di morale un paese come questo, in cui ogni giorno si sente parlare di uomini corrotti in politica, che vengono votati promettendo agli elettori regali personali? Di donnine che vengono inserite in collegi blindati per permettere loro di approfittare della buona fede di tanti elettori e campare a sbafo a spese di contribuenti che non riescono a pagare il mutuo o l’affitto?

Il Parlamento italiano vive in costanti contraddizioni politiche. Ma perché tanti veti basati sulla morale? Non credo esista una risposta logica. Molti italiani hanno paura di essere sé stessi. È più facile vivere nell’ipocrisia e vietare tutto, così possiamo tornare al periodo medievale. Non vogliono e non conviene entrare in  una logica di riforma culturale, che richiederebbe ben altre fondamenta, e comporta una profonda revisione del tessuto sociale, economico e politico, non si basa certo su declaratorie di grandi principi che vengono poi  sistematicamente ignorati dagli stessi che dovrebbero dare il classico buon esempio.

Invece che scagliarsi contro la prostituzione ci si dovrebbe preoccupare dello sfruttamento: sono due cose distinte e devono essere considerate come tali. Contrastare lo sfruttamento richiede anche riforme del mercato del lavoro, un vero rilancio dello Stato, nel senso di una maggiore attenzione agli aspetti sociali. Come posso incoraggiare le transessuali vittime dello sfruttamento a denunciare i propri aguzzini, se poi non ho una casa famiglia dove accoglierle, o un reinserimento lavorativo da proporre loro? Se poi saranno espulse dal governo come straniere clandestine e non  potranno neppure tornare in patria, perché rischiano la vita dopo aver denunciato?

Per concludere: le posizioni medievaliste religiose inadeguate devono essere abbandonate, per dare spazio a una rivoluzionaria cultura dei diritti, in una società civile che si definisce Laica.
Non c’è dubbio che spetti alla cultura il compito di migliorare la capacità di autocritica del popolo italiano, per assicurare una vera rivoluzione, una vera nuova realtà di civiltà. Non è facile per una persona trans M/F fare un percorso per poi trovarsi in una società incivile e piena di pregiudizi verso le trans. Sofocle nel suo testo teatrale di 2.500 anni fa scrive attraverso il personaggio di Tiresias: “IL DOLORE NON LASCIA SPAZIO AL DESIDERIO”.
In tutto il mondo, è un momento di grande cambiamento. Dobbiamo essere protagonisti e non farci ingannare.
   
Altro in questa categoria: LA VIOLENZA DELL’ESCLUSIONE »
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook