COSA SUCCEDE SE PASSA LA PROPOSTA DI LEGGE TARZIA SUI CONSULTORI PUBBLICI DELLA REGIONE LAZIO?

a cura di Lisa Canitano (Vita di Donna Onlus)



1. Se ci si reca in Consultorio per chiedere un'interruzione di gravidanza non si può più vedere il medico, non si può parlare con l'assistente sociale, nè con la psicologa. Il Consulente familiare, che è il  coordinatore degli interventi, accoglie la donna, e le spiega che deve parlare con un'Associazione per la vita. La ragazza, o la donna è costretta a parlare con loro, e loro le spiegano che l'embrione è già suo figlio, che è già una persona, e che lei non deve sopprimerlo.
Se proprio non può accogliere questo figlio, nemmeno con un assegno mensile (erogabile solo se guadagna meno di 500 euro al mese) o con il ricovero in casa famiglia, allora lo deve dare in adozione, o in affidamento. Nessuno attesta la sua volontà di interrompere la gravidanza, come previsto per legge, ma dopo un periodo non noto, se la donna insiste nel voler abortire le si fa firmare un foglio che si chiama "dissenso informato". La donna si allontana da questa associazione, ma essa trasmette le carte a suo nome al Consultorio Familiare.

2. A questo punto il Consulente Familiare di cui sopra le telefona senza che lei lo abbia richiesto, nè che si sia potuta opporre, e le ricorda il dovere morale di collaborare al lavoro che viene fatto per dissuaderla dall'abortire. La donna torna in Consultorio, di nuovo viene sottoposta a un colloquio per convincerla a non abortire, e alla fine viene compilata una scheda, questa volta anonima, che sarà inviata alla Regione.

3. Solo adesso, se è ancora in tempo, la donna può incontrare gli operatori del Consultorio familiare addetti all'applicazione della Legge 194/78, psicologo, medico, assistente sociale, che le permettono di cominciare le pratiche per ottenere l'interruzione della gravidanza in struttura pubblica o convenzionata.

4. Per il resto la legge non prevede più nulla di nulla...niente assistenza in gravidanza,  preparazione al parto, colloqui informativi con gli adolescenti, contraccezione per i minori, screening per i tumori. Tutte queste attività, che sono il cardine della struttura Consultoriale oggi, nella proposta di Legge Tarzia non vengono nemmeno nominate.

5. I Consultori uscirebbero dal Servizio Sanitario Nazionale per essere servizi di assistenza sociale e basta e, gestiti dalle Associazioni che difendono la famiglia, diventano luoghi dove si impone una morale unica, senza nessuna pratica di salute condivisa.

6. In caso di richiesta di contraccezione verrebbe offerta l'opzione di fare dei colloqui per i  metodi naturali spiegati da "esperti" e non da personale sanitario. In questo modo le informazioni non sono più scientifiche, ma simili a quelle che si danno nelle parrocchie durante i corsi prematrimoniali.

7. In caso di richiesta di consulenza per problemi di coppia ci saranno gli esperti in antropologia della famiglia, di nuovo scelti dalle Associazioni che difendono l'unità e la fecondità, a riceverti. Sarà mai possibile raccontare a loro che, per esempio, non vuoi un secondo figlio? O non vuoi essere rimproverata perchè vuoi lavorare fuori di casa? O che vuoi lasciare tuo marito perchè non ne puoi più, o più semplicemente, nel tuo matrimonio non c'è amore?  Di nuovo è una morale imposta, quella offerta con questi servizi, non certo l'ascolto dei problemi veri.

8. Su tutto questo veglierà il comitato bioetico, scelto dalla Regione, che controllerà quello che fanno gli operatori che fino ad oggi sono stati al fianco delle donne e dei loro problemi. A fianco di tutte le famiglie, qualunque unione di persone intenda questa parola. A fianco delle donne che magari hanno una gravidanza indesiderata da un uomo che non è il marito, e hanno bisogno di segretezza e discrezione. A fianco delle ragazze musulmane, che ne hanno bisogno forse ancora di più.

Il Consultorio Familiare è stato la loro casa, ora troveranno qualcuno che ingiunge loro di "comportarsi come si deve". Dove potranno nascondersi, le donne ?

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