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LA VIRTUS RISPONDE: "CRISTINA RACCONTA BUGIE"

da Vitadicristina
19 ottobre 2011 
 
Prendo la parola. Sono Laura Eduati, sto seguendo questo blog perché conosco Cristina e conosco Irina, Mariasol, Tarip e Fatima. Come sapete, le cinque donne raccontano di avere subito una terribile accoglienza al centro antiviolenza di Torre Spaccata nel 2010, quando questo era gestito dalla cooperativa Virtus.
Ho già spiegato che questo blog, voluto da Cristina per raccontare anche la sua vita lontana da un padre che la picchiava regolarmente, è una sorta di esperimento giornalistico. Qui sotto pubblichiamo quella che il presidente della Virtus. Enrico Sanchi, chiama “rettifica”.
 
In realtà i blog non sono soggetti alle leggi sulla stampa, e non sono tenuti a pubblicare alcuna rettifica (che peraltro, sempre secondo legge, dovrebbe essere non più lunga di 60 righe). Tuttavia siamo state io e Cristina per prime a sollecitare una risposta pubblica della cooperativa, che continua comunque ad accusarmi di non avere dato loro la parola prima della pubblicazione. E’ una accusa paradossale, visto che a settembre, prima dell’apertura del blog, ho contattato varie volte la sede della Virtus senza mai riuscire a parlare con Sanchi. A breve pubblicherò i tabulati del mio numero telefonico per dimostrarlo.
 
Entrando nel merito. Sanchi, e con lui la ex responsabile Maria Teresa Rossi e le operatrici, purtroppo non rispondono accuratamente alle cosiddette calunnie lanciate da Cristina e le altre. Ancora una volta, difendono la propria professionalità. Ho ripetuto fino alla nausea che il blog racconta episodi molto circoscritti e alcuni, purtroppo, non sono documentabili visto che sono relativi a comportamenti al di fuori dei doveri professionali. Ma questi episodi, o meglio, molti di questi episodi hanno delle testimoni. Ad ogni modo, prima di fare qualsiasi considerazione, pubblichiamo la prima delle tre rettifiche, quella di Enrico Sanchi (la seconda rettifica è di Maria Teresa Rossi, la ex responsabile del centro, e la terza di una delle operatrici.
 
Tutti e tre mi ricordano i doveri del giornalista e mettono in dubbio che io faccia parte della categoria. E’ vero, ci sono giornalisti che fanno malissimo il proprio mestiere. Ma il fatto che io abbia contattato la Virtus, e poi sia andata per due volte in dieci giorni nella loro sede per parlare con operatrici e responsabili, e che ora pubblichi le tre rettifiche, dimostra quantomeno che non sono contravvenuta al dovere di ascoltare entrambe le parti in gioco. Se anche avessi potuto parlare con la Virtus prima di pubblicare alcunché (ma non ho potuto come ho già spiegato, e la chiusura del settimanale impone di chiudere un pezzo entro una determinata ora), ad ogni modo immagino che la loro risposta sarebbe stata la medesima ovvero che sono tutte calunnie. Cosa che io per ora ritengo non vera. Il fatto che questo blog pubblichi la versione dei fatti della Virtus non significa che aderiamo a questa versione. Ad esempio Maria Teresa Rossi scrive chiaramente che Cristina avrebbe provocato dei danni fisici al centro, prima di andarsene. Anche questa è un’accusa fumosa, nel senso che vorremmo capire quali sono questi danni fisici.

Ultima considerazione: la Virtus invoca la privacy delle donne ospiti per spiegare come mai non possono entrare nei dettagli. In primo luogo, la privacy è diversa dal trattamento dei dati personali. I nomi e i cognomi delle donne in questione sono comunque omessi, per tutelare la loro riservatezza e specialmente per proteggerle dagli uomini che le hanno maltrattate. Cristina ha aperto in prima persona questo blog ed è lei a chiedere chiarezza. Di quale privacy si parla? E se proprio occorre parlare di privacy, perché Maria Teresa Rossi invece entra nel merito del percorso di Fatima? Perché solo di Fatima possiamo venire a conoscenza che è stata accompagnata in una casa-famiglia perché da troppo tempo alloggiava a Torre Spaccata, mentre delle altre si tace? Ecco, queste sono solo alcune delle domande che continuo a porre).

DALLA VIRTUS ITALIA

Oggetto : CENTRO ANTIVIOLENZA TORRE SPACCATA – ROMA

UN VECCHIO MODO DI FARE GIORNALISMO ?

OPPURE POSSIAMO DEFINIRLO NUOVO !

SCEGLIETE VOI CHE LEGGETE !

“ MENZOGNE INVERECONDE SU MENZOGNE INVERECONDE “

- RICHIESTA DI RETTIFICA E SMENTITA-

C’è voluto un po’ di tempo, qualche giorno, per poter trovare la giusta lucidità per scrivere la risposta ai blog ed articoli pubblicati nei giorni precedenti, rispetto alla nostra gestione del Centro Antiviolenza. Quanto scritto contro di noi e le nostre operatrici merita qualche pagina e mi scuserete se preciso alcune questioni che ai più possono sembrare inutili. Ma per chi ha vissuto quel clima, quel progetto, vi assicuro non lo è.
Mi corre quindi l’obbligo di presentare un quadro chiaro del nostro intervento, che seppur breve ci ha riempito di orgoglio, per come è stato realizzato.
Nessuna macchia deve adombrare un modo di lavorare nel sociale, che comprendo bene, può suscitare qualche piccola invidia oppure, lo dicono a Roma “ rodimento “.

Premessa

Naturalmente, a differenza di chi ha impostato il percorso di invettive e falsità, coprendosi dietro le mani di ex utenti, non faremo nè nomi, né cenni a fatti che possono compromettere i dati sensibili, che per primi ci siamo impegnati a suo tempo ( come prescrive la legge ), a tutelare.
Mi preme tuttavia prima di tutto mettere in chiaro che che nel momento stesso in cui siamo stati informati dei blog, ovvero il 13 ottobre 2011 con una mail, in prima persona ho provveduto a prendere contatto con la giornalista ( così si è qualificata ) Laura Eduati.
Il mio nome è conosciuto in mezza Roma nel campo dei Servizi Sociali, il mio cellulare è lo stesso da 15 anni e la mia mail è presente nel sito della Associazione da sempre.
Tant’è che il 3 ottobre quando Laura Eduati si è degnata di inviarmi una mail, in pratica in tempo reale le ho risposto concordando un appuntamento.
Questo per rispondere alla bugia della ricerca di contatto con noi, in quanto lei stessa sostiene di averci cercato presso la sede della Virtus da almeno 20 giorni prima del 3 ottobre, ma nessuno della segreteria né dei dipendenti della sede centrale ha potuto dare un riscontro, in quanto il suo nome è risultato sconosciuto.
Laura Eduati sostiene di avere le prove di essersi messa in contatto con la Virtus alla ricerca del presidente, ma se penso a come è stata impostata e condotta l’intera vicenda, ai metodi usati, alle tante e tante contraddizioni in cui è caduta quando poi ci siamo poi visti, i primi di ottobre 2011 e poi il 12 ottobre, ho francamente dei seri dubbi e non mi stupisce che dica una cosa del genere. Quindi se ne deduce che di questa questione ce ne stiamo occupando da poco più di 10 giorni.

Cosa rispondiamo a tali menzogne :

Il mercoledi successivo al 3 ottobre ci siamo incontrati presso la sede Virtus alla presenza concordata della ex responsabile del Centro Antiviolenza e dell’Ex responsabile del settore progetti e metodologie di intervento della Virtus. Il colloquio è stato sereno e franco, e noi abbiamo contestato punto per punto ogni singola accusa mossa negli scritti, che per altro ci hanno stupito molto nella forma e nelle modalità di esposizione, conoscendo bene le ex utenti in questione. Non una parole scritta riveste minimamente il senso della verità vera! Non una affermazione riportata ha in sè un episodio reale. Tutte menzogne, sapientemente ed artatamente costruite da menti e mani abili.
 
Il contesto in cui abbiamo operato :

Quando nell’aprile del 2010, un fax ci avvisava senza alcun preavviso, dell’assegnazione del progetto Centro Antiviolenza, ci indicava anche che nel giro di 48 ore sarebbe dovuta avvenire l’effettiva presa in carico della struttura e degli utenti presenti. La Nostra preoccupazione, dopo aver espletato tutte le incombenze formali e burocratiche, è stata perciò quella di verificare la possibilità di procedere ad un efficace ed efficiente passaggio di consegna con il precedente Ente gestore allo scopo di garantire la necessaria continuità ad un servizio così delicato che al momento del nostro ingresso ospitava n.3 donne, di cui: una con un figlio ed una gestante; nonché un numero di appuntamenti non ben definito di colloqui con donne del Centro Ascolto. Con l’equipe delle operatrici ( non posso dimenticarlo perché erano le prime ore di pomeriggio di giovedì santo ), in meno che non si dica abbiamo attivato il processo di avviamento dell’intervento, esattamente come avviene in automatico da anni, per una struttura come la nostra, che come tutti gli addetti ai lavori che ci conoscono sanno, è efficiente, organizzata e pronta a rispondere ad emergenze sociali di ogni tipo. Per cui, abbiamo concordato l’ingresso del nostro staff alle ore 24 ed un minuto del sabato santo. Da li’ un infinito e faticosissimo lavoro di ripristino di un intervento di cui la città ha bisogno e che per 13 anni ( ovvero da quando è nato ) era stato gestito da un medesimo ente.
Tengo a precisare che ogni passo, ogni decisione, ogni formalità, ogni intervento, ogni piccolo aspetto del nostro proponimenti quotidiano e progettuale è stato da quel momento in poi studiato, concordato, ed eseguito con la referente tecnica della amministrazione comunale delle pari opportunità, che ci ha fatto da partner, ombra e guida sicura per tutti gli aspetti progettuali.
Questo aspetto, è già di per se una risposta alle menzogne pubblicate, perché l’Amministrazione capitolina in quanto a tecnici è per fortuna scevra da ogni bandiera politica (e spero sia sempre così quando si opera nella istituzione: essere al di sopra delle parti e dei mandati politici ), opera in maniera non condizionata, a prescindere dal colore del Sindaco della Giunta, nel mero interesse delle donne accolte.

Tornando al delicato momento del passaggio dalla precedente alla Nostra gestione vorrei precisare che la Virtus, nella figura del sottoscritto, per salvaguardare le donne prese in carico e garantire una continuità nel servizio, attraverso la mediazione dell’Ufficio Pari Opportunità del Comune di Roma, aveva richiesto all’Associazione uscente un affiancamento di un’operatrice per una settimana. Accordo disatteso. Al momento del subentro nella gestione del servizio dell’équipe di Virtus, non è stato offerto alcun passaggio di consegna sui casi in carico né al Centro Residenziale, né al Centro Ascolto. Non sono state neppure fornite informazioni fondamentali di carattere logistico (sistemazione delle ospiti, spiegazioni delle numerosissime chiavi e lucchetti apposti ovunque ecc.), né tanto meno sull’organizzazione del servizio e sulle utenti. Richiesto in maniera ufficiale un incontro in presenza della Referente dell’Uff. Comunale nonché della Referente della precedente gestione, è stato rinnovato l’invito all’Ente uscente di consegnare il materiale informatico relativo ai casi (materiale di anni di lavoro). La Virtus ha ricevuto come risposta che tutto il materiale prodotto in anni di lavoro era in forma cartacea e depositato nella struttura e che la comprensione del lavoro svolto sulle donne doveva essere dedotto dalle schede cartacee depositate negli archivi.
Negli archivi consultati immediatamente dalle operatrici, vi era custodito materiale praticamente da interpretare, mancante di uno degli strumenti fondamentali per la presa in carico di chiunque: un Progetto di intervento Individualizzato che potesse orientare le operatrici nel garantire alle donne una continuità operativa.
Ma il disagio è durato pochissimo tempo perché la professionalità della nostra responsabile e dell’intera équipe di donne, tutte professioniste plurititolate con anni di esperienza alle spalle, ha provveduto a rassicurare le ospiti e a garantire il giusto sostegno.
Il nostro ingresso ha certamente portato “un trambusto”, ogni cambiamento di gestione inesorabilmente ne porta: diversi i modi di operare, diverse le organizzazioni, diversi gli approcci teorici e metodologici. Certo ci aspettavamo che la precedente gestione ci fornisse dati, schede, informazioni, ma così non è stato e l’intera équipe ha trascorso nottate nella ricostruzione di storie e creazione di percorsi individuali che rispettassero specifici bisogni e interventi.

“Gestiamo per conto del Comune di Roma un’altra struttura affine nella tematica, ben più grande, più complessa e corposa nei numeri, con le stesse modalità e passione che ci contraddistinguono e ricordo bene che al momento del passaggio di gestione, è stata garantita una co-presenza per oltre un mese prima di prendere formalmente la consegna; questo perché non ci improvvisa, non si rischiano incidenti su casi tanto delicati dove occorre molta professionalità. Ma non è stato questo il caso del passaggio di gestione del Centro Antiviolenza di Torre Spaccata, purtroppo.”

Avviato il progetto, la scoperta sconcertante da parte delle operatrici; negli armadi della struttura i casi trattati negli anni erano conservati in modo da rendere praticamente impossibile la ricostruzione di un numero altissimo di segnalazioni, e permanenze in struttura.
Non esisteva una banca dati informatica, e risalire a due, tre anni o più di lavoro per ripercorrere un caso e sostenerlo, era in pratica quasi impossibile.
Cartelle vuote, schede incomplete e mancanti di parti fondamentali (PEI), scrittura da “medico”; il lavoro di ricostruzione è stato gravemente danneggiato da una modalità arcaica ed assai approssimativa nel tenere dati che dovrebbero essere invece conservati preziosamente.

Un inciso per i non addetti ai lavori : nei temi di emergenza sociale e particolarmente in quelli legati alla violenza, assai gravi e spesso con implicazioni penali, la tenuta degli atti, i colloqui, i minimi dettagli che possono emergere anche nel tempo, costituiscono elemento fondamentale per lo sviluppo di azioni legali e sociali. Le cause ed i processi possono durare anni e non avere una modalità adeguata di raccolta e conservazione di documenti e dati, significa non sostenere adeguatamente le utenti.
Oltre tutto per portare avanti le rivendicazioni di donne maltrattate sono anche indispensabili dati certi, oggettivi, reali e certificati.
Non adempiere al proprio dovere, vuol dire mette anche a rischio politiche di sostegno, che invece avrebbero bisogno di ulteriori sforzi e risorse da parte dello Stato e delle Amministrazioni, perché la violenza sulle donne è uno dei fenomeni in forte crescita che va contrastata con energia, professionalità e multidisciplinarietà e con un maggior numero di Servizi come il CAV, purtroppo insufficienti a far fronte all’ampiezza del fenomeno emergente.

In ogni caso, non abbiamo atteso molto tempo.

D’intesa con la referente del Comune di Roma si è immediatamente predisposta una modulistica completa, articolata in tutte le sue parti, per ogni donna ospite è stato elaborato un PEI condiviso con la Referente Comunale che ne monitorava ogni passaggio. Modulistiche nuove perciò, più chiare e la costruzione, a nostre spese, di una banca dati che ripercorresse a ritroso, almeno di un anno (dati mancanti alla Pubblica Amministrazione), tutte le azioni svolte presso il CAV, dal Servizio di ascolto a quello residenziale, creando un vissuto certo del centro e dei casi che impattava.
Tengo a precisare che la banca dati non è nostra, della Virtus, ma appartiene all’Amministrazione Pubblica ed ai suoi tecnici ed a questi è stata poi consegnata in sede di passaggio di condegne al termine del nostro lavoro, perché l’amministrazione è al di sopra delle parti e a nostro modo di vedere deve sempre dare indicazioni progettuali chiare, monitorare l’andamento del progetto ed intervenire con precise modalità nei conflitti possibili. Così è stato sin dall’inizio, seppure qualcuno ce lo ha contestato anche in sede pubblica, mettendo in dubbio la professionalità dei tecnici pubblici coinvolti, affermando che di certi temi di genere solo alcune donne possono “dire”, proporre ed operare. A mio modo di vedere si tratta di una affermazione grave e quanto meno anacronistica rispetto ai tempi.
Per realizzare la banca dati, sono state impiegate centinaia di ore, tutte ovviamente a nostro carico, ma prima di lasciare il centro, questi dati sono stati consegnati a chi di dovere.

Lo scorrere del progetto ( 10 mesi ) :

La struttura :

Fatiscente, spoglia, grigia nei suoi ambienti, piena di cose vecchie e sporche, con gravi lacune rispetto ai normali standard di gestione delle comunità, questo ci siamo trovati di fronte. Ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo preoccupati di dare un segnale diverso. La comunità doveva avere colore, vita, capacità di dare serenità anche negli ambienti in cui si sta insieme, seppure per periodi brevi.
Sono state coinvolte le donne presenti ed i minori, per la scelta dei colori e per dei suggerimenti, cercando la personalizzazione degli ambienti ed il coinvolgimento.
Sono stati rimessi in funzione e a norma, a nostre spese, i servizi igienici rotti (e da tanto tempo), ripristinando camere, armadi, spazi comuni, creando spazi nuovi più accoglienti. Addirittura, sempre inevitabilmente di concerto con la referente del Comune di Roma, abbiamo creato degli ambienti nuovi per rendere più vivibile la permanenza delle donne presso il Centro.
Infine, per quanto possa sembrare ovvio, abbiamo dato un ordine e delle regole di convivenza che potessero mettere in condizione tutte le ospiti di poter serenamente convivere insieme nonostante i pesantissimi vissuti. Uno degli addebiti che ci sono stati fatti in sede pubblica, ci tengo a dirlo, è stato il fatto che per ripristinare gli ambienti ed adeguare nuovi spazi, sono stati fatti entrare in struttura (seppure per poco tempo) degli uomini. E’ vero!
Anche io e quindi un uomo, in qualità di legale rappresentante della Virtus sono entrato in struttura, ma in sede di passaggio di consegne e previo appuntamento con la Referente comunale del progetto. Ricordo bene che in taluni casi anche il responsabile dei progetti e delle metodologie di intervento della Virtus (uomo pure lui) è entrato in struttura sempre pervio appuntamento con la Referente comunale del progetto.
Per quanto riguarda i lavori di ripristino della Struttura concordati con l’amministrazione, questi hanno coinvolto il personale della struttura logistica della Virtus (tecnici, muratori, idraulici, professionisti, e addirittura era stato allertato il funzionario di zona della ASL per un sopralluogo poi mai effettuato visti i tempi brevissimi di realizzazione del progetto). Si, purtroppo, tutti uomini! Ma uomini che operano nel sociale !
Il nostro lavoro di ripristino all’interno del centro è stato comunque assai breve nei tempi e nei giorni di impegno.
E’ stato un intervento di natura emergenziale, dovuto alle condizione di presa in carico ed in piena collaborazione con le istituzioni.

Il clima quotidiano nel centro :

Da questo punto di vista, parlano le relazioni (sulle ospiti e di co-progettazione con i Servizi Territoriali a partire dai Servizi Sociali Municipali), le foto, i documenti, che possono certificare ogni istante della vita di tutte le ospiti accolte presso il CAV; ogni atto è riportato nelle cartelle personali riconsegnate al comune insieme alla banca dati informatica. Soprattutto in questo senso parla un aspetto che voglio ancora una volta sottolineare “ il nostro operato, il vissuto quotidiano, la vita di ogni ospite nel centro è sempre stata scandita dalla presenza costante della referente del Comune di Roma, che ha effettuato incontri con le ospiti anche personalmente. Non voglio e non posso, in questa sede, scrivere altro. Probabilmente ho deluso chi si aspettava chissà quale mio intervento, in questa sede “il BLOG”.
Non farò nomi ne elencherò fatti, non risponderò a chi ha mentito, perché non ha senso. Seguo personalmente le vicende inerenti i media che vogliono da noi interviste, notizie, scoop. Ho incontrato tanti e tanti bravi colleghi della Eduati, che nel loro lavoro hanno svolto inchieste, trovato riscontri importanti su temi delicati.
Rispetto a questo, ribadisco quanto già detto a Laura Eduati, non so perché siano state fatte le affermazioni riportate con tanta sapienza e correttezza formale sul blog.
Credo che sia un altro il modo di fare giornalismo, un esempio? Il riscontro delle affermazioni è quantomeno doveroso, ma dagli incontri mi sembra proprio che sia emerso altro ! Bastava iscriversi ai corsi che sono aperti da altri enti per entrare nel centro e verificare di persona come stavano le cose.
Indagare con obiettività e rispetto, deontologia professionale si chiamava una volta, ed ora ?
Quel che so di certo è che non una parola corrisponde al vero, la falsità dilaga nei contenuti esposti, ed ovviamente ci dovremo tutelare nelle sedi opportune, il nome della Virtus, la sua onorabilità vanno tutelati.
Per non parlare della fiducia e della stima che nutro per l’ex responsabile del Centro Antiviolenza di Torre Spaccata e per le operatrici che hanno operato per noi; “donne” che hanno operato con convinzione, passione e grande spirito di servizio e professionalità rispettando ogni canone deontologico per contrastare la violenza contro le donne ma che ora, paradossalmente, si trovano loro stesse “vittime” di calunnie e bugie. Ma come ho detto alla Laura Eduati, una certa idea me la sono fatta dell’intera vicenda.

Noi in Virtus, pur con tutti i difetti che potremo avere, e ne abbiamo certamente tanti, come tante organizzazioni che operano nel settore, non effettuiamo corsi di qualche mese a persone prive di qualsiasi titolo per poi “catapultarle” in servizio a prendersi in carico storie delicate così gravi che necessitano non solo di forte professionalità ma di un massiccio lavoro di rete con i servizi territoriali per restituire loro non solo la dignità di donna ma un’opportunità “altra”, sana, di vita all’interno della società. Noi non ne facciamo una questione di genere. Noi non operiamo per diffondere odio o per riempire di parole e ideologie.
E’ altro il nostro modus operandi. E’ la donna ad essere al centro dei nostri interventi, ed ogni azione portata avanti presso il CAV ed in generale nei nostri servizi, viene svolta sempre in stretta collaborazione con l’Istituzione, ente ed attore terzo rispetto a qualsiasi condizionamento.

Alcune precisazioni apparse sull’articolo del settimanale :

La Virtus esiste dal 1993 ed opera in tanti settori sociali dal 1996.
Dispone di un ufficio Gare organizzatissimo ed efficientissimo, che presenta almeno 80/100 progetti l’anno tra Roma ( comune , provincia ) Regione Lazio, nonché l’Italia e l’Europa.
Ha un curriculum alto due centimetri di interventi e progetti effettuati, che sono frutto di un impegno e di una organizzazione stimata e creata dal basso.
Ha incontrato lungo la sua strada diversi sindaci e diversi assessori, per non parlare di dirigenti e funzionari delle tante amministrazioni esistenti.
Per cui, nonostante possa sembrare una cosa strana ad alcuni ( che vorrebbero sempre e solo i propri amici nei posti che contano ), nella nostra storia abbiamo avuto sedi e progetti inaugurati o visitati da sindaci di centro, di sinistra e di destra, assessori di sinistra, di centro e di destra. E d’altra parte basta leggere la mission racchiusa nel nostro manifesto associativo per rendersene conto. Abbiamo le nostre idee e le portiamo avanti con determinazione in ogni sede, e nei confronti di chiunque.
Il sindaco democraticamente eletto dai cittadini, anche se forse non ti è simpatico, rappresenta l’istituzione e crediamo fermamente che queste vadano rispettate sempre e comunque ! Un pizzico di sale di democrazia probabilmente per alcuni sconosciuto !
Siamo nel 2011 non negli anni 70’. I servizi pubblici invece, appartengono ai cittadini, a loro vanni rivolti il rispetto e la professionalità che si deve.
E poi che diamine “ Il DISAGIO NON HA COLORE POLITICO”, parliamo di diritti non di colori e tendenze.

Quel che fa la differenza, in tempi così duri come quelli che stiamo vivendo, rispetto a chi si è permesso di fare strane allusioni, risibili e quanto meno segno di grande debolezza, è che la Virtus ha operato nel passato ed opera come una vera impresa sociale, investe su se stessa, fa patrimonio, programma, ragiona di medio e lungo periodo, tenta di professionalizzarsi ogni giorno di più con umiltà e caparbia, in tutti i suoi elementi dai dirigenti agli operatori. Certamente non siamo perfetti e ne siamo consapevoli, nel cammino della nostra crescita abbiamo commesso errori, percorso strade che non avevamo nemmeno immaginato, però una cosa ci contraddistingue, e di questo vado fiero da presidente di tanti ragazzi e ragazzi che mi hanno votato in assemblea dei soci “ CI METTIAMO SEMPRE LA FACCIA “ e siamo a posto con la coscienza, entusiasti di fare quello che facciamo. Anche questa volta non ci tireremo indietro !

Enrico Sanchi

P.S.
Sette pagine sono fin troppe, ma forse in questo caso sono poche e di cose ce ne sarebbero da dire, spero di non avervi annoiato ! Ma forse ci risentiremo chissà !
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