A PROPOSITO DI DIFFERENZA DI GENERE

di Ivan Cavicchi
14 febbraio 2012

Esiste un immenso testo, o meglio un immenso campo di testi, che l’antropologia o la demologia non ha mai studiato, per lo più costituito da canti contadini e non solo. La tradizione orale della cultura contadina è davvero qualcosa di oceanico e di incredibilmente ricco di significati i più diversi. Ma mentre si sono studiate le favole, i canti sono stati praticamente ignorati.

La ragione per cui  questo autentico ben di Dio culturale non è mai stato ermeneuticamente studiato è che sono testi che pur nella loro estrema semplicità richiedono metodologie ermeneutiche complesse precedute da  metodologie sistematiche di raccolta sul campo.

Come antropologo, molti anni fa, feci per conto della discoteca di Stato,una ricerca sul campo con una inedita metodologia di raccolta  rastrellando tutti i comuni e le frazioni  della Cioceria, una regione del Lazio, fino a registrare più di 20 km di nastro magnetico. Quindi una ricerca che per vastità e quantità di materiali non ha precedenti e che fu pubblicata, nel 1992. (“Mo ci risento ‘ste voci antiche”Datanews). Adottando una innovativa metodologia inventariale, avevo praticamente organizzato la raccolta come se fosse un “campo” da interpretare. In cuor mio sapevo che se avessi messo a punto una ermeneutica adatta avrei avuto accesso ad un mondo  arcaico sconosciuto sicuramente pieno di sorprese. E così è stato.

Nel 2009,quindi dopo ben 17 anni, pubblicai “In mezzo al petto tuo, antropologia dei mondi possibili” (Dedalo), e l’anno successivo “La bocca e l’utero, antropologia degli intermondi” (Dedalo  2010). La passione dell’antropologia nella mia vita è coesistita e coesiste con ben altri interessi, quelli che poi mi hanno dato e mi danno ancora da vivere.Mi sono sempre considerato un “L’antropologo indipendente, rigoroso nella disciplina come mi hanno insegnato i grandi antropologi, quelli veri, ma libero da correnti e da scuole di pensiero. Negli anni ‘70 quando mi laureai studiavo di nascosto Levi-Strauss perchè  a Roma il pensiero che imperava era di tutt’altro orientamento.

Già allora ero convinto che l’antropologia dovesse interpretare le culture contadine, per comprenderne i significati più nascosti, e, da contadino quale ero per giunta sessantottino, contestavo Cirese, pensate un po’, che proponeva di usare l’antropologia come rappresentazione del conflitto di classe quindi confondendo antropologia con ideologia. Ebbene sono andato avanti per la mia strada e studiando migliaia di testi contadini, mi sono reso conto del tutto accidentalmente di quanta parte avesse nella cultura contadina la questione della  “differenza di genere”. Per cui  la mia curiosità subì una deviazione ma tirando fuori un mucchio di nuove chiavi di lettura.

Differenza di genere e specismo
Consideriamo di avere un campo di testi di cultura orale contadina enorme che con una particolare metodologia si può organizzare in un network fino a tirarne fuori dei significati nascosti. Consideriamo ora un gruppo di testi, che  si riferiscono alle bellezze del proprio paesello, dei propri giovani, e dei propri abitanti. Con una adeguata interpretazione scopriamo che quei canti definiscono arcaiche condizioni di appartenenza ad una comunità: l’identità di sangue (gioventù de sangue bello), mangiare lo stesso cibo (mangia polenta i ceccanesi, magna patate i castresi ecc), incarnare un tipo estetico.

I condizionali estetici che ricorrono maggiormente riguardano le donne: il seno (piette tondo), la carnagione (carne morella), il colore dei capelli (brunetta, morettina, moracchiona). Gli uomini  non sembrano avere condizionali estetici a parte generiche  metafore  (“garofanetto”) ma solo caratteristiche sociali (il lavoro che svolgono, tratti della personalità, ecc). Perché mai a parità di comunità gli uomini e le donne sono predicati con diversi condizionali di appartenenza? Allargo le  interconnessioni con altri testi che riguardano la fondazione del mondo, la donna, la sua vagina, la sessualità, la funzione riproduttiva, ecc. Più si allarga il campo dell’interpretazione e più aumenta il numero delle consignificanze.

In effetti si conferma che la figura maschile è quasi inesistente e che i testi sembrano per lo più orientati alle donne. Ma con quale discorso? Quello di una sorta di ideologia sociale fatta da valori, regole, criteri, logiche le più diverse che  predica gli uomini in modo sociale e le donne in modo naturale. La prima cosa che mi viene da pensare è che si tratta dell’ennesima dimostrazione della famosa “differenza di genere”. Ma da dove e come nasce? Cioè quali sono i meccanismi logici, intimi, le operazioni di senso che la determinano. Allargo il campo e scopro che nell’ideologia sociale della cultura contadina la rappresentazione del mondo, della realtà, dei soggetti segue un comune ordine logico: prima si decide il “cosa è” quindi il “come deve essere” e di conseguenza il “come ci si deve comportare”.

Per esempio nei testi sull’appartenenza ad una comunità il “cosa è” di una donna è rappresentato dal sangue, il “cosa deve essere” è rappresentato dal tipo estetico, il “come  si deve comportare” è esattamente la consecuzione logica dei primi due. Mi viene da pensare che probabilmente la “differenza di genere” dovrebbe scattare in quello spazio logico compreso tra l’ ontologia e la deontologia, e che per il momento decido di chiamare “ontologia derivata”. Ma è proprio così? Mi viene in mente che per comprendere l’origine di qualcosa è necessario comprendere prima di tutto la logica dell’origine e non c’è miglior modo per farlo che comprendere l’origine del mondo come è raccontata dai canti.

Scopro così che la differenza di genere coincide con la nascita del mondo, cioè come logica essa è inscritta in una spiegazione fondativa della realtà, un po’ come se si fondasse un genoma culturale e tra i vari geni vi fosse quello della differenza di genere. La spiegazione sull’origine è all’origine. L’istituzione della differenza di genere avviene  partendo da:
•    un genere neutro indifferenziato comune sia agli uomini che alle donne,l’ontologia,
•    a cui segue l’istituzione sociale del maschile e del femminilie,l’ontologia derivata,
•    e quindi le diverse deontologie.

Ma come si passa dall’indifferenziato al differenziato? Le logiche usate per trasformare un genere neutro in un altro genere non iniziano con le logiche di differenziazione dei generi. A monte di questo  discorso vi sono  veri e propri meccanismi di  specificazione. Con dei denominatori si specificano le cose le cui conseguenze producono differenze. All’origine di ogni cosa vi è la materia, il genere neutro per definizione  esso è comune cioè è indifferenziato e funziona come un genere sommo (summum genus) che contiene tutto il mondo potenziale che sarà specificato determinando differenze. Poi interviene la specificazione cioè il genere neutro è specificato in genere maschile e genere femminile quindi in altrettanti generi.

Ma è così? Dai  testi viene fuori che la cosa è molto più complicata. Il processo di specificazione nello stesso tempo è un processo di significazione che, come abbiamo mostrato, si avvale di definitori sociali per l’uomo e  biologici per la donna. A questo punto  viene fuori una novità:
•    nel  caso degli uomini, i definitori sociali specificano/significano il genere neutro  in un altro “genere di genere”, il maschile,
•    nel caso delle donne, i definitori  biologici specificano/significano il genere neutro in una specie, il femminile,
•    per l’uomo da un genere si passa ad un altro genere,
•    per la donna da un genere si passa ad una specie.

La classica definizione di Rubin di “differenza di genere” (sex-gender sistem) è circoscritta al genere maschile e femminile delle lingue attuali per cui esclude il genere neutro. Ma i testi contadini si riferiscono ai tre generi delle lingue originali quindi a neutro maschile e femminile. La differenza in questo caso non è più tra genere maschile e genere femminile, ma in realtà è tra genere maschile e specie femminile. Vorrei ricordare che tutte le lingue indoeuropee possiedono tre generi, come pure alcune lingue moderne quali il russo e il tedesco nelle quali il genere maschile e il femminile si riferisce al sesso e il neutro all’inanimato.

Rispetto alle lingue a tre generi solo per l’uomo si potrebbe  parlare veramente di differenza di genere, perchè da un genere neutro si passerebbe  ad un genere sociale, ma per la donna no, in quanto si passerebbe dal genere neutro alla  specie o genere prossimo, che è quello biologico che per definizione è neutro cioè materiale. Il sociale mantiene  il genere, il biologico lo perde riducendosi a specie. La donna rimane definita dal genere neutro ma come una particolare specie di materia biologica. Per questo sarebbe più corretto parlare di specismo. La donna è speci-ficata e signi-ficata con le logiche dello specismo. L’uomo al contrario è speci-ficato e signi-ficato con la logica della differenza di genere.

Tesi come queste possono apparire eccentriche se non blasfeme, ma con i testi alla mano esse sono dimostrabili (consiglio di consultare “In mezzo al petto tuo, antropologia dei mondi possibili, Dedalo Bari 2009). La stessa conferma si ha quando  dai testi orali si passa allo studio di altri generi di testi come gli ornamenti femminili, in particolare gli orecchini, gli oggetti di uso femminile, o come certe leggende sui draghi da trafiggere (consiglio di consultare “La bocca e l’utero, antropologia degli intermondi, Dedalo, Bari, 2010). Comprendere la genesi di quella che oggi si definisce “differenza di genere”, o la sua primordialità, significa non solo comprenderne le dinamiche evolutive ma soprattutto  andare a fondo a quelle logiche discriminative  sulla base delle quali si è istituito un intero ordine sociale.

Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook