Sentenza Diaz, si dimetta De Gennaro

di Patrizio Gonnella, MicroMega
6 luglio 2012

La sentenza della Cassazione è importante, pur non producendo alcuna conseguenza penitenziaria per i condannati. E’ una sentenza che si ferma proprio alle pendici dell’allora capo della Polizia e oggi sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni De Gennaro. E’ una sentenza che dimostra che in quella circostanza, come in molte altre, la violenza non era una questione di mele marce ma era l’epifenomeno di un sistema della repressione marcio e illegale.

La sentenza sulla Diaz arriva a undici anni dai fatti di Genova. Fatti che abbiamo potuto rivedere nella loro brutalità e crudezza nel film Diaz di Daniele Vicari. A Genova per i fatti della Diaz e di Bolzaneto i giudici sono stati costretti a chiedere condanne per fatti non gravi (abusi e falsi).

In Italia infatti manca il crimine di tortura. Così non è stato possibile imputare ad agenti e funzionari un crimine che prevede una ben diversa sanzione e tempi non così corti di prescrizione. La prescrizione, appunto, ancora una volta impedisce che si abbia piena giustizia. Esistono in Italia due processi penali: il primo è quello nei confronti dei poveri, degli immigrati, dei tossicodipendenti. E’ questo un processo di solito rapido, inesorabile che procede senza garanzie verso la condanna al carcere. Il secondo processo è quello per i colletti bianchi e per gli esponenti delle forze dell’ordine. Nei loro confronti il processo, ricco di garanzie procedurali, va lento verso la morte e verso l’ingiustizia.

Le conseguenze che vorremmo dopo questa sentenza sono: una rapida approvazione della proposta di legge che pende da troppo tempo in Senato sulla proibizione legale della tortura; le dimissioni dell’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro dal suo attuale incarico di sottosegretario del governo Monti; le scuse pubbliche di chi come Gianfranco Fini allora troneggiava in tv difendendo i torturatori. Forse non accadrà nulla di tutto questo, ma almeno ora sappiamo chi sono i veri criminali. 
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