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"VITA DI CRISTINA" OVVERO UN'INCHIESTA A PUNTATE

di Laura Eduati, casalingafelice
26 settembre 2011
  
È necessario un chiarimento per coloro che hanno cominciato a seguire il blog “Vita di Cristina”, aperto da una ragazza di 21 anni maltrattata dal padre e finita in due centri antiviolenza di Roma. Cristina esiste, ma naturalmente questo non è il suo nome. L’ho conosciuta la scorsa primavera insieme ad altre donne che volevano denunciare numerosi trattamenti umilianti nelle strutture che, in realtà, avrebbero dovuto sostenerle dopo gravissime e insopportabili violenze famigliari. Il padre di Cristina ha tentato di strangolarla il 18 agosto del 2010. Quel giorno l’ha svegliata dicendole che quello sarebbe stato l’ultimo della sua vita.
 
Dapprincipio mi sono organizzata come una giornalista. Ho cominciato a raccogliere testimonianze scritte, fotografiche, sonore. Ho cercato in lungo e in largo altre donne che comprovassero quello che Cristina raccontava sui centri antiviolenza. Non è stato semplice, e il lavoro è ancora in divenire. La scorsa settimana Cristina mi ha confessato che avrebbe voluto scrivere un libro sulla sua vita, e allora le ho proposto di aprire un blog. Ha accettato immediatamente. Abbiamo deciso insieme che questo blog prenderà la forma di una inchiesta a puntate, dove racconteremo tutto. Anche i retroscena, le telefonate non risposte, i messaggi di suo padre che la prega di tornare a casa.

Potevo rimanere in disparte e lasciare che parlasse unicamente la voce di Cristina. Ma Cristina, per quanto coraggiosa e determinata (e lo è davvero moltissimo, credetemi), non può andare incontro da sola alle inevitabili critiche e ritorsioni che la attendono. Una di queste ritorsioni è già avvenuta: l’avvocata del centro antiviolenza l’ha abbandonata, sbattendole in faccia il telefono. E questo forse perché ha osato scrivere una lettera di denuncia e l’ha spedita al sindaco Gianni Alemanno, firmando con nome e cognome.

Soprattutto occorre tutelare la sua identità e la sua nazionalità. Perché teme che la famiglia possa ritrovarla. E questo non deve succedere. Il blog è anche una forma di autoprotezione. Più persone conosceranno la sua storia, meglio sarà. Già ringraziamo, io e lei, per le offerte di aiuto anche legale che ci sono arrivate ad appena poche ore dall’apertura del blog.

Ho una forma di pudore. Come dicevo, avrei potuto raccogliere il materiale, proporlo a qualche testata e pubblicare l’inchiesta. Avrei seguito la logica classica del mio mestiere. Poi, dopo mesi, mi sono accorta che ero entrata nella vita di Cristina e che lei non voleva rimanere la muta protagonista delle sue vicende. Il suo blog – scritto insieme a me ma concordato parola per parola con lei – rovescia il rapporto giornalista-vicenda raccontata. Io sono accanto a lei, filtro le informazioni che sono già comprovate e copro i dettagli che potrebbero ledere la sua privacy (Cristina scriverebbe tutto, ma credo che un giorno avrà diritto all’oblìo), per il resto è lei che decide come muoversi, quali priorità darsi, che telefonate fare.

Mi rendo conto che si tratta di un esperimento, a metà tra vita e giornalismo. Mi piacerebbe avere dei vostri pareri.
 
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