FRONTIERA USA-MESSICO, SI PAGA CON LO STUPRO

di Valeria Fraschetti, Repubblica
2 dicembre 2011

Le iniezioni anticoncezionali per difendersi.
Il dramma delle migliaia di donne del Centro-America che ogni anno attraversano i 5.000 chilometri di territorio messicano prima della frontiera con gli Stati Uniti. Una terra di nessuno governata da crudeltà e maltrattamenti, banditi, trafficanti e poliziotti senza scrupoli, che sottopongono ad ogni sorta di abuso i migranti. Specie le donne. "Impossibile convincere uno stupratore ad indossare il preservativo".

ROMA - Disposte a tutto per il "sueño americano". Pronte persino a lasciare che il proprio corpo diventi il passepartout per accedere a una vita migliore. Sono le migliaia di donne del Centro-America che ogni anno attraversano i 5.000 chilometri di territorio messicano prima della frontiera con gli Stati Uniti. Una terra di nessuno, abitata da crudeltà e maltrattamenti, banditi, trafficanti e poliziotti senza scrupoli, che sottopongono ad ogni sorta di abuso i migranti. Specie le donne, appunto. Che rappresentano la maggioranza delle persone che intraprendono questo viaggio: sono il 57 per cento di coloro che lasciano il Guatemala, il 54 per cento di quelli che provengono da El Salvador e Honduras, secondo il Tavolo Nazionale per le migrazioni del Guatemala.

L'iniezione "anti-Messico". Donne per cui l'ipotesi di diventare vittime di uno stupro è una certezza quasi matematica. Al punto che prima di lasciare il loro Paese prendono precauzioni. Alcune fanno incetta di preservativi. Ma sempre più sono coloro che s'iniettano il Depo-Provera, un composto anti-concezionale costituito da un solo ormone, il medroxiprogesterone, che impedisce il rilascio dell'ovulo per tre mesi. Un farmaco ormai tanto comune tra le migranti da essere stato ribattezzato da alcuni esperti "l'iniezione anti-Messico".

Il corpo è moneta di scambio. In pochi conoscono così bene il fenomeno come Marcela Zamora. Salvadoregna, di origine nicaraguese, cineasta, la Zamora ha percorso il lungo cammino intrapreso ogni giorno da migliaia di centro-americane. Per quattro volte, dietro una macchina da presa. E ha dato così vita al documentario "Maria en tierra de nadie". Prodotto insieme a Idheas 1, associazione messicana dedicata alla protezione dei diritti dei migranti, è una raccolta di testimonianze raggelanti su questo viaggio della speranza. "Viaggio durante il quale sei, otto donne su dieci vengono violentate", stando alle stime della sociologa ed esperta di migrazioni alla Sorbona, Argan Aragon. Che nel documentario racconta di aver visto ragazze lasciare il Guatemala, con una dozzina di preservativi nella borsa come sola protezione, che con rassegnato realismo spiegavano: "Sappiamo a cosa andiamo incontro". Ovvero, un tragitto d'inferno durante il quale il corpo diventa, volenti e nolenti, la moneta con cui pagare i balzelli estorti da trafficanti e agenti corrotti per avanzare verso la frontiera.

Le Ong USA: "E' un farmaco pericoloso". Un abuso che non ha fatto che aumentare negli ultimi anni con il crescere della criminalità e della corruzione in Messico. Così, secondo il documentario, sempre più spesso si fa ricorso al Depo-Provera. Se difficilmente si riesce a convincere uno stupratore a indossare un preservativo, l'iniezione ha invece un'efficacia altissima: del 97 per cento. E' accessibile venduto liberamente nelle farmacie del Centro-America, poiché usato a partire dagli anni 70 dalle autorità sanitarie come trattamento per la pianificazione familiare. Il quotidiano El Paìs sottolinea che alcune Ong americane sostengono che sia pericoloso, provochi danni alle ossa e al sistema ormonale, e che sia stato usato in passato in alcuni Paesi più ricchi come metodo di sterilizzazione di massa.

Mariti fittizzi in cambio di sesso. Certo è che non protegge le donne da Hiv e altre malattie veneree. E non ha probabilmente protetto le donne che hanno avuto la sfortuna di incontrare un uomo che era il terrore delle migranti che attraversavano il Chiapas, nel Messico meridionale. Considerato portatore di Hiv, andava in giro a stuprare donne con impunità. "Per un anno e mezzo", racconta la Zamora. Finché le autorità l'hanno catturato. Oltre al Depo-Provera, un'altra protezione delle migranti sono i "maridos". Mariti fittizi. Uomini diretti negli Usa come loro, a cui propongono un patto semplice: prestazioni sessuali in cambio di protezione fino al confine. "Il sesso finisce così per essere una strategia", spiega Aragon. "Per cercare di evitare i controlli delle autorità e gli assalti dei criminali, alcune donne passano persino da un camionista all'altro, concedendo favori sessuali". Nella speranza di arrivare - prima o poi, salve - in America.
Ultima modifica il Domenica, 04 Dicembre 2011 16:18
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