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IL SESSISMO RESTA SBARRATO DIETRO LE PORTE DI CASA

di Lea Melandri, GiULiA
03 gennaio 2012 
 
Care amiche,
leggo i commenti  che sono arrivati finora al mio post su Stefania Noce (Blog 27esima ora -31.12.2011), ma anche ad altri siti che ho visto su internet, e confesso che sono un po' provata. Mi torna il dubbio che i blog non servano che a dare la stura a quello che di più disgustoso passa nella testa di alcune persone.

So che altri, peggiori, sono stati censurati dalla Redazione, ma quelli che restano sono davvero pesanti. Spero che, passate le feste, arrivi un minimo di ragionevolezza.

Mi chiedo se oltre alla violenza fisica dobbiamo subire anche quella verbale ogni volta che tentiamo di portarla allo scoperto.
Resto dell'idea che questa riflessione sulla violenza contro le donne , per acquistare peso e imporsi al dibattito pubblico, dovrebbe entrare nelle pagine dei giornali, negli editoriali, nelle pagine dei commenti politici e culturali. Altrimenti resta cronaca e chiunque può dire che è ideologia femminista.

Chiedo scusa per la nota pessimista, che fa torto all'impegno e alla fatica con cui le quindici giornaliste del Corriere tengono aperto il Blog 27esima ora. Sanno quanto ho  apprezzato la loro iniziativa che dura ormai da un anno e quanto sollecito le donne e gli uomini, che conosco impegnati su questi temi,  a intervenire.

 Mi  chiedo se, oltre a continuare a riflettere sul perché gli uomini uccidono le donne, sul perché nella famiglia e nei rapporti più intimi si annidano odi così selvaggi, si possa fare qualcosa di più e di altro, usando le nostre professioni, i nostri saperi, la forza collettiva che stiamo cercando di creare. L'approfondimento dei temi che ci stanno a cuore non basta, se non è accompagnata da un'azione che li imponga al dibattito pubblico.

Alla consapevolezza prodotta dalle donne, e oggi anche da associazioni di uomini, mi sembra sia venuta a mancare nel tempo la capacità di tenere aperto il conflitto con una cultura maschile tuttora dominante, nascosta dietro la maschera della neutralità e caparbiamente determinata a mantenere il silenzio su tutte le questioni che interrogano il rapporto tra i sessi. Ci accontentiamo di manifestazioni, anche molto partecipate, ma che cadono subito dopo nella dimenticanza.

Forse dovremmo cominciare con il riconoscere che, così come la violenza maschile  è rimasta confinata nella cronaca nera e nella patologia del singolo, anche la relazione uomo-donna, nelle sue forme più diverse, a partire dalla divisione tra pubblico e privato, non è ancora diventata una questione sociale e politica. 
Hanno avuto cittadinanza, sia pure lentamente e in sottordine, le questioni riguardanti l'ambiente, il clima, i beni comuni, i rifiuti, l'odio razziale. Il sessismo resta sbarrato dietro la porta di casa.

Quanto contano il silenzio e la complicità, sia pure inconsapevole delle donne in tutto questo? Che cosa siamo disposte a rischiare per una campagna che porti all'ordine del giorno di governi, amministrazioni, partiti, luoghi della cultura, le questioni che ci stanno a cuore?
Avremo, mi auguro, nel corso dell'anno appena cominciato, occasioni per discuterne.

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