Io ci metto la faccia

Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari
21 gennaio 2013

Inizia così il 2013: con nuove vittime, nuove violenze, nuove morti rosa.
Oltre cento nel 2012, senza colpa alcuna. Quante saranno quelle del 2013? L'inizio di certo, non fa ben sperare.

Intanto la Rete degli Studenti Medi e l'Unione degli Universitari, memori del triste anno appena conclusosi, lanciano una campagna di sensibilizzazione nel web contro il femminicidio e la violenza sulle donne.

Il titolo dell'iniziativa “femminicidio: mettici la faccia”, che compare nel web la seconda settimana di gennaio con una pagina facebook, ben spiega l'idea avuta da questi giovani: invitare cioè, chiunque a postare una propria foto tenendo un cartello che riporti lo slogan (che già si sta ampiamente diffondendo anche su twitter) “stop femminicidio #iocimettolafaccia”.

La campagna inizialmente partita dal Veneto, rimbalza in poco tempo a livello nazionale.
Non è un caso: nell'ultimo anno “la regione di lancio” ha attuato profondi tagli ai centri antiviolenza e più in generale, a tutti i servizi rivolti al sociale.

Così, è bastato un click per scatenare un tam-tam nei social networks, blogs e quotidiani.
Migliaia sono state le adesioni registrate nel giro di pochi giorni e così anche le foto ricevute.

Non sono mancati visi importanti a sostegno della campagna, che dopo poco è rimbalzata anche su Repubblica.it. Ricordiamo don Gallo, don Ciotti, Gherardo Colombo, Lorella Zanardo, Maso Notarianni, Mao Valpiana, Giuliano Giuliani, Marina Terragni, Attilio Bolzoni, Laura Puppato, Pierpaolo Capovilla, Luca Bassanese, Claudio Bisio, Rita Borsellino, Titti di Salvo, Stefano Fassina, Marco Rossi Doria, Dario Franceschini, Silvio Giulietti e altri ancora.

Una campagna di facciata difficile da capire all'atto pratico, ma gli studenti ce l'hanno chiaro e ben lo spiegano: “questa idea è frutto della seria condizione in cui riversa il nostro Paese e violenza è la parola sempre più di attualità che ci ha messi nelle condizioni di doverne parlare. Violenza che porta con sé l'estrema manifestazione nel femminicidio. Vogliamo chiamare le cose con il proprio nome, non sono raptus né tanto meno atti di follia. Questa campagna vuole puntare il dito, accendere cioè i riflettori su un fenomeno sociale che sempre più coinvolge le donne, madri, amiche, nonne e conoscenti”, chiarisce Daniele Lanni, portavoce nazionale della Rete degli Studenti Medi.

Partiti dal web con gli studenti, è con loro che intendono proseguire questo percorso, arrivando cioè nelle scuole per farne la principali palestre di discussione e di confronto insieme ad esperti e persone informate sul campo.
Una bella frase, che i ragazzi più volte hanno ripetuto nella pagina facebook, spiega molto bene il loro intento: “possiamo vincere solo sconfiggendo l'indifferenza”.

La loro campagna sta convincendo anche “i grandi” e piano piano, si ripromettono gli studenti, raggiungeranno in toto la Politica affinchè prenda in seria considerazione il fenomeno attuando provvedimenti e stanziando finanziamenti che prevengano e tutelino le donne, ma non solo.
“Non vi è cultura, crescita e libertà senza consapevolezza” una bella frase che ha accompagnato l'adesione di uno tra i visi più noti, Luca Bassanese, a dimostrazione che in diversi sembrano già capire come e dove vogliono arrivare questi giovani.

Vogliono parlarne, e vogliono che se ne parli.

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