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La cultura dello stupro

Comune INFO
25 01 2013

Lo stupro di gruppo a Delhi e l’aumento dei crimini contro le donne in India hanno una connessione con lo sviluppo di politiche economiche violente ed inique. Una società fondata sulla crescita, spiega Vandana Shiva, compie una prima violenza contro le donne nascondendo una parte imporante del loro fare sociale, a cominciare dalla produzione di sussistenza, considerata una «non produzione». Inoltre, il modello economico originato dal patriarcato capitalista è basato sulla mercificazione di tutto, comprese le donne. Tuttavia, avverte Shiva, quanto accaduto ha scatenato una rivoluzione sociale

Vandana Shiva

La coraggiosa vittima di uno stupro di gruppo a Delhi ha esalato l’ultimo respiro il 30 dicembre 2012. Questo articolo è dedicato a lei e alle altre vittime della violenza contro le donne.

La violenza contro le donne è vecchia quanto il patriarcato. Si è tuttavia intensificata divenendo più pervasiva nel recente passato. Ha assunto forme più brutali, come dimostrano la morte della vittima di Delhi e il suicidio della diciasettenne vittima di stupro a Chandigarh.

I casi di stupro e di violenza contro le donne sono aumentati negli anni. Il National Crime Records Bureau (Ncrb) evidenzia come i 10.068 casi del 1990 siano diventati 16.496 nel 2000. I 24.206 casi nel 2011 testimoniano uno spaventoso aumento del 873% rispetto al 1971, anno in cui il Ncrb ha iniziato a registrare i casi di stupro. Ed è New Delhi, dove avvengono il 25% dei episodi, la “capitale” indiana degli stupri.

Il movimento nato per fermare questa violenza deve essere sostenuto finché non sarà fatta giustizia per ognuna delle nostre figlie e sorelle che sono state violentate.

E mentre intensifichiamo la nostra battaglia per la giustizia per le donne, dobbiamo anche chiederci perchè i casi di stupro siano aumentati del 240% dal 1990, quando sono state introdotte le attuali politiche economiche. Dobbiamo esaminare le radici del crescere della violenza contro le donne.

Potrebbe esserci una connessione tra lo sviluppo di politiche economiche violente, ingiuste ed inique, imposte in modo non democratico e l’aumento di crimini contro le donne?

Io ritengo di sì.

I contributi delle donne

Un modello economico focalizzato in modo miope sulla “crescita” compie innanzitutto un atto di violenza contro le donne disconoscendone il contributo economico.

Più il governo parla fino alla nausea di “crescita inclusiva” e di “inclusione finanziaria”, meno riconosce i contributi delle donne all’economia e alla società. Nei modelli economici patriarcali, la produzione di sussistenza è considerata una “non produzione”. La trasformazione del valore in non-valore, del lavoro in non-lavoro, della conoscenza in non-conoscenza è raggiunta attraverso il più potente numero che regola le nostre vite: il patriarcale costrutto teorico chiamato Gdp – Gross Domestic Product (in italiano Pil, Prodotto Interno Lordo, ndt), che alcuni autori hanno iniziato a chiamare Gross Domestic Problem (Problema Domestico Lordo, ndt).

I sistemi di contabilità nazionale, usati per calcolare la crescita in funzione del Gdp, sono basati sull’assunto per il quale se i produttori consumano ciò che producono, di fatto non producono nulla, poiché rimangono fuori dalla frontiera delle possibilità produttive.

La frontiera delle possibilità produttive è una creazione politica che, con il suo funzionamento, esclude i cicli di produzione rigenerativi e rinnovabili. Quindi, tutte le donne che producono per le loro famiglie, per i loro figli, per la loro comunità e per la loro società sono trattate come “non-produttive” ed “economicamente” inattive. Quando le economie sono confinate allo spazio del mercato, l’autosufficienza economica è percepita come un’insufficienza economica. La svalutazione del lavoro femminile, e del lavoro svolto nelle economie di sussistenza del sud del mondo, è il risultato naturale di una frontiera delle possibilità produttive costruita dal patriarcato capitalista.

Per limitarsi ai valori dell’economia di mercato, come definiti dal patriarcato capitalista, la frontiera delle possibilità produttive ignora il valore economico di due economie vitali che sono necessarie per la sopravvivenza dell’umanità e dell’ambiente: l’economia della natura e l’economia di sussistenza. Nell’economia della natura e nell’economia di sussistenza, il valore economico misura quanto la vita del pianeta e quella dell’umanità siano protette. La loro valuta sono processi che danno vita, non la liquidità o il prezzo di mercato.

In secondo luogo, un modello di patriarcato capitalista che non riconosce il lavoro compiuto dalle donne e la loro creazione di ricchezza accuisce la violenza rendendo inacessibile i mezzi di sostentamento alle donne e alienando loro le risorse naturali su cui basano il sostentamento: la loro terra, le loro foreste, la loro acqua, i loro semi e la biodiversità. Le riforme economiche basate sull’idea di una crescita illimitata in un mondo limitato possono mantenersi solo attraverso il furto delle risorse del debole da parte del potente. Il furto di risorse, essenziale per la “crescita”, crea una cultura dello stupro: lo stupro della terra, delle economie locali autosostenibili, lo stupro delle donne. L’unico senso in cui questa “crescita” può essere “inclusiva” è quello dell’inclusione di un numero sempre più ampio di persone nel circolo della violenza.

Ho più volte sostenuto che lo stupro della Terra e lo stupro delle donna sono intimamente connessi, sia metaforicamente nel modo di cui si costruisce la visione del mondo, sia materialmente nel modo in cui si costruiscono le vite quotidiane delle donne. La crescente vulnerabilità economica delle donne le rende più esposte a tutte le forme di violenza, inclusa quella sessuale, come abbiamo scoperto durante una serie di audizioni pubbliche sull’impatto delle riforme economiche sulle donne, organizzate dalla National Commission on Women and the Research Foundation for Science, Technology and Ecology.

Sovversione della democrazia

Terzo, le riforme economiche hanno portato a sovvertire la democrazia e privatizzare il governo. I sistemi economici influenzano quelli politici. Il governo parla di riforme economiche come se queste non avessero niente a che fare con la politica e il potere. Dicono che la politica deve restare fuori dall’economia anche mentre impongono un determinato modello economico espressione della politica di un certo genere e di una certa classe sociale. Le riforme neoliberiste sono contro la democrazia. (…) Le riforme dettate dalle grandi aziende fanno convergere potere economico e politico, che rende più profonde le disuguaglianze e il crescente divario tra i politici e il volere di quel popolo che dovrebbero rappresentare. Tutto ciò porta alla separazione tra i politici e il popolo che abbiamo sperimentato in occasione delle proteste che sono cresciute a partire dallo stupro di gruppo di Delhi.

“Un’economia della mercificazione crea una cultura della mercificazione, dove ogni cosa ha un prezzo e nulla ha valore”.

Peggio ancora, una classe politica alienata è spaventata dai suoi stessi cittadini. Questo spiega il crescente uso della polizia per reprimere manifestazioni di cittadini non-violenti, com’è accaduto a New Delhi. O come dimostrano le torture subite da Soni Sori a Bastar o l’arresto di Dayamani Barla a Jharkhand (si tratta di due attiviste arrestate nell’ultimo anno e mezzo, NdT). O le centinaia di casi di violenza contro le comunità che lottano contro la centrale nucleare di Kudankulam. Uno stato aziendalista e privatizzato si trasforma rapidamente in uno stato di polizia.

Questo spiega perchè i politici debbano circondarsi di sistemi di sicurezza personale sempre maggiori, sviando la polizia da compiti più importanti come proteggere le donne e i cittadini comuni.

Quarto, il modello economico originato dal patriarcato capitalista, è basato sulla mercificazione di tutto, comprese le donne. Quando abbiamo bloccato il vertice del WTO a Seattle, il nostro slogan era “Il nostro mondo non è in vendita”.

Un’economia della deregolamentazione del commercio, della privatizzazione e della mercificazione delle sementi e del cibo, della terra e dell’acqua, delle donne e dei bambini – causata dalle liberalizzazioni economiche, dallo svilimento dei valori sociali – rafforza il patriarcato e intensifica la violenza contro le donne.

I sistemi economici influenzano la cultura e i valori sociali. Un’economia della mercificazione crea una cultura della mercificazione in cui tutto ha un prezzo e nulla ha valore.

La crescente cultura dello stupro è un’esternalità sociale delle riforme economiche. Noi dobbiamo istituzionalizzare audit sociali sulle politiche neoliberiste, perchè queste sono uno strumento centrale del patriarcato dei nostri giorni. Se ci fosse un audit sociale sull’operato delle aziende del settore delle sementi, 270.000 contadini non sarebbe stati spinti al suicidio dall’introduzione delle nuove politiche economiche. Se ci fosse un audit sociale sulla privatizzazione del nostro cibo e dell’agricoltura, noi non avremmo un indiano su quattro che soffre la fame, una donna su tre malnutrita e un bambino su due rachitico e rovinato dalla denutrizione. L’India non sarebbe oggi la Repubblica della Fame, come l’ha definita il dottor Utsa Patnaik.

La vittima dello stupro di gruppo di Delhi ha scatenato una rivoluzione sociale. Dobbiamo sostenere, rafforzare, espandere questa rivoluzione. Dobbiamo chiedere e ottenere giustizia veloce e reale per le donne. Dobbiamo chiedere corti con accesso prioritario per i processi contro la violenza contro le donne. Dobbiamo accertarci che le leggi cambino e tutelino maggiormente le vittime di violenze sessuale. Dobbiamo portare avanti la richiesta di creare un elenco dei politici che hanno precedenti penali.

E mentre facciamo tutto ciò, dobbiamo cambiare il paradigma dominante che ci è stato imposto nel nome della “crescita” e alimenta l’incremento dei crimini contro le donne. Porre fine alla violenza contro le donne significa anche superare l’economia violenta creata dal patriarcato capitalista a favore di economie pacifiche e non violente che rispettano le donne e la Terra.

 

Articolo tradotto da Alice Eugenia Graziano per Ilcorsaro.info. Fonte originale Onebillionrising.org

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