Genere, sesso e parameci

Daniele Barbieri, A Rivista anarchica
8 febbraio 2013

Avete presente i parameci? Sono forme unicellulari, nostri «lontani parenti» ci ricorda Daniela Danna. La differenza sessuale – “sexus” in latino significa separazione – degli umani risulta incomprensibile a un paramecio il quale, incontrando Danna (ricercatrice dell'università di Milano, direttora di www.xxdonne.net, autrice di libri e ricerche preziose) le rivolge nove scomode domande che finiscono nel divertente quanto sapiente libretto Il genere spiegato a un paramecio.

Le nove domande sono toste assai: «perché siete divisi tra maschi e femmine?»; «perché alcuni popoli esagerano la distinzione di genere mentre altri la rendono quasi insignificante?»; «cosa significa per voi umani che siano le donne a fare figli mentre gli uomini non possono?»; «voi donne volete essere uguali agli uomini o differenti?»; «sessualità, come la vivete?». C'è anche un perfido non-quesito, ovvero «ho sentito dire che il matrimonio per voi è condizione naturale»; e ancora: «cos'è il lavoro?»; per concludere con «sento parlare di post-genere, vi state forse riavvicinando a noi parameci?».

C'è da far drizzare i capelli in testa a incontrare parameci tanto petulanti ma Danna non si spaventa per così poco: accetta la sfida e, a mio avviso, la vince. Il paramecio può essere soddisfatto: non c'è questione spinosa o complessa che sia stata elusa o banalizzata.

Il titolo e il disegno in copertina fanno pensare a un testo ironico ma è così solo in parte. Daniela Danna è bravissima nel tenere insieme serietà e leggerezza, come nel riassumere complessi passaggi storici e legislativi. Ma è anche puntuale nel ricordare la significativa etimologia delle parole e il loro significato mutante (o travisato): da famiglia a stupro, da clitoride a... lavoro. Il paramecio – e con lui chiunque legga questo libro – incontrerà violenze e ignoranze, persecuzioni e pregiudizi, verità assolute in un paese che altrove vengono capovolte. Riassumere in poche pagine tutto ciò non è fatica da poco (essere logorroici è facile, la sintesi invece richiede lavoro e saggezza). Danna è netta e chiara, con la forza dei fatti.

Se proprio dovessi cercare il classico pelo nell'uovo, direi che solo nel rispondere alla questione del «sesso come merce di scambio» Danna affronta alcuni nodi in modo un po' sbrigativo: forse perché, come studiosa, ha dovuto dipanare molte complessità sul mercato del sesso e inconsciamente rimanda chi legge ai suoi precedenti volumi, in particolare Donne di mondo: commercio del sesso e controllo statale (Eleuthera, 2004) e Che cos'è la prostituzione: le quattro visioni del commercio del sesso (Asterios, 2003).

Vale ricordare alcuni altri suoi libri: Amiche, compagne, amanti: storia dell'amore fra donne (Uniservice, nuova edizione 2003); Ginocidio: la violenza contro le donne nell'era globale (Eleuthera, 2007); Stato di famiglia: le donne maltrattate di fronte alle istituzioni (Ediesse, 2009); e – con Chiara Cavina – Crescere in famiglie omogenitoriali (Franco Angeli, 2009). Danna ha anche elaborato, con l'associazione di donne “Trama di terre” e la Regione Emilia-Romagna, una ricerca sui matrimoni forzati, un fenomeno che – anche in alcuni segmenti delle migrazioni – è preoccupante a dir poco ma sottovalutato dalle istituzioni e anche dalla società autodefinita civile.

Un po' di citazioni, tanto per far capire che – pur nella sintesi – Danna non dimentica di informarci su questioni basilari eppur rimosse ma anche di allargare il nostro orizzonte informativo e cognitivo: nonostante le differenze fra i sessi «le medicine vengono testate normalmente su individui maschi»; dobbiamo fare i conti con imbrogli millenari delle Chiese ma anche con scienziati sessisti; ma anche con qualche donna che ancora si fa convincere dalla propaganda patriarcale («così come i lavoratori accettano le leggi sulla proprietà, le donne possono credersi macchine per fare bambini»); quanto alle “tradizioni” e alle “libere scelte” Danna cita Fatema Mernissi «l'hijab è una manna del cielo per i politici che affrontano una crisi. Non è un semplice pezzetto del vestire, è una divisione del lavoro. Rimanda le donne in cucina»; infine Danna ci invita a non dimenticare neppure per un attimo che «violenza è anche l'ignoranza sul proprio corpo» e che «la principale diseguaglianza del mondo contemporaneo rimane quella tra uomini e donne».

Giustamente ricordata e citata anche Laura Conti che, a proposito di educazione, si chiedeva: «perchè vergognarsi delle cose che danno piacere?» e sulla maternità surrogata, nel 1981, scriveva: «C'è già chi comincia a coltivare il sogno più classista o razzista: esonerare una donna dall'albergare nel proprio utero il proprio figlio, affidandolo all'utero di un'altra».

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