Tanovic porta una storia Rom a Berlino

Etichettato sotto
Maria Pia Fusco, La Repubblica
16 febbraio 2013

An episode in the life of an iron picker racconta una vicenda realmente accaduta, quella di una coppia che non ha i soldi per pagare un intervento chirurgico cui la donna deve assolutamente sottoporsi. Il regista bosniaco Tanovic ha chiesto ai protagonisti di riviverla, ha scelto di filmare la vita. "Se c'è un modello di riferimento è Ladri di biciclette, il mio film preferito".
BERLINO - Si chiamano Senada e Nazif, sono i protagonisti del film di Danis Tanovic An episode in the life of an iron picker, e quando un lungo applauso li accoglie in sala stampa dopo la proiezione si guardano intorno spaesati e stupiti, gli occhi pieni di lacrime. Con i loro volti segnati dalla miseria e la modestia dei loro abiti nel glamour di un festival sono due alieni. Non sono attori, della vicenda del film sono stati protagonisti nella vita.
Madre di due vivacissime bambine, Senada era in attesa del terzo figlio, Nazif ogni giorno gira per la Bosnia sfiancandosi di fatica per raccogliere il ferro. Una sera tornando a casa trova la moglie a terra in preda a forti dolori, in ospedale si scopre che per via di un aborto spontaneo deve subire un intervento delicato e urgente. Ma Senada e Nazif sono Rom, non hanno l'assicurazione sanitaria, l'operazione costa 500 euro, una cifra per loro impossibile. L'ospedale li respinge, una, due, tre volte, bisogna pagare, gli ordini sono ordini, e non importa che Senada rischi di morire.

Un anno fa Tanovic ha letto la loro storia su un giornale. "Mi sono indignato come essere umano, ho verificato la verità dell'evento e ho avuto l'impulso di andarli a trovare nella comunità Rom in cui vivono, nel cuore della Bosnia Erzegovina. Mi ha colpito l'ambiente, il calore affettuoso nei rapporti famigliari, la solidarietà del villaggio, la forza e la dignità con cui Nazif ha lottato per salvare sua moglie. Dovevo far conoscere la loro storia come un obbligo morale, ma trovare soldi per un film normale sarebbe stato difficile, avrebbe richiesto tempi lunghi per la preparazione, per il cast. Allora ho deciso di chiedere loro di rivivere gli eventi proprio come erano accaduti, di filmare la vita. C'è tutto il villaggio, la neve e le intemperie non sono effetti speciali, solo i dottori non sono gli stessi della vicenda, ma quelli che li interpretano sono comunque veri dottori. Se c'è un modello di riferimento è Ladri di biciclette, il mio film preferito", dice il regista.

An episode in the life of an iron picker è un film miracolo, girato in nove giorni in digitale, con l'aiuto di amici e collaboratori, 30 mila euro il costo, a cui ha partecipato anche Rai Cinema. "Un altro miracolo lo ha fatto la Berlinale invitandoci in concorso, non riesco a pensare alla reazione di un regista impeccabile come Wong Kar Wai davanti a un prodotto così improvvisato. Ma sono felice di essere qui e di aver vissuto un'esperienza che mi ha riportato agli inizi della mia carriera, quando giravo documentari di guerra. Senza contare il valore dell'esperienza umana, ho imparato a guardare i Rom con occhi diversi, mi sono vergognato della mia diffidenza", dice Tanovic.

Anche Nazif ha vissuto la guerra. "Sono stato soldato per quattro anni", dice. "In guerra ho perso un fratello, un periodo duro, ma sapevo perché combattevo e ogni sera avevo almeno una certezza, quella di essere vivo. Oggi non ho punti fermi, ricevo un indennizzo di 50 marchi bosniaci ogni tre mesi, lavoro con il ferro e ogni sera mi chiedo se il giorno dopo avrò ancora i soldi per nutrire i miei figli. Sono un Rom, sono onesto, non ho mai rubato, ma non ho i diritti degli altri cittadini". Tanovic, che con la moglie francese e i cinque figli è tornato a vivere in Bosnia - "In California mi sentivo come in vacanza, 'che ci faccio io qui?' mi chiedevo" - è entrato nella politica attiva. "Fino a un mese fa sono stato deputato, ho intenzione di continuare l'impegno per combattere l'emarginazione. Che in Bosnia non tocca solo gli zingari, tutti subiscono maltrattamenti e ingiustizie. Amo e odio la Bosnia, è un Paese che non ha un programma di ricostruzione, non ha futuro. È un Paese che sta cadendo a pezzi, ma sembra che a nessuno interessi".

Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook