Ergastolo per femminicidio: una proposta indecente

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Micromega
25 11 12

Davvero un balzo felino quello delle deputate Bongiorno-Carfagna, invocare una Legge che punisca con l’ergastolo gli uomini che uccidono le donne per “femminicidio aggravato”. D’altro canto perché non approfittare del 25 novembre per ingrossare la confusione e l’inutilità di una legislatura ormai sul viale del tramonto?

In particolare la ex Ministra per le Pari Opportunità Carfagna, colta da amnesia galoppante, dovrebbe rispondere piuttosto della mancata verifica delle misure già previste dalla Legge sullo Stalking che porta il suo nome, visto che non ha impedito dal 2009 ad oggi a 7 donne su 10 che avevano denunciato maltrattamenti di essere uccise.

Questa proposta è inaccettabile, perché non ci si approfitta delle vita e della morte delle donne, come degli uomini per cui si invoca l’ergastolo. E come hanno intenzione di procedere le due deputate con gli uomini (molti) che dopo aver ucciso le loro mogli o ex si tolgono la vita, con un ergastolo in contumacia?

Molti uomini politici di centro destra e di centro sinistra sono stati pubblicamente e più volte denunciati negli ultimi anni per aver strumentalizzato la violenza sulle donne a loro esclusivi fini elettorali, aizzando il popolo contro gli “extracomunitari”. Pare quindi che l’unica parità ottenuta al momento sia quella che anche delle donne delle istituzioni si siano liberate dal complesso di poter imbracciare quello stesso maschilismo che intendono combattere.. che progresso!

Ormai anche i busti di Montecitorio sanno che il femminicidio è una questione che nasce dalla complessità delle dinamiche familiari, dalle relazioni intime tra uomini e donne. Certamente aggravata -116 donne, molte giovanissime, uccise dall’inizio del 2012- da una crisi profonda dello Stato e del mondo adulto, con un welfare che mortifica e destabilizza le persone in maniera sempre più crudele. E non sarà certo il giustizialismo forcaiolo di un parlamento scadente ad aiutare le donne ad avere la forza di denunciare senza indugi la violenza e di trovare le risposte* che lo Stato ha l’obbligo di dare a tutti: diritti, prevenzione, lavoro, servizi.

Ci vuole Educazione affettiva e sessuale nelle scuole, Formazione permanente delle Forze dell’Ordine e del personale Medico, un Centro antiviolenza in ogni Comune, lavoro per tutti, giovani, donne e uomini, che dia loro il senso della dignità dell’esistenza e la possibilità del cambiamento, anticipando la spirale della violenza. Perchè nessuna e nessuno deve morire d’ “amore”, così come non si deve morire di discriminazione sessuale, a qualsiasi età.

* Letture consigliate alle due Onorevoli dal piglio tatcheriano: l’intervista “Violenza e Maternità. Quali conseguenze” a Antonio Di Ciaccia, psicoanalista lacaniano e presidente dell’Istituto freudiano su Zeroviolenzadonne.it e ovviamente la Convenzione NO MORE! delle maggiori Associazioni nazionali che da anni si occupano di violenza sulle donne.
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