Violentamente

Gianguido Pagi Palumbo, Pagi1953
23 febbraio 2013

Io, uomo, sessantenne, siciliano, figlio ancora con madre novantenne, marito da quasi 40 anni, padre da 30, "Che ci faccio qui?" Il grande scrittore Bruce Chatwin intitolava uno dei suoi libri così, occupandosi delle sue crisi di identità geoculturale, da europeo inglese in giro per il mondo. ...

Io qui mi pongo questo interrogativo di fronte alla richiesta di scrivere come uomo a proposito di Violenza Uomo-Donna. Ho accettato volentieri anche se con qualche timore: riuscire a scrivere facendomi capire, spiegando le mie attuali sensazioni, i miei dubbi, ma anche le mie convinzioni pur sempre in bilico. Prima di continuare la riflessione "a partire da me stesso" come credo giusto sia, senza scappare nei meandri delle teorie e del distacco intellettuale, vorrei proporre alcuni flash.

Da pochi giorni il Papa si è dimesso: un evento storico che va a merito dell’attuale Papa Ratzinger. Uno degli aspetti dell’importanza storica di questo evento è che esso fa piena parte di una crisi dell’Uomo, del ruolo maschile nella società umana contemporanea: nella Chiesa Cattolica Dio e suo figlio sono maschi, i sacerdoti sono solo maschi e il Papa non può che essere un Uomo che rappresenta Dio in terra e dirige la grande Comunità di fedeli nel mondo. Le dimissioni di questo Papa sono anche dimissioni dall’essere un "Uomo di Dio" e credo proprio che la ipotetica e probabile omosessualità di Ratzinger sia  stata uno dei moventi della sua crisi di identità.

Crisi di maschilità e crisi di modelli? Il Papa è uno dei modelli maschili e ad esempio il precedente Papa Woityla lo era certamente. Obama è un altro modello attuale di Uomo, maschio contemporaneo amato e ammirato. James Bond 007, figura cinematografica mitica, almeno in occidente, da sempre simbolo di una mascolinità fatta di fisico, di bellezza ma anche di fascino, di intelligenza e furbizia, di forza ma non di violenza, nell’ultimo film SkyFall del 2012 viene proposto come un uomo che non esclude la bisessualità, che si dimostra anche fragile e così sensibile da piangere per la morte della sua anziana Capa dei Servizi Segreti inglesi.

E nell’Italia politica di oggi? Il catalogo maschile non propone “modelli” né interessanti né realmente nuovi, anzi. Perché oggi in Italia, dopo 150 anni, siamo tra i primi al mondo per uccisioni violente di donne da parte dei loro mariti, fratelli, compagni, amanti (127 nel solo anno 2012)?  C’è qualcosa di più e di drammatico nella relazione fra una Società Italiana che esprime modelli maschili poco significativi o negativi e la vita quotidiana di milioni di coppie e famiglie con il peso delle loro relazioni basate sull’ignoranza, la rabbia, la violenza, la paura, l’incoscienza. E che altra relazione c’è fra queste morti di Donne, questa violenza estrema di centinaia di Uomini in Italia, di diverse origini, e la vita quotidiana di altri milioni di Uomini e Donne che non si uccidono, non si picchiano, pur stando forse male, ma litigano e si offendono eccome?  La VIOLENZA cos'è oggi? La Violenza umana ed in particolare di un Uomo su una Donna ?

VIOLENZA? Dizionario Italiano on line 2013: "Atto violento, con cui si sopraffà la volontà altrui usando mezzi brutali, minacce e simili” “ricorrere facilmente alla forza per affermare la propria volontà a danno degli altri"- Zingarelli 1986: "Di ciò che nella teoria e nella pratica, si fonda sull’uso sistematico della forza fisica e delle armi”- De Voto 1971: "forza impetuosa e incontrollata + Chi si comporta con istintiva e incontrollata aggressività approfittando della propria forza fisica"- Palazzi 1946: "Forza, offesa, impeto, impetuosità, veemenza, furia, sforzo, tempesta, angheria, concussione, oppressione, persecuzione, repressione, ribellione, soperchieria, sopruso, virulenza, trauma, violazione”- Petrocchi 1900: "Dell’agire con forza impetuosa e non sempre giusta".

E’ interessante notare la lenta modificazione storica della definizione di Violenza: dal “non sempre giusta” (quindi a volte giusta) del 1900 alla “brutalità” senza condizioni di oggi. Quando nell’inverno del 2007 in una decina di uomini di diverse città per mesi abbiamo discusso dello statuto della nascente Associazione Nazionale MASCHILE PLURALE per concordare i primi 3 articoli fondamentali, non siamo riusciti a trovare l’unanimità su una frase che dichiarasse il rifiuto della Violenza in generale e non solo contro le Donne. La soluzione è stata quella di rimanere nel solo ambito delle relazioni Uomo-Donna.

Il 14 febbraio per la prima volta nel mondo, in voluta coincidenza con la festa degli Innamorati di San Valentino, in molte città si è svolto il flash mob “One billion rising”, ballo pubblico-manifestazione contro la violenza lanciato dalla scrittrice americana Eve Ensler, ispiratrice del movimento V-Day . La novità simbolica è stata quella della trasformazione di una protesta in una danza, del dolore e della rabbia in ballo, in musica, in piacere, in divertimento collettivo: e persino al festival di Sanremo condotto da Fazio e Litizzetto 10 milioni di spettatori tv hanno visto e ascoltato balli e parole contro il Femminicidio in Italia.

Donne reattive, donne creative, donne protagoniste. Ed io, e Noi, che facciamo? E Noi UOMINI in generale chi siamo oggi, a cosa serviamo ancora? Gli Uomini sono davvero “finiti”, morti? Possono rinascere e come?  Negli ultimi mesi nel mondo e in Italia sono stati pubblicati decine di libri e di articoli, firmati da uomini e da donne, sulla crisi dell’Uomo e della Mascolinità con variazioni di radicalità negativa critica e autocritica.

A me pare, e così lo vivo, che analizzata ormai con profondità la crisi e la critica del “maschile”, si tratti ora di provare a rispondere alla domanda secca: a cosa possiamo servire oggi e in futuro Noi Uomini, e con quali caratteristiche umane rinnovate o diverse possiamo convivere con l’altra Metà del Cielo, ritrovandoci Noi come Altra Metà della Terra? Nel 1975 la scrittrice francese Brojelle lanciava il suo libro titolato appunto L’Altra Metà del Cielo. Oggi ,2013 dobbiamo, noi uomini, assieme alle donne che vogliono, provare a ridefinire e ri-creare l’Altra Metà della Terra. Sono ancora insufficienti le idee e forse soprattutto le pratiche di cambiamento dei “modelli” maschili, delle “identità” dinamiche di uomini. Ci devono preoccupare soprattutto i Giovani, i ragazzi, figli, fratelli.

Cosa salvare e cosa cambiare dell’Uomo, del Maschio Umano? Non basta più un elenco di NO, alla violenza, all’egoismo, alla presunzione, all’auto-centratura. Noi abbiamo bisogno, uno per uno, adesso, nelle nostre vite, di idee più precise e articolate per cambiare ed anche riscoprire alcuni aspetti dell’essere un uomo e non una donna. La bellezza, il piacere della differenza fra Uomo e Donna e quindi il loro attrarsi, in cosa consistono e su quali aspetti distinguibili si può basare questa attrazione? Cosa una donna si può aspettare da un uomo perché quel piacere e benessere di una relazione più o meno duratura possano nascere e resistere nel tempo ed eventualmente generare figli ? Cosa si può aspettare un uomo da una donna? Le ironie e le accuse non bastano più o addirittura ormai rischiano di bloccare la situazione senza farla evolvere: gli uomini, e i giovani in particolare, hanno urgente bisogno di affrontare le proprie crisi oltre l’autocoscienza, sperimentando cambiamenti suggeriti dalla vita, dai coetanei, dagli altri uomini ed anche dalle donne e dal mondo omosessuale e bisessuale.

Nel 2008, scrivendo “Teresina, una storia vera”  (nov 2008 ed. Ediesse-Roma), avevo provato con estrema sintesi a tracciare qualche linea di identificazione ancora fragile ma forse utile che ancora oggi mi appare interessante: “E’ possibile riscoprire una Mascolinità in cui: la Forza non coincida con la Violenza, la Tenacia con la testardaggine, la Grinta con la Cattiveria, la Convinzione con la Rigidità, l’Intelligenza con la Furbizia, la Passione con la Patologia, il Desiderio con la Cecità, l’Immaginazione con la Follia, il Coraggio con l’Incoscienza, il Piacere con l’Ossessione?” Provavo ad definire delle coppie di valori-disvalori tradizionalmente insiti nello stereotipo e nella verità dell’essere uomini-maschi ipotizzando di provare a riconsiderarli nelle loro potenzialità positive neutralizzando o eliminando le degenerazioni  storiche.

Ritornando a me stesso ed all’inizio di questo articolo, da almeno 40 anni sono cosciente della mia crisi di identità come maschio, oltre che come individuo. Ho cercato di cambiare vivendo, leggendo, diventando compagno, marito e padre mentre ero ancora figlio, conoscendo centinaia di uomini e donne con i e le quali confrontarmi, per capire loro e me stesso, soffrendo di incomprensioni e paure oltre che gioie ed entusiasmi, verificando i miei limiti e contraddizioni, sperimentando comportamenti, cercando soluzioni. Mi è stato detto, anche con rabbia, che anche i miei silenzi possono essere vissuti come “violenza” così come i miei rifiuti o negazioni.

Mi è stato scritto che le mie parole e i miei libri o articoli sono maschere che nascondono la mia ipocrisia maschile e la mia oggettiva e inevitabile appartenenza al genere maschile. Ho sofferto e soffro di queste accuse e provo a rielaborarle emotivamente e razionalmente (non credo né accetto però l’equivalenza della violenza fisica con la violenza psicologica) ma non è facile cambiare da soli. Per questo a malincuore ho abbandonato l’Associazione Maschile Plurale che avevo contribuito a far nascere sei anni fa: mi sembrava insufficiente e non sopportavo più l’auto centratura, l’auto referenzialità, l’incapacità di essere aperti e attenti alla maggior parte di altri uomini di ogni età rimanendo invece ancorati a linguaggi e modalità proprie di circoli chiusi maschili e femminili. Per questo mi è sembrata molto positiva la nascita del movimento di donne SENONORAQUANDO, così aperto e dinamico. Per questo continuo a sperimentare e cercare strade nuove anche a 60 anni.

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