che è da tempo individuata tout court, senza distinzioni o con scarsissime differenze di giudizio, nel sistema dei partiti - partiti e quanti vi girano attorno - e nella loro ingombrante presenza nelle istituzioni, che non di rado è scandalosa per corruzione, collusione in malaffare e tutto quel che sappiamo in aggiunta.
Tanto più ingombrante poi alla luce dei processi di globalizzazione che viviamo e delle da tempo sopravvenute pratiche di governance altrettanto globale. Una governance che non è chiaro che cosa sia, se non che sovradetermina i governi nazionali ed è tecnocratica, ademocratica, invasiva: potere ferreo, con i suoi vincoli di spesa e diktat di bilancio. Una governance che svuota di potere reale i poteri nazionali, a cominciare dal Parlamento, mantenendoli in piedi come un simulacro di "democrazia del re", sempre più rarefatta, e il ruolo di una rappresentanza che vale meno di niente, trasformatasi per lo più in leva promozionale di condizione sociale e di privilegio. Nel 2012 la governance europea ha mandato Monti e gli effetti hanno molto a che vedere col successo delle Cinque Stelle.
La frattura sociale provocata da quelle ricette è stata tra le più potenti per assicurare il successo di Grillo mentre l'incapacità di rompere davvero con l'agenda Monti ha segnato fin dall'inizio l'esito negativo della campagna elettorale del centrosinistra. Ed è davvero stupefacente l'incapacità di cui ha dato prova proprio il centrosinistra in tutto questo periodo, nello snodarsi di dinamiche paradigmatiche nella loro evidenza, di dotarsi di orecchie e occhi per intendere e vedere la realtà, riaccostarsi alla realtà.
Che cos'è una politica così separata e autosufficiente, che trae ragione e legittimazione solo da se stessa e dai propri calcoli politici? Come appare se non come il parassitario organismo di autotutela di un selezionato corpo/corporazione di politici? Il "popolo" e le "élites": mai come in questi anni così lontane le seconde dal primo: il "paese reale", con i suoi pesanti problemi, per la sua strada; la politica, con le sue insopportabili, mediatiche autoreferenzialità, per la sua, sempre più chiusa nelle sue pratiche, nei suoi perimetri, nei suoi calcoli. Così ciò che da tempo era sotto lo sguardo di tutti, se solo si fosse voluto capire, nel corso dell'ultimo anno si è gonfiato acquisendo la forza di una fiumara che tutto trascina e precipitando nell'abbraccio di Grillo, che ha intercettato e fagocitato la fiumara.
Tutto ha trascinato, tutto mettendo in massima evidenza. Infiniti sono i punti di frattura culturale, sociale, politica, sentimentale che stanno dietro quel successo: intanto una vera e propria metamorfosi antropologica, trasversale rispetto ai tradizionali bacini delle appartenenze politico-ideali del passato, anche intergenerazionale, a voler capire quello che è successo, soprattutto nelle regioni settentrionali, dove anche ampi settori di elettorato adulto e anziano, soprattutto di destra, hanno votato Grillo.
Ma occorre soprattutto capire l'evidente rabbioso protagonismo delle ultime generazioni, compresa la più giovane, formata da quelli che hanno votato per la prima volta, e molti dei quali tre e due anni fa avevano occupato piazze, strade, scuole, urlando l'urgenza delle loro esistenze deprivate di futuro, esibendo, nei loro corpi audacemente messi in gioco, il desiderio del "pane e delle rose", avrei detto in altri tempi. Le cose della vita e il senso della vita. Chi si è preso davvero cura di loro? Nessuno, politicamente parlando.
Al più, ma davvero "al più" e dopo insistenza, sono diventati - per quanto riguarda il centrosinistra - una voce nell'elenco dei problemi o un emendamento a latere del programma. Uno dei problemi, insomma, mentre sono da tempo il problema del nostro tempo. In Italia in modo particolare ma in Europa in generale. Grillo ha intercettato facilmente tutto questo, come accade quando la demagogia incontra sulla propria strada l'inerzia; l'ha fatto movendo le trame di un progetto che ha forti connotati antisistema ed è segnato da suggestioni autoritarie - "il Parlamento al cento per cento nelle sue mani". Insieme si è avvalso di una luciferina genialità comunicativa che ha capovolto regole e modi della rappresentazione mediatica.
Il comico genovese diventato leader politico ha infatti trasformato la sua ostentata e provocatoria assenza dai media in una presenza invasiva come poche, costruita dagli stessi media che sono diventati gli sceneggiatori e i cantori abbacinati delle sue forsennate corse per l'Italia. E da comico Grillo ha usato alla grande il linguaggio della satira, dell'imitazione, della caricatura, con una violenza diretta senza pari contro i partiti e i politici, ma anche con un'inventiva oltre ogni misura audace e dissacrante, che è penetrata nel senso comune scombinando gli assetti concettuali e gli abituali modi di riferirsi ai poteri pubblici.
Proprio grazie alla specificità di quel linguaggio e all'essere lui un comico, Grillo ha potuto comunicare contenuti urticanti, al vetriolo, difficili da offrire con un linguaggio normale, e così ha rotto in profondità abitudini e norme sociali che stanno a presidio del rapporto dei cittadini col potere. La campagna elettorale del centrosinistra in questo contesto si è rivelata di una mortificante routine e di una incredibile sordità: disastrosa insomma e i risultati non potrebbero essere più evidenti.
Il grillismo ha facilmente avuto presa in molti e diversi settori, pescando in particolare nel ceto medio impoverito, tra i piccoli imprenditori colpiti dalla crisi e soprattutto, appunto, tra i giovani precari, che da anni rivendicano un riconoscimento di quello che sono: formazione, competenze, meriti e una visibilità, un ruolo nel mondo. Che Grillo possa offrire davvero una soluzione ai problemi di fondo - in particolare a quelli che hanno mosso la parte più giovane dell'elettorato sulla sua strada - è ovviamente falso come l'oro di Bologna. Ma ha offerto ai giovani piazze virtuali e piazze reali e se stesso come megafono e organizzatore di un'impresa che fino a ieri sembrava impossibile.
Elettra Deiana, Zeroviolenzadonne