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Quel male cupo e l’inspiegabile assassinio di un figlio

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Corriere della Sera
22 04 2013

L’amore materno non è un sentimento tiepido e dolce ma una passione forte e complessa    
 
di Silvia Vegetti Finzi
 
La madre che uccide il proprio figlio e si toglie la vita è il dramma più straziante e inspiegabile che possa accadere nella nostra società, pur rassegnata a un alto indice di violenza, spesso imprevedibile e incontrollabile . Le cause che si possono evocare sono molteplici: ambientali, relazionali, psicologiche e organiche (ormonali). E solo la loro sinergia può provocare la scintilla che trasforma una condizione di lieve depressione in una psicosi conclamata.
Occorre allora ampliare lo spettro d’indagine prendendo in considerazione anche altri traumi come quelli remoti, che possono essere accaduti nella prima infanzia, o quelli prossimi come un lutto, una malattia, un disagio con gli altri o con se stessi. Ma qui non si tratta solo di un suicidio, dove il soggetto si scaglia contro se stesso, né soltanto di omicidio, che scarica la violenza sull’altro.

Specifico in questi casi è l’attacco al legame, quando la violenza coinvolge madre e figlio in un impeto ove amore e odio si confondono. È difficile se non impossibile comprendere questo paradosso perché da sempre le componenti aggressive sono state occultate dall’ideale della madre assolutamente buona, devota e oblativa. Sappiamo invece che l’amore materno non è un sentimento tiepido e dolce ma una passione forte e complessa e, come tale deve essere riconosciuta dalla donna per non scaricare, in azioni violente, le pulsioni non elaborate dal pensiero.
Stanchezza, risentimento, insufficienza e noia sono sentimenti provati da tutte le madri, accanto a sentimenti quali dedizione, gratitudine e tenerezza. Si tratta di non negarli alla propria coscienza e nasconderli agli altri.

Le giovani madri si scontrano invece, in uno dei periodi più difficili della loro vita, con una ingiunzione alla felicità ( “hai un figlio, che cosa vuoi di più?) che le non aiuta certo a comprendere e comunicare il loro disagio. Inoltre, in questi anni le donne si trovano divise tra due compiti: realizzare se stesse o investire le proprie energie sul figlio. Una ambivalenza difficile da armonizzare.

Affrontare su ampia scala le cause del disagio materno investe quindi la società, i suoi valori, le sue priorità.
Ma nell’immediato occorre saper riconoscere i sintomi che rendono preoccupante la normale malinconia. I più lievi si manifestano con irritabilità, scoppi di pianto, labilità emotiva, stanchezza, insonnia. In questi casi è importante sollevare la mamma dalla gestione dei compiti quotidiani e offrirle un ascolto partecipe. Sintomi più gravi di malessere materno si esprimono anche con pensieri cupi, una visione disperata della vita, un sentimento estremo di solitudine e di abbandono. In questo caso è necessario rivolgersi subito a un centro specializzato ove la cura prevede la sinergia di farmaci adeguati e di una psicoterapia mirata.



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