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"Mototopa volgare e offensiva": la casa delle donne contro il motoraduno

Repubblica.it
27 05 2013

La pubblicità dell'evento, dal titolo "Mototopa",
ha fatto infuriare l'associazione, che per protesta ha inviato una lettera aperta alle istituzioni locali: "Da anni denunciamo come l'uso distorto del corpo femminile nelle pubblicità sia un fattore di arretratezza culturale" di SARA FICOCELLI

Una pubblicità eccessiva, fatta di immagini "volgari e offensive nei confronti delle donne". Non sono piaciute alla Casa delle Donne di Ravenna le immagini scelte in occasione di due serate in programma a Marina di Ravenna e San Pietro in Vincoli. L'associazione ha inviato una lettera aperta a sindaco, Presidente della provincia e Presidenti delle Associazioni di categoria, lettera che qui di seguito pubblichiamo.

"In un solo giorno siamo venute a conoscenza di due eventi che si terranno in questo fine settimana nel nostro comune: la festa del Marinabay a Marina di Ravenna, e il motoraduno dal titolo inequivocabile "mototopa" (ndr. parafrasando il celebre cartone animato 'Autogatto e Mototopo') a S. P. in Vincoli. Da anni denunciamo come l'uso distorto del corpo femminile nelle pubblicità sia un fattore di arretratezza culturale e veicolo attraverso cui passa il modello femminile che la società patriarcale intende imporre: la donna non persona, soggetto di diritti e di libertà, ma corpo desiderabile per gli uomini e solo in quanto tale, esistente e spettacolarizzato".

"Non a caso - si legge ancora - le immagini usate sia a Marina che a S. P. In Vincoli presentano corpi femminili a metà, da cui sbucano mutandine abbassate (sempre a disposizione!!) o tope (femminilizzate) emergenti da quelle fisiologicamente naturali: mezzi corpi, perché non esistono le figure intere-donne persone, ma solo merci da esibire e consumare".

"Pensiamo

- continua il documento - sia venuto il momento di dire basta: basta pensare che queste immagini siano innocue o, addirittura, scherzose. basta pensare che, al più, sia questione solo di "buon gusto" (che pure, è banale dirlo, esiste, considerando la cialtroneria e il livello di volgarità raggiunti). E basta, soprattutto, pensare che non esista correlazione fra queste rappresentazioni del corpo femminile e la violenza scatenata contro le donne che finisce spesso, troppo spesso, nel femminicidio".

"Come è accaduto - si legge - anche a Ravenna, poche settimane fa, dove una giovane donna rumena Simona Adela è stata uccisa dal suo convivente. Non un fatto di cronaca nera, ma un femminicidio, l'uccisione di una donna per mano dell'uomo che aveva deciso di lasciare e un delitto sessuato, non passionale, come ancora i media si ostinano a definirli".

"E' venuto il momento di capire che la violenza maschile sulle donne non è un problema privato, ma culturale e politico, che trova la sua origine nei rapporti di potere fra i sessi, in una cultura patriarcale fondata sull'idea del possesso e della sopraffazione dell'uomo sulla donna, nell'esclusione e marginalizzazione delle donne dal potere politico e sociale, nel permanere di discriminazioni e stereotipi sessisti nella società e nei mass media".

"Questa cultura si nutre di immagini come quelle delle pubblicità segnalate, donne corpi da possedere, prede da cacciare, oggetti privi di autonomia e, al contempo, rilancia e alimenta il permanere di modelli femminili dipendenti e subalterni".

"Con la Convenzione No More - mai più violenza e femminicidio contro le donne, firmata da molte associazioni, gruppi femminili, reti di donne in Italia e anche nella nostra città (dove è stata sottoscritta anche dalla Giunta del Comune di Ravenna), vogliamo andare oltre l'indignazione e le denunce - conclude l'associazione - e chiamare tutti e tutte alle loro responsabilità, prendendo parola pubblica su questi temi: dire basta con la pubblicità lesiva della dignità delle donne e impegnarsi con più determinazione in tutti gli ambiti, culturali, lavorativi, di aggregazione sociale e sportiva, per contrastare i fenomeni della violenza maschile contro le donne".

"Ci rivolgiamo a voi come rappresentanti delle Istituzioni locali e di quel vasto mondo di associazionismo imprenditoriale, sindacale, sportivo, di intrattenimento in cui si riconoscono tantissime aziende del nostro territorio, per chiedervi: pronunciatevi pubblicamente contro l'uso distorto e pericoloso che viene fatto del corpo femminile nelle immagini che compaiono nelle pubblicità di aziende, ditte locali, eventi sortivi e spettacoli vari; dite che occorre fermarsi a riflettere sul perché c'è tanta violenza contro le donne, tanta minimalizzazione dei comportanti discriminatori e violenti e tanta sottovalutazione della pericolosità di certe immagini adottate; fate capire che la nostra comunità non si riconosce nei modelli sessisti riproposti anche nelle immagini apparse in questi giorni, ma in altre idee, nel rispetto della differenza sessuale e dei diritti che spettano alle donne, nella civile convivenza fra i generi fondata su nuovi rapporti rispettosi della reciproca autonomia e differenza".

"Faremmo tutte e tutti un passo avanti nella difficile azione di contrasto della violenza maschile sulle donne se, accanto alla mobilitazione permanente dei gruppi e associazioni femminili, si sentisse, forte e chiara, la voce dei rappresentanti delle istituzioni e organizzazioni sindacali e sociali della città, a sancire la riprovazione verso questi volgari stereotipi: non è censura, non è moralismo, ma presa di coscienza che certe immagini fanno male quanto le molestie e le violenze. Ce lo dicono l'Onu, la Convenzione europea sui diritti delle donne di Istanbul. Assumiamo questa responsabilità anche a Ravenna".

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