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Così chiude un giornale. Niente cessione, niente stipendi: l'ultimo triste giorno di Paese Sera

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Squer.it
31 07 2013

“Da quattro mesi i giornalisti non ricevono lo stipendio, così come i collaboratori che in alcuni casi vantano crediti da più di un anno”.

E’ con questa grave responsabilità che vede l’ultimo giorno di vita di Paese Sera.it, testata nata nel 2009 e rilanciata nel 2011 dalle ceneri dell’ex quotidiano d’area Pci fondato nel 1948 e rimasto quotidiano cartaceo fino al 1994, divenuta poi giornale online, con una pubblicazione mensile su carta, riferito principalmente al contesto di Roma e degli scenari regionali del Lazio.

Il nuovo Paese Sera si trova infatti oggi a fare i conti con la scadenza dei contratti dell’intera redazione e con una cessione societaria arenatasi sul più bello. La casa editrice Nuovo Paese Sera srl “ha varie trattative in essere per la cessione della società o per valutare l’ingresso di nuovi soci”, ha precisato al sito de Il Fatto quotidiano il presidente e azionista (insieme a uno degli uomini forti del Pd regionale, Alessio D’Amato) Giuseppe Deiana, che ha aggiunto: “Stiamo definendo un riassetto societario. Vogliamo comunque salvaguardare la testata e i posti di lavoro”.

La posizione di Deiana non è però appoggiata dai giornalisti, che stanno occupando pacificamente (con colleghi e lettori) i locali della redazione, in via Carlo Emery 47, per dare eco e sostanza all’appello “Non spegnete un’altra voce”, e per ricordare come a pagare situazioni simili siano sempre i lavoratori del settore, usati e abbandonati (oltre che i lettori).

“La redazione, non senza difficoltà, ha sempre cercato di venire incontro alle richieste della proprietà, comprendendo il delicato momento dell’editoria. Lo ha fatto anche per un legame professionale e affettivo con ‘Paese Sera’ che ha visto i giornalisti coinvolti fin dalla fase di start up, nel 2011, per il rilancio della storica testata romana.

Tuttavia a pochi giorni dalla scadenza dei contratti, l’azienda ha deciso di far saltare in maniera unilaterale il tavolo di trattativa sindacale. Il pre-accordo tra i lavoratori e l’azienda, accettato a condizioni durissime dalla redazione, come nel caso delle ‘deroghe dei minimi’ salariali che permetteva il mantenimento dei posti di lavoro, è stato ulteriormente modificato al ribasso.”

E’ questa l’accusa che le giornaliste e i giornalisti di Paese Sera.it lanciano all’attuale proprietà in un comunicato in cui sottolineano come si stia spegnendo così “la voce di Roma”, ovvero “un giornale che è sempre stato al fianco dei lavoratori sostenendo le loro lotte e i cui lavoratori, oggi, vedono calpestati la loro professionalità, i loro diritti e la loro dignità.”

E al cui fianco si è schierata naturalmente l’Associazione Stampa Romana, chiedendo a Parsitalia, l’interessata all’acquisto della maggioranza delle quote societarie, di aprire un tavolo a tre, con sindacato e attuale dirigenza, per individuare soluzioni possibili.
E la società dal canto suo ha appena detto di essere “disponibile a un confronto sindacale.”

Per evitare l’ennesima chiusura di un giornale, di uno spazio di libertà e di una storia.

Nicola Chiappinelli

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