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Intimidazioni ad un altro centro antiviolenza

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Un altro genere di comunicazione
23 08 2013

I Centri Antiviolenza in Italia “muoiono” dalla crisi. Il Governo nel 2009 ha tagliato loro i fondi destinati per tutelare e assistere le donne vittime di violenza. Il nostro paese sta attraversando un periodo storico in cui la violenza sulle donne sta aumentando in modo vertiginoso. Non è un emergenza ma è solo un problema culturale. La violenza di genere si scatena ogni qual volta che una donna manifesta la propria iniziativa, distaccandosi da quello stereotipo femminile passivo e stereotipato radicato nella nostra cultura.

Il problema del maschilismo e della violenza di genere è talmente grave in Italia che solo quest’anno due centri antiviolenza e un giardino dedicato alle vittime del femminicidio hanno subito vandalismi. Le volontarie dei due centri denunciano di aver ricevuto anche parecchie intimidazioni.

A maggio veniva incendiata la porta del centro Antiviolenza Artemisia di Firenze dopo un tentativo di effrazione. Prima ancora le operatrici hanno subito parecchie minacce via internet da parte dei compagni e mariti violenti delle donne che assistono. Le operatrici denunciano “una preoccupante escalation di tipo intimidatorio e mafioso che comunque non fermerà l’associazione dal suo impegno nel contrasto alla violenza maschile sulle donne“.

Pochi giorni fa ad Olbia, una piccola cittadina della Sardegna, dove gli abitanti si conoscono quasi tutti, è stata compiuta un’effrazione contro il centro antiviolenza Prospettiva Donna. Le porte dono state forzate con un piede di porco. Qulacuno voleva accedere, senza successo, agli archivi. Ora il Sindaco promette di mettere in centro in sicurezza.

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