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Mamme italiane, eterne teen-agers che educano i figli come cagnolini. Ma è davero così?

Corriere della Sera
26 08 2013

di Angela Frenda

Mi sono imbattuta in questo post ieri mattina, mentre facevo colazione. Non conoscevo il blog di Eleonora, Ottominuti. Lei si definisce una analista-giornalista-mamma. Da quel che capisco expat. Ho letto il pezzo tutto d’un fiato. E, lo confesso, anche con una certa preoccupazione malcelata. Chiedendomi (in silenzio): ma anche io sono così? Anche io tratto il mio 5enne  come un cagnolino al guinzaglio? Anche io sono un’adolescente che demanda ai nonni l’educazione del bambino? Anche io non mi preoccupo di allevare un individuo ma solo di adempiere al mio lavoro di routine e sfangarla (per usare un termine da vero adolescente)?

Beh, la risposta sinceramente è: no. Per carità, ci sono momenti in cui ti senti inadeguata. In cui vorresti che qualcuno ti passasse un manuale di istruzioni. Momenti in cui, soprattutto chi ha scelto di allevarlo davvero un bambino, senza demandare quasi nulla ai nonni, beh, la presenza rasssicurante di un nonno la vorresti, invece.  Quindi dire che le mamme italiane sono tutte come le descrive Eleonora… No, non me la sento. Però il tema c’è, visto che ne stiamo parlando. Ed è a voi lettrici, ma anche lettori, che rivolgo la domanda delle domande: davvero noi italiani non sappiamo allevare/amare i nostri bambini? Aspetto le vostre risposte
 
    Alcuni stereotipi sono così forti e ben radicati a livello internazionale, che sono i primi concetti che ti senti ripetere da uno straniero. Io ho un’amica brasiliana, molto smart, con più Phd di tanta altra gente, che si sente chiedere a ogni primo incontro quasi sempre se sa ballare la samba. A me hanno chiesto centinaia di volte di Berlusconi, che apparentemente è diventato sinonimo di Mafia e Pizza. Ma da quando ho bambini,  tutti gli stranieri che incontro mi parlano delle mamme italiane. Si va da “Ah, una mamma italiana, sempre intorno ai suoi bambini” e “Ahhhh, i bambini in Italia sono trattati come reucci! Tutti gli italiani amano i bambini!” e poi, quando hanno una certa età, assumono un’aria sognante e partono a raccontarti dei viaggi negli anni 70 sui litorali italiani, quando i bambini giocavano a pallone per le strade e qualcuno era sempre intorno a loro a distribuire dolciumi e baci. Il Wsj ha anche dedicato loro  lo scorso anno un articolo di elogio delle mamme italiane, descritte come “calde, affettuose, appassionate e generose”.
    Mi sento in dovere di ristabilire la verità: gli italiani non amano i bambini. L’amabile, coraggiosa, paziente e costantemente baciante madre italiana è una figura del passato. E’ un’epifania antropologica la figura che passeggia circondata dai bambini, e sempre supportata dalla famiglia.  Nevrotici è la cosa più carina che io possa dire dei genitori italiani. O, a essere onesti, dei nonni, visto che i genitori si vedono di rado.  I bambini non sono mai considerati come piccoli individui ma con quella specie di attenzione che tu di solito riservi ai cuccioli. Come cuccioli, sono ripresi e costantemente redarguiti sugli ipotetici pericoli che potrebbero incontrare correndo o, semplicemente, vivendo.  Non possono nuotare in un lago perché potrebbe spuntare un drago che li mangia vivi.  Non possono correre troppo veloce perché potrebbero avere un attacco di cuore.  Queste robe le ho sentite personalmente io con le mie orecchie.

    La maternità non è tanto una scelta quanto un lavoro di routine. Il Corriere della sera ha prodotto una miniserie, “Una mamma imperfetta” (An imperfect mum). Racconta la storia di una madre 40enne e delle sue migliori amiche, che si dividono tra lavoro casa e bambini. Loro ridono quando la mamma perfetta (che significa vestita decentemente, impegnata) ha un buco nei pantaloni o si presenta il venerdì sera con vestito nero per concupire il papà figo della scuola. Nonni e padri salvano le giornate mentre le madri sono costantemente esauste di educare o interagire con i bambini.
    Io ho già scritto delle famiglie italiane, e di quanto i genitori delegano ai nonni l’educazione mentre sono apparentemente troppo impegnanti a vivere la loro vita da eterni teenager. In nessun altro ho riscontrato tanta accondiscendenza. Un bambino è costantemente tenuto a bada, ufficialmente per questioni di sicurezza.  E se contravviene alle regole, viene giustificato dal suo stato di bambino, che conserverà come alibi fino a quando sarà un adolescente. Di volta in volta, il genitore nevrotico italiano urlerà a questo bambino per  ragioni banali e volgari. Preferibilmente in una piazza affollata, in modo che più di una persona possa ascoltare il suo show di autorità genitoriale. L’umiliato bambino ascolterà quieto, poi girerà le spalle e comincerà di nuovo la stessa cosa sbagliata che stava facendo prima. Nessuno insegna la semplice relazione tra causa ed effetto o il significato di essere responsabile. Vuoi insegnare al tuo cane a essere responsabile, quando puoi tenerti lontano dai guai facendolo camminare al guinzaglio? Poi la gente si meraviglia quando un vicepresidente del Senato italiano può chiamare un ministro di colore “orango” e rifiutarsi di scusarsi, come un bimbo riottoso rifiuta di scusarsi per le sue marachelle.
Ultima modifica il Lunedì, 26 Agosto 2013 08:31
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