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Il video dei soldati giustiziati dai ribelli siriani

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Giornalettismo
05 09 2013

Il New York Times rilancia un video comparso online qualche giorno fa e che mostra l’esecuzione di sette soldati dell’esercito lealista siriano da parte di un gruppo di ribelli nella provincia di Idlib. Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense a rendere pubblico il video sarebbe stato un ex-ribelle rimasto “disgustato” dall’uccisione dei sette militari.

L’ESECUZIONE DA PARTE DEI RIBELLI - Si tratta di un documento particolarmente crudo, che mostra l’oscura realtà della guerra civile siriana, rivelando anche come molti dei gruppi ribelli abbiano interiorizzato gli stessi metodi violenti e repressivi del governo contro cui combattono. Le facce dei sette soldati catturati sono premute contro il terreno e un attimo prima di premere il grilletto il capo del commando ribelle pronuncia le seguenti parole: «Per cinquant’anni sono stati compagni nella corruzione. Giuriamo sul Signore del Trono: Pretenderemo la vendetta».

I DUBBI SULL’INTERVENTO ARMATO DEGLI USA - Il video risalirebbe allo scorso aprile, e ha scatenato un acceso dibattito negli Stati Uniti e nel resto dell’Occidente, che non può non prendere atto della brutalità che imperversa in Siria, sempre più spesso stretto nella morsa di bande criminali, i cui scopi avrebbero poco a che vedere con la libertà dal regime di Bashar al-Assad.

Ciò porta gli Stati Uniti a riflettere sulle conseguenze di un intervento armato in Siria, che andrebbe a fortificare le frange estremiste e islamiste già attive nel conflitto. Questo documento, oltretutto, dimostra ancora una volta come sia estremamente frammentata la composizione dei sostenitori dei ribelli, un problema, questo, che non smette di preoccupare anche i membri del Congresso più interventisti, tra i quali spicca anche il senatore repubblicano John McCain, favorevole a fornire maggior supporto all’opposizione siriana.

I RIBELLI ALLO SBANDO - Opposizione che, in oltre due anni di guerra civile, ha perso gran parte della sua struttura organizzativa, lasciando i vari gruppi di ribelli liberi di accettare il supporto offerto da varie nazioni arabe e occidentali e, in alcuni casi, arrivando anche ad allearsi apertamente anche con al-Qaeda.

Ieri, a Washington, il Segretario di Stato John Kerry ha asserito che in Siria ci sarebbero dai settantamila ai centomila ribelli.
«Di questi – ha proseguito Kerry – il 15-20% sono estremisti o “cattivi”».

Inoltre, ribelli affiliati con i gruppi jihadisti sostengono di possedere gli armamenti migliori e di essere meglio preparati per combattere la tirannia di Assad. Si tratta anche degli stessi gruppi che si stanno concentrando nelle zone orientali del paese, al confine con l’Iraq e che, con tutta probabilità, mirano a istituire una “zona di influenza e controllo” in Siria.

Così, mentre gli Stati Uniti lavorano per isolare gli estremisti, dando sostegno ai ribelli laici, le dinamiche già attive sul territorio dimostrano una realtà ben diversa, complicata dalla presenza di gruppi di bande criminali che intensificano il conflitto tra i gruppi politici e religiosi.

Valentina Spotti

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