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«Io, ex ministra, discriminata al lavoro come ogni neomamma»

La 27Ora
19 09 2013

Diventare mamma e lasciare il lavoro per qualche mese. In molti Paesi il congedo dal lavoro è previsto per legge, tuttavia molte lavoratrici pagano l’assenza sul piano della carriera o vengono in qualche modo convinte a licenziarsi. La Gran Bretagna non fa eccezione. Lo racconta in prima persona la laburista Yvette Cooper, ex ministra al Welfare e prima donna a ricoprire il ruolo di viceministro del Tesoro.

«Quando è nato il mio secondo figlio nel 2001 – scrive la donna, 44 anni, in un articolo sull’Independent – sono rimasta scioccata nello scoprire che non era mai capitato che un membro del governo si prendesse il congedo di maternità. Mai una volta nel corso del ‘900 un sottosegretario era diventato madre».

Nel 2001, però, le cose vanno lisce, i colleghi sono solidali e Yvette, che è sposata con il laburista Ed Balls, riesce a tenere tutto insieme. Non sarà così alla nascita del terzo figlio, tre anni dopo:

«Ero in un altro dipartimento e ho dovuto subire l’ostilità verso il congedo di maternità dei colleghi più anziani che hanno cercato di cambiare le mie mansioni mentre ero via e mi hanno reso molto difficile mantenere i contatti. Alla fine – scrive Cooper – una soluzione è stata trovata ma non avrebbe dovuto essere una battaglia. Anche perché, come tutte le madri sanno, durante le prime settimane l’ultima cosa che una donna vuole è litigare con i colleghi».

La domanda di Yvette è chiara: perché rendere la vita delle neomamme così difficile? Le donne sono una parte importante della forza lavoro, il loro ruolo è essenziale nelle aziende ed è sicuramente fondamentale per l’economia. E allora? Perché i governi non attuano delle politiche conseguenti?

Il problema è anche culturale. Chi di noi non ha percepito l’ostilità nei confronti delle colleghe in maternità raccontata dall’ex ministra laburista? Purtroppo moltge persone, uomini e donne, continuano a pensare che il congedo sia un privilegio, non una necessità. Quante volte abbiamo sentito le battute nei confronti di chi usufruiva dell’orario ridotto per l’allattamento? E in quante occasioni una lavoratrice è stata costretta dall’azienda a firmare le dimissioni in bianco per utilizzarle in caso di maternità? O è stata convinta a licenziarsi?

È vero, però, che in assenza di una giusta regolamentazione il congedo di maternità può diventare un fardello economico pesante per le aziende (soprattutto se piccole) o per i colleghi che si vedono aumentare il carico di lavoro. Per questo, come dice Yvette Cooper, sono i governi che devono pensare a mettere in atto delle misure che facilitino la vita delle nuove coppie:

«Abbiamo bisogno di asili nido a buon mercato e di una flessibilità dell’orario lavorativo per le mamma e per i papà, in modo che entrambi possano passare tempo con i loro bambini».

Parole sacrosante che valgono anche per l’Italia.

Monica Ricci Sargentini

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