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Gli adolescenti, il sesso e un nuovo corpo da "collaudare"

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Corriere della Sera
24 11 2013

di Gustavo Pietropolli Charmet

A nessun’altra età si subisce un cambiamento di tale portata come durante la pubertà e nel periodo successivo. L’adolescente per mesi e anni è costretto a pensare il corpo, a visitarlo, imparare a usarlo e imporgli un significato etico, relazionale e sociale. A conclusione del viaggio nel corpo, l’adolescente entra in possesso di un’immagine mentale della propria corporeità sulla quale appoggiare i valori dell’identità di genere e la definizione del proprio orientamento sessuale.

I giovanissimi maschi debbono imparare a conoscere e usare un corpo abbastanza facile da esplorare. Perciò il loro interesse si dedica a sviluppare la forza delle masse muscolari, la resistenza, la mira, e al confronto con i coetanei. Le «prove di collaudo» del corpo vengono affrontate con qualche preoccupazione, ma generalmente vengono superate con discreta soddisfazione.
Per le adolescenti femmine il viaggio esplorativo nel nuovo corpo è molto più complicato poiché si tratta di esplorare simbolicamente le cavità generative e sessuali e appropriarsi del mistero della maternità e del piacere. È una grande impresa riuscire a capire tutto e a integrare femminilità nascente, futura maternità e realizzazione sociale.

La complessità dell’impresa può comportare insuccessi ricchi di pericolose conseguenze. Più frequentemente, le ragazze possono rischiare di sentirsi prive di fascino e vivere l’incubo di essere indesiderabili, destinate a una «squallida invisibilità». Il nuovo corpo è uno strumento efficace per competere nel mercato degli sguardi e dei desideri? Ciò fa sì che frequentemente il vero debutto non consista tanto nel rapporto sessuale, ma nella verifica di quanto si riesca a essere desiderata. È il numero dei «mi piace» su Facebook che sfata la profezia dell’invisibilità e dell’esclusione. Desiderata da tanti, da tutti, al solo apparire nel campo visivo dei coetanei; è questa estatica esperienza di eccitamento collettivo e di addensamento degli sguardi sul corpo ciò che rischia di sancire la nascita della propria femminilità.

È il potere del corpo che accresce l’autostima nella società del narcisismo, ma per verificarlo è necessario capire quale sia la migliore presentazione. Nella realtà virtuale viene «postata» e proposta l’immagine più efficace, ma è facile imbrogliare ed esporre un avatar solo somigliante al corpo che lo ha generato. Il numero di faccine sorridenti decide.
Nella realtà concreta la verifica del proprio potere seduttivo comporta invece qualche rischio e una certa fatica. I rischi derivano dall’evenienza di spingersi ben oltre la barriera del pudore e di superare il limite oltre il quale la danza dei sette veli può essere interpretata non come una esibizione artistica ma come un preliminare erotico. La fatica consiste nella rincorsa verso la conquista di una visibilità da «velina», inseguendo nel labirinto della società dell’immagine un riconoscimento del proprio potere che stenta ad avverarsi e lascia numerose vittime nel campo dei casting e dei costosi portfoli.

Gli adulti, genitori ed educatori, dovrebbero provvedere alla elaborazione di una rinnovata educazione sentimentale che tenga presenti i rischi attuali e lasci perdere i miti e le leggende dell’amore romantico, per dedicarsi con intelligenza e competenza reale a garantire alle adolescenti attuali un sostegno nella lunga fatica e nelle peripezie rischiose dedicate a verificare il potere della nuova corporeità. Non sarà facile mitigare agli occhi delle adolescenti il potere dei miti sociali condivisi che glorificano il potere della bellezza e lasciare povere e trasparenti le aspiranti veline, condannate a danzare sul cubo della discoteca, col rischio di vanificare le lotte delle loro mamme e zie per fondare una nuova femminilità che attinga il potere dalle capacità della mente di sedurre e farsi desiderare come compagne nell’amore e nella vita. Le nuove adolescenti lo sanno che esiste una bellezza autentica, ma a volte hanno bisogno di collaudare, in nome delle pari opportunità, il potere sui coetanei regalato dalla nuova corporeità.


 
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