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Le illusioni del corpo e le regole dell’attrazione

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Un altro genere di comunicazione
18 12 2013

Le illusioni del corpo. Le illusioni delle rappresentazioni del corpo.

Capaci di distorcerne le fattezze e di creare dal nulla il concetto di attrazione e repulsione secondo pose, canoni, dettami estetici adatti a un certo tipo di epoca.

E’ questo che Gracie Hagen, fotografa di Chicago, cerca di esplorare.

Ritraendo gli stessi soggetti, tutti nudi, in due pose completamente diverse, Hagen riesce ad esprimere entrambe le anime insite nella rappresentazione: il dover stare al gioco della trasformazione per diventare l’oggetto più piacevole da guardare e poi la frustrazione della realtà, dell’esistenza.

Questo meccanismo funziona di più laddove sono donne ad essere fotografate, forse perchè il loro mettersi in posa ricorda le tantissime foto da rivista se non da pornografia e il contrasto con la realtà del corpo goffo e reale sembra quasi far sgretolare migliaia di rappresentazioni, non solo queste.


Hagen non ha avuto vita semplice per realizzare questo progetto:
“E’ molto difficile riuscire a convincere le persone a posare per questa serie. Molte delle donne a cui mi rivolgo, che hanno gia posato per foto di nudo, rifiutano la mia proposta. Non si sentono a loro agio con l’idea di immagini non lusinghiere.”
Ed è proprio la dipendenza da immagini “lusinghiere”, da immagini che esaltino quei tratti che la norma ci dice siano meglio di altri, è proprio questa la mania da elaborare e scongiurare.

La prima foto di ogni coppia ritrae i soggetti in pose ritenute convenzionalmente sexy, seppure innaturali o comunque stereotipate. Nella seconda, gli stessi corpi, ma a riposo, lontani dall’idea della rappresentazione.
Non serve andare molto lontano da facebook per chiederci quale tipo di rappresentazione ci riserviamo e se, persino quando potremmo essere noi stessi a dettare le leggi della nostra immagine, della nostra identità, non ci lasciamo invece comunque condannare alla norma, a tirare indietro la pancia, sporgere le anche, consegnandoci nelle mani dei canoni estetici precostituiti e perdendo l’ennesima occasione di liberarcene, di sembrare più veri.
Alla edizione statunitense dell’Huffington Post, Hagen dichiara inoltre che
“Molti di noi non realizzano che i media mostrano solo le foto più belle delle persone, quelle con cui noi compariamo noi stessi. Non vediamo mai quelle foto giustapposte alle foto delle stesse persone, nello stesso shooting, però venute davvero male”
E noi cosa facciamo? Lo stesso. Censuriamo le foto venute male in nome del rispetto del canone di qualcun altro.
O non vi è mai capitato di cestinare un bel ricordo perchè non rispondevate alla aspettativa estetica della rappresentazione?


E’ il bello ad essere anche goffo o il goffo a essere anche bello?
La domanda è posta in ogni scatto: non serve modificare gli scatti con Photoshop per dimostrare quanto forte sia il contrasto tra il modo in cui ci poniamo di fronte allo sguardo di chi ci giudica e come saremmo realmente.

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