Ruoli del bullismo (Composizione del branco)

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Fermiamo il bullismo
18 02 2014

Gli “attori” principali coinvolti nel fenomeno del bullismo sono il bullo e la vittima.

Bull* è col* che provoca e aggredisce un altro individuo definito come vittima, ossia quello che subisce passivamente. La caratteristica del bullo/a è di essere apparentemente sicuro/a di sé, spesso individua la vittima in un* coetane* (o spesso ragazz* più giovane) sulla base di caratteristiche che la vedono prediletta alle prepotenze.

Il/la bull* agisce spesso per invidia, mosso da sentimenti di frustrazione e repressione. Molt* di loro vivono in ambienti famigliari dove sono a loro volta vittime di situazioni di violenza. Molte altre volte, invece, prendono di mira la vittima percepita come “diversa” dal gruppo sulla base di pregiudizi sociali. In questi casi rientra il bullismo omofobico, sessista o razzista.

Ci sono bull* che maturano dall’infanzia atteggiamenti antisociali che sfociano, nell’età adulta, in crimini contro la persona.

Da notare che il bullo spesso non agisce da solo. Infatti nella maggior parte dei casi si accompagna al “branco” che si dividono in bulli secondari e spettatori attivi.

Il branco è composto da:

Il “bull* secondari*” è col* che agisce perché rafforzato dal bullo. Esso non può fare a meno di fare il prepotente per paura di essere vittimizzato ed escluso dal gruppo. A differenza del bullo è una persona debole che in assenza del sostegno del restante gruppo o del “capo” non è in grado di agire attivamente alla prevaricazione della vittima. Esso serve anche per rafforzare le azioni del bullo che molto spesso si serve del branco per agire contro il più debole.
Gli spettatori attivi sono coloro che pur non partecipando alle prepotenze si rendono complici di esse. Quando il bullo agisce minimizzano l’accaduto, rafforzano le azioni del gruppo, ridacchiando contro la vittima o la sua reazione, giustificando il bullo o colpevolizzando la vittima. Molto spesso essi escludono la vittima dal proprio gruppo e nel 85% dei casi sono coinvolti nella denigrazione della vittima o nella consolazione del bullo. Da Wikipedia:
[...] Ci sono al riguardo una serie di ragioni per le quali gli attendenti non intervengono, che variano dalla paura di diventare a loro volta delle vittime, alla differente percezione delle ingiustizie che si verificano nel corso della vita.[41] [42]

Spesso il bullismo ha luogo alla presenza di un folto gruppo di attendenti. In alcuni casi, grazie al proprio carisma o autorità, il bullo riesce a creare un’aura di suggestione che gli permette di conquistare il favore degli attendenti e rafforzare la sua volontà. Tali dinamiche sono spesso sottese al fenomeno “baby gang”. A meno che non intervengano dei mutamenti significativi nella prima parte della vita di una gang, c’è il rischio che la “mentalità deviante” si strutturi progressivamente non solo nelle coscienze degli attendenti ma anche nel resto della scuola.

In alcuni gruppi dove tale mentalità ha attecchito, gli abusi e le ingiustizie diventano un denominatore comune all’interno del contesto di riferimento. Una certa tendenza ad elaborare in malo modo le informazioni emotive si riscontra negli attendenti ma in misura minore dei bulli. La conversione della mentalità deviante nei gruppi è spesso un lavoro che richiede molto tempo, risorse e coordinamento con i servizi sociali nonché l’assunzione di un certo rischio.

Gli spettatori passivi sono coloro che non partecipano alle prevaricazioni ma mettono in circolo una sorta di spirale del silenzio, legittimando così le azioni dei bulli. Essi non lo fanno necessariamente perché approvano il bullismo ma spesso per paura o per non essere inimicati. Gli spettatori passivi possono essere sia essere amici della vittima sia estranei oppure molto spesso escludono la vittima. Ci sono altri casi in cui la vittima si autoesclude quando non è in grado di distinguere gli spettatori attivi dai passivi.

Ci sono stati casi in cui gli spettatori hanno riportato gli stessi traumi delle vittime poiché nel tempo si sono riconosciute come vittime indirette, i quali non reagivano principalmente per paura di essere oggetto di prevaricazione da parte dei bulli. Da notare che uno spettatore può essere a sua volta vittima diretta o/e viceversa. In un gruppo, in casi meno comuni, le vittime possono essere tante però impossibilitate a solidarizzare. La solidarietà tra vittima potrebbe porre fine al ciclo di violenze.

La vittima è spesso una persona a caso ma caratterialmente si presenta timida (soprattutto se vittima di bullismo psicologico) o fisicamente più debole.

Il ciclo di attivazione/riattivazione del bullismo nasce una risposta inadeguata da parte della vittima verso il prepotente,percepita come stimolante da parte del bullo. La vittima è colui che in qualche modo si oppone a subire prevaricazioni. Il ciclo si basa sulla capacità di creare o trovare degli stimoli che possano motivare il/la bull* a porre in atto le prevaricazioni, a volte reiterate per mesi, anni o per tutta la vita. A volte tale ciclo può essere subito interrotto al suo nascere, o durante la sua progressione, se viene a mancare o l’atto abusivo, la risposta della vittima o se la vittima riesce a mettere paura il bull*.

Se la vittima non è in grado di reagire alla prepotenza del bullo, il ciclo continuerà a riattivarsi.

Da notare che spettatori possono essere anche le stesse istituzioni, le quali possono reprimere o rafforzare il bullismo, ad es., schierandosi da parte dei bulli o colpevolizzando le vittime e dunque inducendol* a risolvere da sol* i propri problemi. Gli spettatori tendono ad essere coinvolti nel bullismo tramite meccanismi di connivenza, più o meno consapevole, non solo nel timore di diventare nuove vittime dei bulli o per farsi accettare da loro, ma per sentirsi parte dell’identità del gruppo, attraverso l’identificazione del “capro espiatorio”, ossia la vittima.

 

 

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