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"Ho rinunciato al mio abito da sposo per una pubblicità sessista"

Corriere della Sera
19 02 2014

Mi sono rifiutato di indossare all'inizio della mia nuova vita, con la persona che amo, un abito che rappresentava il peggio del maschilismo

di Corinna De Cesare

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Francesco, un lettore che ha voluto raccontarci la sua storia.

Sono un ventiseienne e fra una manciata di mesi mi sposo. Vengo dalle Marche, e proprio nell’entroterra marchigiano sono andato a cercare un posto che mi confezionasse l’abito per questo giorno speciale. Grazie a un diffuso passaparola, mi sono rivolto a una sartoria che rappresenta per me la tipica attività artigianal-industriale dell’Italia di provincia che riesce ad affermarsi in Italia e nel Mondo. E che annovera oggi fra i suoi clienti numerosi vip.

Qualche settimana fa quindi mi sono rivolto a loro per il mio abito da sposo e, accolto dal titolare in persona, mi sono fatto prendere le misure per confezionare il mio vestito. Procedeva tutto per il meglio, poi all’improvviso, vengo a scoprire grazie a Facebook di una campagna pubblicitaria di questa sartoria per le strade della provincia di Ancona.

Una campagna che riutilizza una (discussa) foto di tale Tom Ford e che ritrae una coppia: lui vestito di tutto punto con giacca e papillon che aspetta di indossare i pantaloni eleganti. Pantaloni che la sua compagna, tutta nuda, sta stirando munita di asse e ferro da stiro.

La prima reazione è stata di incredulità e stupore: così tanti sterotipi riassunti in una sola foto, cosi tanta arroganza, superficialità e strafottenza non le avevo forse mai viste.

Nei giornali locali e sui social si è alzato subito il polverone, al quale il titolare ha risposto, secondo il mio parere, con argomentazioni degne del classico “la toppa peggio del buco”. Mi sono ritrovato in una situazione seccante e spiacevole: essere vincolato oramai ad indossare nel giorno del mio matrimonio, all’inizio della mia nuova vita con la persona che amo, un abito che di fatto rappresentava il peggio del maschilismo e della pochezza di una certa visione del mondo evidentemente ancora molto e profondamente radicata in tanta parte della nostra società.

So che scriverlo alla vostra redazione non cambierà niente, ma ritengo che questa storia meriti di superare i recinti della cronaca di provincia.

P.s. Alla fine ho disdetto la mia prenotazione in rispetto della mia ragazza e di tutte le donne

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