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Hiv neutralizzato per sempre in un neonato, potrebbe essere la cura giusta

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06 03 2014

LAURA MARGOTTINI

Aggredire il virus con i farmaci subito dopo la nascita, potrebbe essere l'arma vincente contro l'Hiv che contagia i bimbi
Un bambino potrebbe essere stato definitamente curato dall'infezione da Hiv. Questo è il risultato annunciato lunedì scorso ad Atlanta, Usa, nel corso di una conferenza scientifica sui retrovirus.

C'è ancora scetticismo intorno alla clamorosa notizia, me se i risultati ottenuti su un neonato del Mississippi saranno replicati anche su altri, allora si potrà parlare di cura. La prima finora capace di azzerare del tutto il carico virale dell'Hiv e di non farlo mai più tornare.

Anche l'anno scorso c'era stato il caso di un paziente tedesco che, trattato con un trapianto di midollo di un donatore geneticamente resistente all'Hiv, era guarito del tutto. I dubbi della comunità scientifica, però, non tardarono a farsi sentire. Quello su cui c'era scettismo era il fatto che il soggetto potesse in realtà non essere mai stato contagiato dal virus. Lo stesso argomento è stato riproposto alla conferenza di Atlanta, ma i medici che hanno trattato il bimbo assicurano che i test effettuati davano per certa la presenza del virus. “Abbiamo fatto 5 test solo nel corso del primo mese di vita del bambino,” ha detto al New York Times Deborah Persaud virologa del Johns Hopkins Children Centre, autore del rapporto presentato ad Atlanta. Tutti positivi all'Hiv, spiega.

L'idea è stata quella di trattare il neonato con un cocktail di 3 diversi farmaci antiretrovirali - quelli che nell'adulto sono usati per cronicizzare la malattia – non più tardi di 30 ore dopo la nascita. Una pratica che non è normalmente utilizzata nei bimbi. Il trattamento a base di antiretrovirali è stato protratto per 18 mesi, ma già dopo un mese il livelli di viralità non si registravano più. Dopo i 18 mesi la cura è stata sospesa del tutto e, nel corso del controllo avvenuto a 5 mesi di distanza dall'interruzione, i test sono risultati ancora una volta negativi.

Perché una dose massiccia di farmaci a poche ore dalla nascita potrebbe rivelarsi decisiva per eradicare il virus? Secondo la dottoressa Persaud, un'ipotesi potrebbe essere che i medicinali riescano a ucciderlo prima che abbia il tempo di depositarsi nelle riserve latenti, i serbatoi dove si annida indisturbato in stato di inattività. Una volta che il virus si trova lì in stato dormiente, i farmaci non riescono più a raggiungerlo ed estirparlo del tutto. Se l'ipotesi fosse corretta, vorrebbe anche dire che nell'adulto il razionale non potrebbe avere lo stesso successo. Il motivo per cui la cura sembra funzionare così bene nel neonato, è perché si riesce ad intervenire poco dopo che il contagio è avvenuto. Fuori da questo caso specifico, purtroppo, è impossibile conoscere il momento esatto in cui l'infezione ha luogo. E quindi intervenire altrettanto tempestivamente anche negli adulti.

Secondo le Nazioni Unite, nel 2011 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati) i neonati contagiati nel mondo erano almeno 330mila, e più di 3milioni erano i bambini sieropositivi. Numeri che, se il trattamento avrà successo anche in altri bimbi, potrebbero essere azzerati. Insieme al virus.

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