La Svezia riconosce: contro i Rom ci fu razzismo di stato

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02 04 2014

Donne sterilizzate, bambini tolti alle famiglie, e una intera popolazione schedata. Per buona parte del '900 la Svezia ha esercitato una persecuzione vergognosa contro i Rom: è il governo svedese a documentarlo, in un Libro Bianco.

Per buona parte del '900 la Svezia ha perseguitato la popolazione Rom. Li ha bollati come «indesiderabili», ha sterilizzato le donne, tolto i bambini alle famiglie, vietato loro l'ingresso nel paese. Una persecuzione vergognosa: e oggi è proprio dal governo svedese a documentarlo, in un Libro Bianco presentato la settimana scorsa a Stoccolma.

«La situazione in cui vivono oggi i Rom ha a che vedere con la discriminazione storica a cui sono stati sottoposti», afferma il Libro Bianco. Il ministro dell'integrazione di Stoccolma, Erik Ullenhag, ha parlato di «un periodo oscuro e vergognoso della storia svedese». E ha chiarito che lo scopo del Libro bianco è dare un riconoscimento alle vittime e i loro familiari per riconoscere come stereotipi e pregiudizi sono passati di generazione in generazione.

La Svezia non è certo l'unico paese europeo che abbia discriminato i Rom (o che continui a farlo: la Francia nel 2013 ha sloggiato oltre 20 mila Rom, e in Italia molti comuni vorrebbero fare altrettanto; in Ungheria, Romania e altri paesi dell'Europa orientale l'odio verso i Rom è profondo). Quello svedese però è forse l'unico governo in Europa a fare un'ammissione così scioccante. Anche perché il Libro Bianco entra in dettaglio, incrociando gli archivi ufficiali con centinaia di testimonianze.

La discriminazione storica è cominciata con mappature e censimenti elaborati da istituzioni ufficiali, come l'Istituto statale per la Biologia Razziale o la Commissione per la salute e il benessere del mercato del lavoro, oltre alle municipalità e all'Istituto sanitario nazionale, che hanno schedati i «gruppi indesiderabili» (molte municipalità hanno continuato a farlo fino al decennio 1990). La schedatura personale è stata il primo passo di molte misure poi adottate nei confronti dei rom.

La sterilizzazione è stata definita una misura «nell'interesse delle politiche della popolazione» ed è stata ampiamente praticata tra il 1934 e il 1974, spiega il Libro Bianco. A questo era legata alla pratica di togliere i bambini alle famiglie e metterli in istituti. Non si conosce con precisione il numero delle vittime, ma una famiglia rom su quattro ha conosciuto un caso di aborto o sterilizzazione forzata. Neppure il numero dei bambini presi «in custodia» dallo stato è ben noto, ma Sophia Metelius, consigliera politica del ministero all'integrazione, ha detto che era «una pratica sistematica».

Il divieto di ingresso dei Rom era giustificato con la nozione che «non si adattano alla società svedese»: è stato ufficialmente abolito nel 1954, ma è rimasto di fatto in vigore almeno per un altro decennio. Poco importa che i governo svedesi di allora sapessero che Rom e Sinti avevano subìto l'internamento nei lager nazisti: gli storici parlano di circa 600 mila sterminate.

«L'idea era rendergli la vita impossibile perché se ne andassero», ha detto Metelius presentando il Libro Bianco. Lo studio ricostruisce la discriminazione subita dai Rom sul lavoro, nell'alloggio (le municipalità hanno impedito che i rom si insediassero in modo stabile), nell'istruzione. Almeno fino agli anni '90 i bambini erano messi in classi differenziali, con l'idea di fondo che per farli recuperare bisognava cambiare la loro cultura.

Oggi in Svezia vivono circa 50 mila Rom, su una popolazione di meno di 10 milioni, e la discriminazione istituzionale non appartiene solo al passato. In settembre ha fatto scalpore la rivelazione che la polizia nazionale aveva costruito un database in cui ha schedato la popolazione Rom. Registrando anche alberi genealogici e parentele: quasi 5000 persone (senza record penalo che lo giustificassero) erano già state schedate, tra cui un migliaio di bambini. Schedare i cittadini secondo l'appartenenza etnica è vietato in Svezia, e alla polizia è stato ordinato di distruggere quell'archivio. Ma è un esempio di come pregiudizio e discriminazione istituzionale restano profondi.


Un razzismo così istituzionalizzato ricorda quanto avvenne in Australia nei confronti degli aborigeni: là si parla di una«generazione rubata» (più d'una generazione per la verità, perché la pratica di togliere i bambini alle famiglie per«civilizzarli» è durata da fine '800 fino agli anni 1970). Solo negli anni '90 si è aperto un dibattito pubblico, e nel 2008 l'allora primo ministro australiano Kevin Rudd ha pronunciato una ufficiale richiesta di scuse agli aborigeni.

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