Noi Roma.tv
07 05 2014
PUBBLICATO IN PRIMA PAGINA DAL CORRIERE DELLA SERA SCOMPARE DALLE RASSEGNE STAMPA E NON VIENE PUBBLICATO SUL WEB. SOLO UN CASO O C’E’ LO ZAMPINO DI QUALCUNO? NOIROMA INTANTO UNICO GIORNALE IN ITALIA RIPRENDE L’ARTICOLO E LO CONSEGNA ALL’IMMORTALITA’ A MEZZO WEB. FORSE PROPRIO QUELLO CHE NON VOLEVA QUALCUNO
Se fosse un libro di Agatha Christie s’intitolerebbe “Il Mistero dell’articolo scomparso”. E’ caccia al pezzo pubblicato il 5 maggio dal Corriere della Sera a firma di Ilaria Sacchettoni sulla denuncia a un medico dell’Ospedale San Camillo da parte di una paziente. Sulle rassegne stampa ufficiali e sul web non ce n’è traccia. Chi ha provato quindi a condividere l’articolo per diffondere la notizia sui social network e farlo così leggere al popolo di internet è rimasto con un pugno di mosche in mano. Un fatto questo davvero insolito considerando la gravità dell’articolo che parla della denuncia su una violenza subita da una paziente da un ginecologo del San Camillo.
Se fossimo negli anni ’70 potremmo pensare a un intervento dei servizi segreti, o di pressioni dall’alto per far sparire dalle rassegne ufficiali l’articolo ma visto che ci troviamo nel 2014 il volatilizzarsi di un pezzo giornalistico desta più di una perplessità. Perplessità che aumentano se si considera che nemmeno la versione internet del Corriere della Sera ha riportato l’articolo. E ripetiamo: non si tratta di un pezzo qualsiasi visto che è stato addirittura ospitato in prima pagina e questo presunto molestatore sarebbe un apicale della struttura. Siamo sicuri che sia solo un caso? Intanto dalla Regione Lazio il consigliere Fabrizio Santori presenterà nelle prossime ore una interrogazione per approfondire la dinamica dei fatti al San Camillo. Noiroma invece s’interroga sulle sparizioni inspiegabili dal web e dalle rassegne stampa ufficiali.
Giulia Terrana
A SEGUIRE IL TESTO DELL’ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA ROMA A FIRMA DI ILARIA SACCHETTONI DEL 5 MAGGIO 2014:
San Camillo Il legale pronto a opporsi alla richiesta di archiviazione del pm per l’episodio accaduto nel reparto di Ginecologia
Il medico, la violenza sulla paziente e la denuncia (tardiva)
Il dramma, la paura, la vergogna
«Me lo sento sempre addosso…»
«”Tocca qui: lo senti l’ effetto che mi fai?” E io: dottore che fa? Mi conosce da tanto. La smetta, la prego. E lui: “Senti? Lo senti?”. E di nuovo io: basta, la prego…». Un giorno di gennaio 2013, fra le mura del San Camillo Forlanini, Enrica seppe che il desiderio può aggredire il consenso anche nel recinto delicatamente protetto di un rapporto professionale, quello fra una paziente e il suo ginecologo. «Quel bacio me lo sento ancora addosso», racconta lei, oggi. Quarant’anni, marito, figli, un lavoro, modi genuini, voce senza obliquità.
Questa è la storia di un’aggressione subita, lentamente realizzata e infine denunciata: «Quel pomeriggio tornai a casa pensando: “È colpa mia. Sono responsabile di quello che è successo”. Non riuscii a parlarne con mio marito nè con altri. Giorni dopo mi venne un senso di rabbia fortissima. Pensavo a un modo per vendicarmi. Mi dicevo: entro nel suo studio e lo dico a tutte, magari lo registro. Che lo sappiano anche i suoi colleghi dell’ospedale. Invece chiamai un’amica e cambiai medico» racconta. E aggiunge: «Ora è diverso, fortunatamente».
Lui è un ginecologo di oltre sessant’anni con mansioni dirigenziali all’interno dell’ospedale. E oggi, Enrica (il nome è di fantasia naturalmente), ha deciso. Dopo averne parlato coi i familiari, assistita dall’avvocato Piergiorgio Assumma, ha presentato una querela in procura. Querela tardiva, depositata oltre i termini fissati dalla legge (che nel caso di violenza sessuale stabilisce entro sei mesi) e per la quale il pubblico ministero, Claudia Terracina, ha chiesto l’archiviazione per non procedibilità per ragioni tecniche.
A questo punto sarà il giudice per le indagini preliminari a decidere. E’ possibile che l’avvocato si opponga, facendo leva sul fatto che l’aggressore svolge tuttora un ruolo di grande responsabilità all’interno di una struttura pubblica prestigiosa, con un macroscopico bacino di utenza. L’esito non è scontato.download (27)
«Non dimentico quel giorno — dice Enrica —. Mi aveva dato appuntamento alle 15 e quando entrai la segretaria non c’era. In seguito ho pensato che l’orario fosse strategico, premeditato. Ma entrando non ci pensai minimamente. Dopo le solite due chiacchiere, lui mi disse di spogliarmi e fece il prelievo per il pap-test. Qualcuno suonò alla porta e lui ebbe una reazione esageratamente indispettita. Non ci feci troppo caso. Uscii dal mio stato di incoscienza mentre mi stavo rivestendo: d’un tratto, mi stavo ancora allacciando le scarpe, me lo trovai di fronte. Aveva superato il separè. Gli dissi di lasciarmi finire. Lui tornò alla scrivania. Quando mi fui rivestita lo raggiunsi e mi sedetti. D’un tratto disse: “Alzati in piedi un attimo”. Girò attorno alla scrivania e in un secondo me lo trovai addosso».
Il bacio. Palpeggiamenti. Quelle allusioni grottesche, ridicole non fosse per la violenza. Secondi in difesa. Poi, fine. O meglio l’inzio di un altro disagio: «Un senso di malessere e delusione generale». Capelli lunghi, il corpo asciutto di una donna adulta, Enrica nasconde le mani sotto le gambe accavallate e si tormenta ancora un pò: «Penso sempre: e se al posto mio ci fosse stata mia figlia adolescente?»