Immigrazione, se la Ue tutela le frontiere ma non la vita di rifugiati e migranti

Il Corriere della Sera
10 07 2014

Si intitola ”Il costo umano della Fortezza Europa: le violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti e dei rifugiati alle frontiere d’Europa” il rapporto di Amnesty International che denuncia la situazione dei migranti alle frontiere dell’Europa, e condanna gli Stati europei che spendono più denaro nella difesa delle frontiere che non nella protezione dei richiedenti asilo. L’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani cita in modo positivo l’esempio dell’Italia:

“La responsabilita’ per la morte di coloro che cercano di raggiungere l’Ue è una responsabilità collettiva. Altri Stati membri dell’Ue possono e devono seguire l’esempio dell’Italia e impedire alla gente di annegare in mare rafforzando gli sforzi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e nell’Egeo” ha affermato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

A fronte dei maggiori ostacoli per raggiungere l’Europa via terra, rifugiati e migranti prendono rotte marittime più pericolose verso la Grecia e l’Italia. La conseguenza è che ogni anno centinaia di persone muoiono nel tentativo di raggiungere le sponde dell’Europa. Sono più di 400 le persone che hanno perso la vita nel 2013 e solo nei primi mesi del 2014 più di 200 persone sono morte nelle acque del mar Mediterraneo e dell’Egeo.
“Le tragedie umane che si svolgono ogni giorno ai confini dell’Europa non sono né inevitabili, né fuori dal controllo dell’Ue. Molte sono ad opera dell’Ue. Gli stati membri dell’Unione europea devono, finalmente, cominciare a mettere le persone prima delle frontiere” denuncia Dalhuisen.

Le spese
Tra il 2007 e il 2013 la Ue ha speso quasi 4 miliardi di euro per proteggere le sue frontiere esterne, di cui 700 milioni di euro (17%) per il miglioramento della situazione di richiedenti asilo e rifugiati all’interno dell’Unione, nello stesso periodo. Ma per alcuni paesi di frontiera il rapporto è molto più sbilanciato: la Spagna ha speso in questi anni 289 milioni di euro per proteggere le sue frontiere, ma solo 9,3 per i rifugiati, vale a dire 31 volte meno. L’Italia, a fronte di una spesa di 250 milioni per difendere i confini ne ha corrisposti solo 36 nella presa in carico dei migranti e richiedenti asilo, ossia 7 volte meno. Per la Bulgaria e la Grecia il rapporto è di circa 10 a 1.

“L’efficacia delle misure europee per arginare il flusso di immigrati irregolari e rifugiati è’, nella migliore delle ipotesi, discutibile. Nel frattempo, il costo in vite umane e sofferenza è incalcolabile e viene pagato da alcune delle persone più vulnerabili del mondo” continua Dalhuisen.

I respingimenti
Rifugiati e migranti che riescono ad arrivare alle frontiere della Ue rischiano inoltre di essere subito respinti indietro. Amnesty International ha documentato respingimenti dagli agenti di frontiera in Bulgaria e, in particolare, in Grecia. Per l’organizzazione per i diritti umani i respingimenti sono illegali, negare alle persone il diritto di chiedere asilo, generalmente include violenza e, a volte, mette persino in pericolo di vita. Nel febbraio del 2014, la guardia civile spagnola ha aperto il fuoco con proiettili di gomma, cartucce a salve e gas lacrimogeni contro i circa 250 migranti e rifugiati arrivati a nuoto dal Marocco lungo la spiaggia verso Ceuta, l’enclave spagnola in Africa del Nord. Quattordici persone hanno perso la vita. Ventitré persone che sono riuscite a raggiungere la spiaggia sono state immediatamente respinte, apparentemente senza accesso a qualsiasi procedura formale di asilo.

“Quasi la metà di coloro che cercano di entrare nella ‘Ue irregolarmente sono in fuga da conflitti o persecuzioni in paesi come la Siria, l’Afghanistan, la Somalia e l’Eritrea. I rifugiati devono essere dotati di maggiori possibilità di entrare nell’Ue in modo sicuro e legale affinché non siano costretti a intraprendere viaggi pericolosi, in prima istanza”.

Mare Nostrum
Dopo le tragedie al largo delle coste dell’isola italiana di Lampedusa, dove più di 400 persone hanno perso la vita nel 2013, l’Italia ha lanciato un’iniziativa di ricerca e soccorso denominata Operazione Mare Nostrum e ha salvato pù’ di 50.000 persone. Quest’anno sono già 200 le persone che hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo e del Mar Egeo.

Ultima modifica il Giovedì, 10 Luglio 2014 08:26
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