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Quel digiuno contro la mafia

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il Venerdì - la Repubblica
18 07 2014

Palermo è incorniciata dalle immagini, come un pavone dalla ruota. Ti puoi rompere la testa in quintali di carte giudiziarie, stabilire collegamenti tra decine di inchieste, riunire nomi e circostanze, decriptare misteri simili alle tavolette d'Egitto. Alla fine affonderai sempre nella nebbia.

L'Italia sbadiglierà esausta, e non ci capirà più nulla. In fondo al tunnel, quel che resta di Palermo sono immagini. Dirette come colpi di pistola.

L'autostrada di Capaci in pezzi, via D'Amelio distrutta, il sorriso dell'ignoto Provenzano nell'attimo della cattura, Riina che ride dietro le sbarre, il carisma hollywoodiano del pentito Tommaso Buscetta, l'istantanea che cattura i sorrisi di Falcone e Borsellino, gli sbirri della Catturandi che dopo l'arresto di un latitante esultano con il mephisto in testa, le lenzuola bianche ai balconi della città, a segnare la ribellione della Sicilia dopo le stragi del '92.

Da oggi, vigilia del 19 luglio, anniversario del massacro di via D'Amelio, dove caddero il procuratore Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, la città ha una immagine in più.

Dolente come il nome che porta: le donne del digiuno. Primi piani di donne. Su sfondo nero. Volti segnati. In mostra da oggi a Palazzo Uno, a Palermo, fino al 23 agosto. ...

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