"Così nero di carbone, sei proprio tu figlio mio?" (Antonello Caporale e Natalia Cangi, Il Fatto Quotidiano)

A saldare i pavimenti di una nave. A scaricare antracite dai treni. A forgiare pezzi di alluminio. Tra fabbriche e cantieri, sono questi i mestieri che gli italiani si ritrovano a svolgere nel 1959. È l'altra faccia del boom economico, del progresso e del benessere che si diffondono nel Paese. È la faccia pulita, di milioni di persone oneste e generose che accettano la sfida di lavori estenuanti pur di garantire dignità sociale a se stessi e alla famiglia. Nessuno sa cosa produce, e per quale utilizzo. Si lavora, si aspetta la paga. E basta. ...
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