Iran, rinviata impiccagione una ragazza di 26 anni: uccise l'uomo che voleva stuprarla

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La Repubblica
30 09 2014

In Iran, è stata rinviata l'impiccagione della 26enne iraniana Reyhaneh Jabbari, condannata a morte per omicidio. Lo riporta il sito di Iran Human Rights (Ihr), organizzazione non governativa che si batte contro la pena di morte nella Repubblica islamica. L'esecuzione, prevista per stamane, è slittata di 10 giorni. La donna - scrive Ihr - è stata riportata dal carcere di Rajaishahr, dove era programmata la sua impiccagione, alla prigione di Varamin, a sud di Teheran. Secondo l'ong, decine di persone si erano radunate ieri davanti all'istituto penitenziario di Rajaishahr per protestare contro la sua impiccagione.

La notizia dell'imminente esecuzione di Reyhaneh Jabbari era stata confermata su Facebook dalla madre della giovane, Sholeh Pakravan. Secondo quanto scritto dalla donna, Reyhaneh le aveva comunicato di essere stata trasferita nel carcere di Rajaishahr. Da fonti carcerarie la madre di Rayhaneh aveva appreso che sua figlia era sulla lista delle prossime esecuzioni.

La 26enne iraniana è stata condannata a morte per l'omicidio, avvenuto sette anni fa, di un ex impiegato del ministero dell'Intelligence, Morteza Abdolali Sarbandi. Reyhaneh, allora 19enne, lo avrebbe ucciso perché aveva cercato di stuprarla. La giovane aveva confessato di essere l'autrice del delitto subito dopo l'arresto, affermando di aver agito per autodifesa. Ma non le fu consentito di avvalersi di un avvocato durante la deposizione e aveva finito con l'essere condannata a morte da una corte penale della capitale iraniana nel 2009, sentenza confermata dalla Corte Suprema pochi mesi dopo.

A marzo di quest'anno i familiari di Reyhaneh sono stati informati che la donna sarebbe stata giustiziata in 15 aprile: anche allora l'esecuzione era poi stata rimandata. Sul caso di Reyhaneh Jabbari si era già appuntata l'attenzione anche dell'Onu e artisti iraniani si erano mobilitati per salvarla raccogliendo fondi per il "diyeh", il cosiddetto "prezzo del sangue" che il condannato deve pagare alla famiglia della vittima se questa acconsente a commutare la pena capitale in detenzione. Proprio in aprile era sembrato che il figlio del funzionario ucciso fosse disposto ad accettare quel risarcimento se la ragazza avesse rivelato il nome di un secondo uomo che sarebbe stato nell'appartamento al momento dell'uccisione di suo padre.

Ihr ha lanciato un appello alla comunità internazionale e a tutti i Paesi che hanno rapporti con l'Iran affinché "usino i loro canali per fermare l'esecuzione di Reyhaneh". Il presidente di Neda Day, Taher Djafarizad, chiede una mobilitazione internazionale per scongiurare l'esecuzione e punta l'indice contro il presidente iraniano Hassan Rohani. "Da quando è al potere - dice - le esecuzioni sono aumentate. Non è affato un moderato, è sempre stato dentro l'apparato del regime e ha avuto un ruolo in tutte le pagine più nere della Repubblica Islamica. L'Occidente ripone in lui una fiducia ingiustificata". L'associazione presieduta da Djafarizad, che risiede a Pordenone, ha lanciato una campagna con la quale invita tutti gli italiani a recapitare un messaggio di protesta contro Rohani all'ambasciata iraniana a Roma, nel tentativo di riuscire a fermare l'esecuzione di Reyhaneh.

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