Trani, in classe ci sono due bambini rom: famiglie trasferiscono i figli

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Cronache di ordinario razzismo
08 10 2014

Ennesimo caso di razzismo nelle scuole italiane. Questa volta la discriminazione è avvenuta a Trani, in Puglia, nella scuola elementare Beltrani, dove quattro famiglie italiane hanno chiesto il trasferimento dei propri figli. Il motivo: la presenza in classe di tre bambini rom. “Il primo l’abbiamo accettato, il secondo proprio no”: queste le parole rivolte dai genitori alla vicepreside. “Il primo” sarebbe il primo bambino rom, di sei anni, arrivato a scuola con il fratello di sette dopo un percorso di inserimento scolastico sostenuto dai servizi sociali. I due fratelli sono stati accolti in due classi diverse, “per evitare che potessero isolarsi”, come spiega la vicepreside ai quotidiani locali. Il loro esempio è servito a far iscrivere anche il cugino di sette anni, inserito nella stessa classe di uno dei due fratelli. A quel punto, le quattro famiglie si sono rivolte alla vicepreside: “Mi hanno chiesto che cacciassi i bambini rom perché secondo questi genitori, che mi hanno detto parole irripetibili, questi bambini portano malattie, puzzano e sono sporchi. Al mio rifiuto, hanno deciso di trasferire i propri figli, augurandomi di rimanere da sola con i rom”, racconta la vicepreside, che prosegue: “Nonostante avessi mostrato loro tutti i certificati sanitari e le vaccinazioni dei bimbi, i genitori dei quattro italiani mi hanno intimato di mandarli via dalla classe”. Una situazione definita dalla vicepreside “scandalosa”: “ho fatto solo il mio dovere, rispettando il diritto allo studio previsto dalla Costituzione, senza alcuna discriminazione“, ha ribadito ai quotidiani.

“Forte preoccupazione per il grave sentimento di intolleranza” è stata espressa da Eugema Onlus, associazione di volontariato con sede a Giovinazzo, in provincia di Bari. “Forse la scuola che ha accolto i bambini in fuga dalla Beltrami, al di là delle leggi che lo permettono, non si è resa conto che in questo modo ha dato libero sfogo ai sentimenti xenofobi dei loro genitori?”, si chiede la presidentessa dell’associazione Corsina Depalo. Una preoccupazione che si fa ancora maggiore considerando il contesto in cui è avvenuta la vicenda: una scuola elementare, che dovrebbe essere agenzia primaria di educazione, socializzazione e costruzione del senso civico. Per i figli delle quattro famiglie, e per la classe coinvolta, si è trasformata invece in un esempio di discriminazione e separazione.

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