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Mille candele per Stefano Cucchi

Globalist
06 11 2014

"C'è bisogno di fare luce su una delle pagine più cupe della democrazia italiana. E ognuno deve farsi carico del proprio bagliore": dopo la sentenza in appello sul caso Cucchi, l'Associazione contro gli abusi in divisa onlus (Acad) e la famiglia di Stefano lanciano l'idea '1000 candele per Stefano Cucchi per accendere la verità' davanti al Consiglio Superiore della Magistratura in piazza Indipendenza sabato 8 novembre alle 18.30.

"Contro le bugie, contro l'impunità e contro la tortura, perchè non accada più", spiega Luca Blasi di Acad, che continua: "Stefano è stato ucciso ancora e ancora. La lista delle persone uccise dagli abusi di potere è già troppo lunga, è già insopportabile. Insopportabile come l'impunità che copre, istiga, assolve gli autori di quelle violenze". Una grande luce collettiva, che faccia sentire meno sole tutte queste famiglie:

"Abbiamo scelto di illuminare il Csm e non, per esempio, la caserma di Torpignattara perche' non vogliamo denunciare qualche mela marcia, ma un sistema di violenza radicato in una serie di apparati in divisa, dai Carabinieri alla Polizia". Acad denuncia un problema di democrazia che coinvolge la magistratura: "E' accettabile che degli agenti alzino il dito medio contro la famiglia della vittima alla lettura della sentenza che li assolve? Sono accettabili gli applausi agli agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi?". Quello che l'associazione chiede, in primis, e' la riapertura delle indagini.

"L'ha detto anche il presidente del Senato Grasso: non è possibile che nessuno sappia niente. C'è omertà, qualcuno sta coprendo gli autori della morte di Stefano". Sul profilo Facebook dell'evento '1000 candele per Stefano Cucchi' sono gia' indicati oltre 2 mila partecipanti (per aderire Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), tra chi sarà materialmente a Roma, chi accenderà una candela da lontano e chi suggerisce di portare l'iniziativa in tutte le piazze italiane. In nome di Stefano e di molti altri ragazzi:

"Il nostro numero verde riceve decine di telefonate al giorno: vengono denunciati abusi meno gravi e altri gravissimi. Di molti veniamo a conoscenza dopo anni. E in tutto quel tempo, le famiglie delle vittime si trovano a combattere da sole un'enorme battaglia". Proprio per evitare questo isolamento, Acad lavora molto sulla messa in rete, oltre che sul sostegno legale ed economico: "Mettiamo in rete tutti loro per farli sentire parte di un'unica, grande famiglia.

La nostra associazione partecipa a tutti i processi al loro fianco. La mamma di Aldrovandi è presente ai processi Cucchi e viceversa". Acad si dice d'accordo con le recenti dichiarazioni di Arci per la reintroduzione del reato di tortura: "Lo chiediamo dai tempi del G8: è una misura urgente". Dopo la morte di Stefano, qual è stato il momento piu' triste? "Sono state tante le coltellate che i famigliari di Stefano sono stati costretti a subire: dagli atteggiamenti del sindacato di polizia, alle dichiarazioni di Giovanardi, che ha detto che Cucchi era uno spacciatore e un drogato.

Terribile è stato quando, per farsi credere, hanno dovuto mostrare le immagini di Stefano all'obitorio: e terribile è tutte le volte che sono chiamati a rifarlo". "Una cosa, pero', ci tengo a sottolinearla - conclude Blasi -: quello di sabato deve essere una manifestazione di massa ma assolutamente civile, un grande abbraccio collettivo alla famiglia Cucchi e a tutte le persone nelle loro condizioni".

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