Tutti i punti oscuri della strage dei 43 studenti in Messico

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11 11 2014

La versione ufficiale non convince: mancano le prove scientifiche che i corpi ritrovati siano quelli dei ragazzi uccisi. "E ogni testimonianza fa pensare a un'azione dell'esercito", spiega un ex ufficiale ed esperto di intelligence. Inoltre i servizi segreti militari non potevano non essere informati.

CITTA' DEL MESSICO - L’immagine più forte delle molte manifestazioni di protesta che hanno riempito le strade del Messico nelle ultime settimane è la porta in fiamme del Palazzo Nazionale nella piazza del Zócalo di Città del Messico. Poco importa se il fuoco è durato solo pochi secondi, subito spento dai pompieri. Si protesta contro il governo federale per il massacro di sei persone e la sparizione forzata di 43 studenti della Scuola Normale Rurale di Ayotzinapa, avvenuti nel municipio di Iguala, stato di Guerrero, il 26 e 27 settembre scorsi. Il Messico si mobilita per opporsi a una violenza che da anni affligge il paese, con più di 100mila morti e più di 30mila desaparecidos dal 2006 a oggi.

Nel pomeriggio del 7 novembre scorso in conferenza stampa il Procuratore Generale della Repubblica, Jesús Murillo Karam ha dato l’annuncio che si stava aspettando da molti giorni. Secondo la versione ufficiale, ricavata dalle confessioni di tre presunti sicari, i 43 studenti normalistas di Ayotzinapa, sarebbero stati consegnati dagli agenti della polizia municipale di Iguala al gruppo criminale dei Guerreros Unidos. Questi li avrebbero uccisi, fatti a pezzi, bruciati in abbondante benzina per 15 ore e buttato i loro resti in una discarica nella località di Cocula, a pochi chilometri da Iguala. Senza che nessuno se ne accorgesse.

Nelle scorse settimane si è rinsaldata l’idea, sostenuta da tutti gli apparati dello Stato, che la “coppia imperiale”, Luis Abarca e sua moglie fossero gli unici responsabili morali del delitto di Iguala, dato che i fratelli di María de los Ángeles Pineda sono esponenti di spicco del gruppo dei Guerreros Unidos.

Secondo Jesús Moisés Gonzáles questo è impensabile, dato che a tutti i livelli di governo da molto tempo si sapeva della stretta relazione tra gli Abarca e il gruppo criminale e non si è fatto nulla per destituirli “La responsabilità cade direttamente sul presidente, poiché attraverso i suoi delegati del Cisen doveva aprire un file sulla famiglia Abarca. Le investigazioni si aprono quotidianamente in campagna elettorale. Ogni candidato ha il suo file aperto, si sa tutto, nome, cognome, organizzazioni di cui fa parte, cosa fa la moglie, la famiglia, i figli. Tutto. Il Cisen ha l’informazione completa da tempo, ancora prima che Abarca diventasse sindaco. Perché allora la Procura Generale e gli organismi di intelligence non hanno avvisato? E se lo hanno fatto, perché l’autorità, in questo caso il Ministro degli Interni Osorio Chong non ha dato le istruzioni per arrestare Abarca o per investigarlo più a fondo? Il problema è che il Ministro degli Interni risponde direttamente al signor presidente, che aveva tutte le informazioni necessarie per sapere chi fossero gli Abarca. Però ora tutti si dissociano”.

I familiari dei normalisti non accettano la versione ufficiale e continuano a richiedere l’assistenza tecnica internazionale, nell’ambito delle misure cautelari dettate il 3 ottobre dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, un meccanismo concreto che ha accettato lo stesso Peña Nieto. Le tre linee di assistenza tecnica internazionale sollecitate sono la ricerca in vita, l’identificazione dei cadaveri o dei resti ossei e l’investigazione politico criminale, per accertare i nessi tra governo (a tutti i livelli) e crimine organizzato.

Parte fondamentale in questo processo quindi l’hanno svolta i familiari, che, attraverso i loro rappresentanti, hanno informato sulle linee di ricerca, richiesto la partecipazione dell’Equipe Argentina di Antropologia Forense (EAAF), esperta di casi di sparizione forzata. Ed è grazie al loro sforzo che sono riusciti a far leggere al presidente Peña Nieto una dichiarazione in cui si esige il rispetto della dignità delle scuole normali rurali e la formazione di una commissione mista per proseguire l’investigazione. Ma per il momento non è stato compiuto nessuno degli accordi presi con i familiari, e si è fatta passare l’idea che il caso sia chiuso.
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