L’abbandono scolastico ci costa tra 21 e 106 miliardi di euro

Garante per l'infanzia e l'adolescenza

L'indagine LOST prova a far chiarezza sulle dimensioni dell’abbandono della scuola e sui costi economici e sociali che ne derivano
Anche quest’anno decine di migliaia di studenti non sono tornati sui banchi delle scuole o della formazione professionale. Nonostante qualche progresso, l’Italia stenta a recuperare terreno verso l’obiettivo della riduzione dell’abbandono scolastico al 10% stabilito dall’Unione Europea per il 2020.

Secondo i dati Eurostat il tasso di abbandono scolastico in Italia si attesterebbe attualmente al 17% con un trend di miglioramento; il problema riguarda quasi esclusivamente i maschi e interessa in misura più sostenuta il Mezzogiorno, con punte del 25,8% in Sardegna, del 25% in Sicilia e del 21,8% in Campania (dati riferiti al 2012 – MIUR 2013).
L'analisi dei dati sulle frequenze scolastiche, forniti da ISTAT, aggiunge un dato per nulla rassicurante sul rapporto tra diplomati e popolazione nella fascia d'età 19 anni: ogni anno il 23,8% della popolazione non raggiunge un titolo di scuola secondaria che dia accesso all'università.

L’abbandono scolastico è certamente una lesione del diritto di uguaglianza ma quale costo economico devono sopportare le persone e la collettività a causa di questo mancato investimento in capitale umano? Concentrandosi sul reddito permanente, quello mediamente fruibile nell’arco della vita, l’azzeramento della dispersione scolastica si stima possa avere un impatto importante sul PIL compreso in una forbice che va dall'1,4% al 6,8% che, tradotto in euro, significherebbe un recupero da 21 a 106 miliardi!

LOST, l'indagine nazionale sulla dispersione scolastica promossa da WeWorld Intervita con Associazione Bruno Trentin e Fondazione Agnelli è un importante contributo sulle dimensioni dell’abbandono della scuola e del costo economico che, insieme al mancato conseguimento di un titolo di studio superiore, comporta rischi rilevanti di esclusione lavorativa e sociale per i ragazzi. Realizzata in collaborazione con CSVnet e patrocinata da questa Authority, la ricerca per la prima volta valuta anche la dimensione e il valore delle attività che scuole e Terzo settore mettono in campo per contrastare la dispersione scolastica. L’analisi delle azioni del volontariato, in particolar modo, pazienti, silenziose, e insostituibili, è una novità assoluta rispetto ad altri studi.

Oggetto di indagine sono le scuole secondarie di I e di II grado e gli enti non profit delle quattro aree urbane metropolitane di Milano, Roma, Napoli e Palermo perché è proprio qui che l’abbandono scolastico si intreccia con le problematiche relative all’allentamento dei vincoli di comunità e del controllo sociale (ancora diffusi e rilevanti nei centri più piccoli), e alla difficile integrazione dei ragazzi di origine straniera la cui presenza è più intensa proprio nelle grandi città.

Oltre i numeri. Il fenomeno dell'abbandono precoce dei percorsi formativi presenta una multidimensionalità di cause che rende necessaria una pluralità di strategie di contrasto, adattabili ai diversi contesti. Nell’elaborazione di queste strategie, la scuola non può rinunciare al ruolo di attore promotore e di nodo centrale di una rete che tenga insieme tutti i soggetti che lavorano sul tema.

In ogni territorio indagato, ma in modo più evidente nel centro-sud, è emerso che l’obiettivo principale perseguito da chi opera nel Terzo settore per contrastare la dispersione scolastica è innanzitutto creare o ricreare una sorta di affezione allo studio, ridare centralità ai ragazzi accrescendone le possibilità di scelta, attraverso il riconoscimento dell’importanza delle conoscenze. In tal senso, il Terzo settore sembra svolgere un ruolo fondamentale, andando a riempire un vuoto che l’istituzione scolastica ad oggi da sola non è in grado di colmare.

I risultati di LOST mettono in luce la necessità di una maggiore complementarità tra le azioni di contrasto messe in campo da scuole e Terzo settore: il fenomeno è troppo complesso e il problema troppo importante perché  si continui ad operare in modo indipendente e non coordinato.

******LA RICERCA LOST******
La Conferenza di Lisbona aveva individuato nella riduzione dell’abbandono scolastico uno dei cinque benchmark che i Paesi UE dovevano raggiungere nel campo dell’istruzione entro il 2010, obiettivo posticipato poi al 2020. Secondo i dati dell’Unione Europea, gli early school leavers rappresentano in Italia il 17% (mentre in Germania la quota è sensibilmente più bassa così come in Francia e nel Regno Unito). Rispetto all’obiettivo europeo del 2020 del 10% il nostro Paese avrebbe sette punti di differenza da colmare, pertanto già nel 2011 è stato fissato un obiettivo nazionale più realistico (e modesto) del 15/16%.

LE SCUOLE E LA LOTTA ALLA DISPERSIONE
L'indagine sui progetti gestiti dalle scuole nei quattro territori considerati, ha evidenziato che:
- oltre il 60% dei progetti attivati si concentra su azioni finalizzate all’integrazione delle attività curricolari per il contrasto del basso rendimento
- il 46,7% riguarda attività ludico-laboratoriali per migliorare il clima scolastico
- il 35,7% sviluppa azioni di orientamento in ingresso, in itinere e in uscita
- percentuali inferiori riguardano attività integrative con uso delle nuove tecnologie e azioni di coinvolgimento di famiglie degli studenti

È emersa una tendenza solipsistica nella gestione degli interventi di contrasto all’insuccesso scolastico: il 50% dei progetti viene realizzato in totale autonomia dalle scuole e questo vale ancor di più a Roma e Milano (aree territoriali che infatti non prevedono bandi di finanziamento – es. Piano Operativo Nazionale (PON) - in cui la partnership tra scuole ed enti del Terzo settore sia una condizione di partecipazione).

GLI ENTI NON PROFIT E LA LOTTA ALLA DISPERSIONE
Per quanto riguarda le attività realizzate contro l'abbandono scolastico, gli enti (intervistati) dichiarano che l'attività preponderante è
- l'aiuto nei compiti scolastici (46,5%)
- seguita, a distanza, dai centri di aggregazione giovanile (25,6%)
- dalla socializzazione (attività extrascolastiche, centro ricreativo e/o di aggregazione giovanile)
- seguono poi attività di più diretto recupero scolastico (in molti casi con un rapporto 1:1 tra ragazzo e animatore/educatore), di disponibilità di spazi per lo studio (ivi compresa l’attività di prestito libri) e attività di orientamento scolastico

Le attività non si distribuiscono in modo equivalente nei diversi territori della rilevazione: dai dati emerge con grande evidenza come l’intervento di doposcuola con aiuto compiti sia particolarmente attivo a Milano, dove si presta altresì attenzione alla creazione di luoghi di studio e ad attività individualizzate di ripetizione, mentre nelle altre città l’attività di aiuto compiti ha dimensioni equivalenti alle attività di aggregazione e di ricreazione extrascolastica. Proiettando il dato su scala nazionale con riferimento ai dati del Censimento Istat 2011 delle imprese del Terzo settore, si può ritenere che il privato sociale arrivi a mobilitare risorse per 60 milioni di euro all’anno: in media, per ogni euro speso viene prodotto valore pari 1,60 euro. Uno sforzo comparabile a quello del Ministero dell’Istruzione, che investe circa 55 milioni di euro ogni anno in progetti attivati nelle scuole, principalmente con finalità di recupero.

SCUOLE E ENTI DEL TERZO SETTORE: CONCORRENTI O ALLEATI NEL CONTRASTO ALLA DISPERSIONE?
Anche se in modo non molto marcato, le iniziative del sistema scolastico crescono al crescere dell'incidenza del fenomeno dell'abbandono e, pur nei limiti delle risorse disponibili, sembrano rispondere alla domanda del territorio con un numero crescente di progetti che consente di raggiungere un numero altrettanto crescente di studenti. Viceversa, nel caso del Terzo settore, il numero di studenti coinvolti nelle iniziative anti-dispersione appare slegato dall’effettiva incidenza del problema a livello territoriale: domanda del territorio e offerta da parte degli enti del Terzo settore sembrano essere indipendenti tra loro, forse anche a causa dell’eterogeneità delle iniziative attivate. Gli interventi di scuole e Terzo settore non sembrano essere legati da alcuna relazione sistematica laddove rispondono a logiche diverse e attivano sul territorio interventi che appaiono del tutto indipendenti tra loro: al di là di pochi casi virtuosi sembra prevalere la sistematica assenza di comunicazione, coordinamento e reciproca legittimazione tra i due attori.

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