Firenze capitale del cinema balcanico

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18 11 2014

Comincia oggi il Balkan Florence Express, punto sullo stato della settima arte sull'altra sponda dell'Adriatico e soprattutto festa che partecipa alla bella iniziativa dei “50 giorni di cinema”, collana di festival fiorentini scanditi dal 30 ottobre al 14 dicembre

Il ponte è l'immagine flash del Balkan Florence Express, rassegna del cinema balcanico (terza edizione, 17-20 novembre). Un ponte ideale e materialissimo che collega i fantasmi della prima guerra mondiale, cent'anni dopo l'attentato a Francesco Ferdinando, a quelli del conflitto fratricida della Jugoslavia dissolta. Ma a collegare le due sponde dell'Adriatico c'è anche il presente gioioso di visioni e profumi condivisi, film, musica, mostre fotografiche, cucina etnica, danza, un programma polifonico declinato nelle quattro giornate del festival fiorentino (cinema Odeon), promosso da Oxfam Italia, direttori Cecilia Ferrara e Simone Malavolti.


Il rinascimento dei Balcani ha lo sguardo della cineasta bosniaca Jasmila Zbanic che presenterà in anteprima italiana Love Island, il suo esordio nella commedia dopo i drammatici Il segreto di Esma (Orso d'oro 2006) e Il sentiero, storie di donne combattenti contro violenza di genere e integralismo islamico. Zbanic sa maneggiare bene la materia sulfurea - satira, comicità surreal-grottesca - della scena bosniaca, in antagonismo virtuale con l'Emir Kusturica che scelse il fronte serbo, ma che sa distillare le tonalità graffianti del luogo d'origine. Passioni e tradimenti, carnevale di equivoci, una pochade liberatoria nell'incanto di un'isola croata, “l'isola dell'amore” che riconduce Jasmila, nata quarant'anni fa a Sarajevo, alle memorie di quand'era burattinaia nel Vermont.


Il ponte ritorna, presenza non solo simbolica, nel secondo film in cartellone della regista, For Those Who Can Tell No Tales (2013) sui crimini di guerra nascosti dietro la bellezza di Visegrad, la città del ponte sulla Drina, scoperti fuori dalle mappe turistiche da una viaggiatrice australiana, interpretata da Kym Vercoe, co-sceneggiatrice. Ed è ancora volo oltre i confini nel film collettivo I ponti di Sarajevo, evento speciale al festival di Cannes, tredici episodi di 9 minuti l'uno coordinati dal critico francese Jean-Michel Frodon e diretti, tra gli altri da Jean-Luc Godard, Teresa Villaverde, Ursula Meier, Leonardo di Costanzo, Vincenzo Marra e da Ajda Begic, un altro occhio bosniaco sul lungo assedio di Sarajevo ('92-'96). Si va dal “ponte latino” dove Gavrilo Princip sparò all'arciduca austro-ungarico e innestò la miccia della Grande Guerra fino al tenero stupore di un bambino che per recuperare il pallone finisce nel “giardino di pietra”, il cimitero dove scorrono bianche le lapidi dei caduti.

Tra tutti incanta il collage di materiali misti di Godard, “Le Pont des Soupirs”, incursioni spazio-temporali, scratching visionari, pensiero espanso su civiltà e barbarie. Fiancheggia il film, un incontro sul centenario dell'attentato fatale, “Il secolo di Sarajevo”, e sul passato che disegna un'Europa sanguinaria e un futuro di pace, che ancora non si vede. Anzi. Non solo il corpo a corpo continuo di Bruxelles sull'identità mancante e gli scontri monetari, ma anche i fuochi degli ultrà, serbi e albanesi l'altro ieri, croati ieri a San Siro, per la partita ”amichevole”, che rievocano la Croazia nera e bellica. Ci penseranno gli studiosi convenuti alla tavola rotonda, tra i quali l'ambasciatore della Bosnia Erzegovina, Zlatko Dizdarevic, a illuminarci sul destino del continente.

Il Balkan Florence Express, però, è soprattutto una “festa” che partecipa alla bella iniziativa dei “50 giorni di cinema”, una collana di festival fiorentini scanditi nello stesso periodo dell'anno dal 30 ottobre al 14 dicembre, per ottimizzare i costi e attirare gli spettatori. Intanto, Firenze si gode le delizie balcaniche, a cominciare dalla selezione ufficiale, dove troviamo, per esempio, il titolo di Goran Vojvonic in prima nazionale, Cefurji raus!, scritto insieme al poeta Abdullah Sidran, sceneggiatore del primo Kusturica, e Seduce Me di Marko Santic, scelto dalla Slovenia per l'Oscar. Occasione speciale, la proiezione di Figlio di Nessuno, per la prima volta sugli schermi italiani dopo il passaggio alla Mostra di Venezia (Settimana della critica, premio Raro Video del pubblico), e in attesa di uscita nelle sale il 16 aprile 2015. Diretto dal serbo Vuk Rsumovic (presente a Firenze), è la storia di un “ragazzo selvaggio”, evocando Truffaut, cresciuto nei boschi e ritrovato nell'89 tra le montagne della Bosnia. Lo aiuteranno a diventare “umano” in un orfanotrofio di Belgrado, ma quando tre anni dopo scoppia la guerra, il ragazzo-lupo verrà rispedito all'inferno e il “richiamo della foresta” sarà più forte e più dolce della vita tra gli uomini.

Sugli schermi dell'Odeon, una selezione di documentari del Festival dei Popoli, rassegna storica della città, che colleziona opere recenti del panorama balcanico, da Mama Europa della slovena Petra Seliksar, l'Europa vista da una bambina di sei anni, a Men With Balls, storia sorridente di un villaggio rom che ritrova l'orgoglio della comunità in una partita a tennis. E proprio alla cultura rom è dedicata la mostra fotografica “Il pellegrinaggio dei gitani”, realizzata in collaborazione con Rolling Film Festival, rassegna di film rom a Pristina.

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