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#siamorotti: freelance e coworkers rompono con il governo

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Il Manifesto
03 12 2014

Roberto Ciccarelli

E’ la prima volta. I cowork ita­liani si met­tono in rete e spo­sano la bat­ta­glia di Acta, Alta par­te­ci­pa­zione e Con­fas­so­cia­zioni con­tro l’aumento dell’aliquota pre­vi­den­ziale della gestione sepa­rata Inps dal 27,72% al 29,72%: “Non siamo i ban­co­mat del governo”. inCowo a Milano, LoFoIo a Firenze, Re Fede­rico a Palermo e Mil­le­piani a Roma hanno aperto le loro stanze per una bat­ta­glia che riguarda anche i free­lance che le fre­quen­tano gior­nal­mente, tro­vando così occa­sioni per fare rete, lavo­rare, pro­get­tare. E’ una prima dimo­stra­zione di come l’attività pro­fes­sio­nale, basata sullo scam­bio di cono­scenze, possa coniu­garsi con un’attività mutualistica.

L’azione è stata molto sem­plice. Con il tam tam in rete, e il pas­sa­pa­rola, ai free­lance è stato chie­sto di por­tare nei cowork i loro sal­va­da­nai per rom­perli. Farsi foto­gra­fare da soli o in gruppo e poi con­di­vi­dere l’immagine. Così è stato. Un governo che rompe i sal­va­da­nai per rac­cat­tare le ultime risorse da coloro che sono i meno tute­lati nel mondo del lavoro ita­liano. Que­sto è il senso.

I nuovi poveri sono gli auto­nomi a par­tita Iva

La que­stione pre­vi­den­ziale riguarda tutti coloro che non hanno un lavoro subor­di­nato a tempo inde­ter­mi­nato. Iscritti, e non alla gestione sepa­rata, tutti hanno lo stesso pro­blema: il peso fiscale e con­tri­bu­tivo non cor­ri­sponde all’erogazione di diritti sociali fon­da­men­tali. Quella con­tro la gestione sepa­rata è la prima bat­ta­glia che può sedi­men­tare una con­di­zione comune e il rico­no­sci­mento che da soli si può poco. Insieme si può arri­vare a un risultato.

E’ suc­cesso alle 19,33 del 3 dicem­bre. La pun­tua­lità si spiega con la cam­pa­gna ori­gi­na­ria­mente lan­ciata da Acta: Dica No 33. Il “No” è con­tro l’aumento fino al 33,72% entro il 2019 impo­sto dalla riforma For­nero delle pen­sioni per i con­tri­buti che lavo­ra­tori auto­nomi e para­su­bor­di­nati iscritti alla cassa dell’Inps.

Una lotta ini­ziata nel 2012 e giunta quest’anno alla terza edi­zione. Da allora la poli­tica non ha saputo tro­vare un rime­dio dura­turo ad un’iniquità pra­ti­cata ai danni dei nuovi poveri a par­tita Iva. Da allora, sem­pre a dicem­bre, nella legge di sta­bi­lità, il par­la­mento ha tro­vato una man­ciata di milioni per riman­dare il pro­blema all’anno successivo.

Da parte loro, i free­lance chie­dono una riforma di sistema: equa, per­chè l’aliquota torni al 24%, la per­cen­tuale ver­sata da altri auto­nomi come gli arti­giani. E uni­ver­sale: per­ché i con­tri­buti ver­sati per la malat­tia (lo 0,72% dell’aliquota) non per­mette di affron­tare malat­tie gravi. Come sta denun­ciando in que­sti mesi la free­lance toscana Daniela Fre­gosi con la sua bat­ta­glia per il diritto alla malat­tia per tutti gli autonomi.

Acta, Alta Par­te­ci­pa­zione e Con­fas­so­cia­zioni hanno lan­ciato un appello pochi giorni fa. Il governo Renzi ha pre­pa­rato una gigan­te­sca trap­pola per tutte le figure del lavoro indi­pen­dente, pro­prio quelle che più volte ha cele­brato come i «cam­pioni» dell’innovazione, delle start up e delle «nuove professioni».

Una con­trad­di­zione poli­tica di primo piano cre­sciuta di mese in mese, e annun­cio dopo annun­cio. La revi­sione del regime age­vo­lato per le par­tite Iva under 35 i minimi com­por­terà per gli auto­nomi e i pro­fes­sio­ni­sti una stretta dram­ma­tica sui ricavi già ridotti all’osso e un incre­mento tri­plo del pre­lievo fiscale.

Per dare un’idea: con un com­penso lordo medio di 18.640 euro, il red­dito netto di una par­tita Iva iscritta alla Gestione sepa­rata Inps sarà di 8.679 euro annui, 723 euro al mese. Dopo tasse e con­tri­buti, in tasca a que­sti lavo­ra­tori restano oggi 515 euro. Con l’aumento dei con­tri­buti e delle tasse, que­sto red­dito dan­neg­gerà ulte­rior­mente i nuovi poveri con la par­tita Iva.

Anna Soru, pre­si­dente di Acta, ha colto la vera con­trad­di­zione del governo Renzi: «La verità è che il governo smart col­pi­sce i free­lance e l’economia 2.0. Parla del nuovo, ma guarda solo al vec­chio. E allora, la cosa migliore da farsi è scen­dere in campo con­tro l’Inps che ci usa come ban­co­mat per riem­pire le casse vuote di altre gestioni».

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