I fascisti: è il momento di fare le stragi

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Globalist
23 12 2014

Sono iniziati oggi gli interrogatori delle 14 persone appartenenti al gruppo "Avanguardia Ordinovista" che stavano progettando omicidi, stragi di extraxcomunitari, rapine per arrivare al sovvertimento dello Stato che l'ideologo dell'organizzazione, il 93enne Rutilio Sermonti (indagato), definiva "fantoccio".

L'operazione è stata portata a termine ieri dal Ros dopo aver raccolto numerose intercettazioni e anche grazie all'apporto decisivo di due appartenenti al Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri che erano riusciti ad infiltrarsi nel sodalizio di estrema destra. Gli arrestati sono reclusi tra le carceri di Pescara, Teramo e Chieti.

Il gip del tribunale dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare chieste dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo, ha disposto che gli interrogatori avvengano per rogatoria. Oltre agli arrestati (11 in carcere e tre ai domciliari) l'inchiesta conta altri trenta indagati.

Davanti ai giudici compariranno, tra gli altri, Stefano Manni, 48enne originario di Ascoli Piceno ma residente a Montesilvano, considerato il capo indiscusso del gruppo eversivo, e la sua convivente, Marina Pellati, che faceva proseliti tramite la pagina di facebook "Nuovo centro studi Ordine Nuovo" interagendo con nomi falsi. Manni vanta un legame di parentela con Gianni Nardi che negli anni Settanta fu tra i maggiori esponenti di Ordine Nuovo.

Nel mirino degli indagati, che avevano in animo anche di entrare in politica con un proprio partito, politici, soprattutto quelli senza scorta, magistrati, attentati tramite ordigni in prefetture, questure, sedi di equitalia ma anche metropolitane delle principlai città italiane.

"Quattro cinque colpi ben assestati - dice Manni in una intercettazione - per far capire che si fa sul serio". Nella strategia del gruppo clandestino e xenofobo anche quella di far saltare in aria il mercato multietnico di Pescara, attiguo alla stazione centrale e attuare una strage di extracomunitari che risiedono in gruppi numerosi in alcuni stabili del capoluogo adriatico. "E poi che Dio li abbia in gloria", dice Manni conversando telefonicamente con la pavese Tiziana Agnese Mori che nei confronti degli immigrati nutre un odio viscerale.

Nelle intercettazioni dei Ros Manni parla con Franco La Valle Franco anche in merito a un'azione terroristica su una non meglio precisata linea ferroviaria. "È giunto il momento, ma non di colpire alla cieca, non tipo la Stazione di Bologna (la bomba esplosa nel 1980 n.d.r.), per altro non attribuibile a noi quell'opera d'arte, vanno colpite banche, prefetture, questure, uffici di Equitalia, con i dipendenti dentro. È arrivato il momento di farlo, ma farlo contestualmente. Non a Pescara e poi fra otto mesi a Milano".

Tra gli "obiettivi con alto indice di fattibilità" anche politici come Pierferdinando Casini o l'ex governatore d'Abruzzo Gianni Chiodi, perché senza scorta e quindi facilmente raggiungibili. Ma Manni, si legge nell'ordinanza, "istiga i suoi amici a una messa in atto di azioni eversive" anche nei confronti "del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, del senatore a vita ed ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti e dell'allora Ministro all'Integrazione, Cecile Kyenge".

Bagnasco: episodio inquietante ma no al panico - "Questo episodio è certamente inquietante e deve essere preso sul serio ma non mi sembra, nonostante le difficoltà generali, che ci sia un brodo di cultura che favorisca psicologicamente ed emotivamente questi fatti eversivi", ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, commentando l'arresto del gruppo di neofascisti.

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