Cile, 23 condanne per la sparizione di un oppositore politico 40 anni fa

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Le persone e la dignità
14 01 2015

Dal Cile arriva una buona notizia che – in questo inizio d’anno particolarmente cupo – vale la pena rilanciare.

L’8 gennaio la Corte d’appello di Santiago ha emesso 23 condanne per il sequestro di un oppositore politico avvenuto il 14 settembre 1974, poco più di un anno dopo il colpo di stato di Augusto Pinochet.

Bernardo de Castro López, un disegnatore tecnico di 34 anni, militante del Partito socialista, venne prelevato dalla sua abitazione nella capitale da agenti della Dirección de Inteligencia Nacional (Dina), la polizia segreta della dittatura.

Un mese dopo il sequestro, l’uomo venne visto all’interno di un centro di detenzione. Poi, se ne persero le tracce.

Il suo nome comparve un anno dopo in articoli della stampa dei paesi latinoamericani partecipanti alla cosiddetta Operazione Colombo, una campagna di disinformazione coordinata dalle polizie segrete di Cile, Argentina e Brasile. In quegli articoli, la sparizione di 119 prigionieri politici – tra cui Bernardo de Castro López – veniva camuffata come un regolamento di conti all’interno del Movimento della sinistra rivoluzionaria, un gruppo armato di opposizione.

La Corte d’appello di Santiago ha condannato sei dei 23 imputati a 13 anni di carcere. Tra loro, l’ex generale Manuel Contreras, all’epoca capo della Dina. Contreras ha già sommato oltre 400 anni di carcere al termine di decine di processi per violazioni dei diritti umani.

Altri 15 imputati sono stati condannati a 10 anni e gli ultimi due a quattro anni di carcere.

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