Anche le formiche cambiano il mondo

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Comune-info
23 01 2015

di Domenico Finiguerra*

Nel 1964 Herbert Marcuse con “L’uomo a una dimensione” ci preallertava sugli effetti nefasti del consumismo che permeava e anestetizzava le forze rivoluzionarie come la classe operaia, smorzandone la vocazione alla trasformazione e all’emancipazione, illudendola che la libertà di consumo e di scelta tra prodotti diversi fosse la migliore delle conquiste possibili.

Nella prima metà degli anni ’70 anche Pier Paolo Pasolini si interrogava e si indignava per gli effetti nefasti del consumismo (definita un’ideologia edonistica-consumistica peggiore del fascismo) in quanto in grado di intaccare l’anima stesse delle persone e responsabile di una vera e propria mutazione antropologica degli italiani.

Ma le conseguenze del consumismo con cui oggi dobbiamo fare i conti non sono solo politiche, sociali e culturali. Ci sono anche quelle ambientali e sulla salute delle persone, sul fabbisogno energetico e sulla limitatezza delle risorse del pianeta, sulle guerre che provoca. Sempre che non si preferisca continuare a produrre, a consumare e purtroppo, parafrasando i CCCP di una volta, a morire a causa del modello di sviluppo dominante e fondato proprio sul consumismo, dobbiamo seriamente pensare ad un cambiamento epocale, perché consumiamo più di quanto il pianeta è in grado di produrre e produciamo rifiuti che, per qualità e quantità, la biosfera non è più in grado di assorbire senza ripercussioni drammatiche.

Così, da Marcuse e Pasolini, arriviamo nella terra di Collodi, tra Lucca e Capannori. Qui è appena partito un bel progetto dal nome chiaro, Daccapo!”, che si affianca ad altre centinaia sparsi in tutta Italia. Tutte azioni che puntano al recupero, al riuso, alla riparazione e al riciclo di prodotti. L’elenco di esperimenti nati su spinta di movimenti locali, su iniziativa di amministrazioni comunali o di semplici cittadini è lunghissimo (www.comunivirtuosi.org, www.comune-info.net). Quasi ovunque sono esperienze che uniscono l’impegno a tutela dell’ambiente con la solidarietà sociale e la fantasia, consentendo a centinaia di famiglie di accedere ad alcuni beni che altrimenti non potrebbero permettersi (ed attivando così comportamenti di segno opposto all’egoismo e all’individualismo prodotti dallo stesso consumismo).

Ma, purtroppo, questi piccoli spunti positivi non bastano. La nostra impronta ecologica peggiora di anno in anno ed è obbligatorio un salto di qualità per mettere a sistema su scala nazionale, o meglio ancora europea e mondiale, una strategia complessiva per il riutilizzo degli oggetti prodotti, per il riciclo di ogni suo componente, per il facile riassorbimento nel ciclo biogeochimico di tutti materiali utilizzati.

Possediamo tutte le conoscenze necessarie. Ma finché le ricette economiche ruoteranno attorno alla frase magica “rilanciare i consumi per far ripartire la crescita”, ci dovremo accontentare del lavoro paziente delle formichine che a livello locale portano avanti idee come quella di “Daccapo”.

Oppure magari stimolare le stesse formichine affinché si uniscano e, ridestando tutti dall’intorpedimento descritto cinquant’anni fa da Marcuse, si arrabbino! (vedi Gino e Michele).

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