18 Febbraio 1934

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Corriere delle migrazioni
18 02 2015


Purtroppo Audre Lorde è ancora poco conosciuta e pochissimo tradotta in italiano. Nell’introduzione a un convegno bolognese del 2006, a lei dedicato, così si leggeva: «ha sfidato razzismo, omofobia, sessismo e classismo con grande impegno ed efficacia, partecipando in modo trasversale ai movimenti sociali che hanno segnato la seconda metà del secolo scorso, non solo in America: Black Arts e Black Liberation, Women’s Liberation e Lesbian and Gay Liberation. Convinta internazionalista, Lorde ha creato connessioni fra donne all’interno degli Stati Uniti, nei Paesi caraibici, sua origine, in Europa, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda». Non c’è dubbio che Lorde sia stata una donna spiazzante, anticonformista, anticipatrice di alcune tematiche importanti, come quando ha scritto sul potere erotico femminile nascosto e svilito dalla cultura occidentale.

Del resto amava ripetere che «non si può smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone»: un monito rivolto a chi vorrebbe fare le rivoluzioni senza sovvertire linguaggi e immaginari, senza quindi entrare in reale conflitto con il sistema maschilista e patriarcale che le donne subiscono. Audre ha fatto tanti mestieri, dall’infermiera all’impiegata, dall’operaia alla bibliotecaria e ha poi insegnato inglese all’Hunter College di New York, viaggiando in tutto il mondo per tenere conferenze e seminari. Ha scritto tantissimo, molte poesie. Le sono stati dedicati alcuni bei film, tra gli altri: A Litany for Survival: The Life and Work of Audre Lorde di Ada Gay Griffin [Usa, 1995]; The Body of a Poet – A Tribute to Audre Lorde di Sonali Fernando [Gran Bretagna, 1995] e The Edge of Each Other’s Battles: The Vision of Audre Lorde di Jennifer Abod [Usa, 2002].

Audre non aveva dubbi, le nostre visioni sul mondo cominciano con i nostri desideri perché se «I padri bianchi ci hanno detto: penso, dunque sono. La madre Nera dentro ciascuna di noi – la poeta – sussurra nei nostri sogni: sento, dunque posso essere libera. La poesia conia il linguaggio per esprimere e autorizzare questa esigenza rivoluzionaria, l’adempimento di questa libertà. […] Perché non esistono nuove idee. Ci sono soltanto nuovi modi di farle sentire – di esaminare cosa sembrano queste idee vissute di domenica mattina alle sette, dopopranzo, durante l’amore sfrenato, facendo la guerra, partorendo, piangendo la nostra morte – mentre soffriamo per le vecchie brame, combattiamo i vecchi ammonimenti e le paure di restare silenziose e impotenti e sole, mentre saggiamo nuove possibilità e forze».

Di recente in italiano sono stari tradotti due testi fondamentali della sua ricca produzione saggistica e poetica.
Zami. Così riscrivo il mio nome (Edizioni Ets) è a cura di Liana Borghi, con una ottima traduzione di Grazia Dicanio. Zami, una parola carriacou per donne che lavorano insieme come amiche e amanti. «Dai vividi ricordi dell’infanzia a Harlem alle lotte per i diritti civili agli incontri nei bar lesbo-gay degli anni Cinquanta, la prima vita della poeta e scrittrice afroamericana prende forma intrecciando racconti, sogni e storia con il sostrato mitico di culture afrocaraibiche. Il suo divenire complesso tra lingua e realtà mentre esplora criticamente i confini incerti, contestati e disciplinati tra genere, razza e sessualità, produce un manifesto per una politica dell’erotico di donne che si identificano con le donne. Zami si offre come un antefatto autobiografico degli interventi politici, dei saggi e delle poesie prodotti da Lorde durante il suo percorso di attivista guerriera “afro-caraibica-americana-lesbofemminista” negli anni Settanta e Ottanta».
Ma c’è anche Sorella outsider. Gli scritti politici di Audre Lorde, pubblicato dalle edizioni Il dito e la luna, nella traduzione di Margherita Giacobino e Marta Gianello Guida. «Scritti politici» perché idealmente rivolti alle comunità di cui Lorde si sente parte e in cui gioca il ruolo di outsider scomoda, provocatoria e ispiratrice. «Un percorso di approfondimento che, con grande coerenza di pensiero, attraversa i concetti di differenze e connessioni, sopravvivenza e guerra (contro razzismo, sessismo, omofobia, classismo), sentire e usare, potere. Nella sua prosa da poeta Lorde evoca una trama di relazioni con donne nere presenti e passate, reali e leggendarie, con cui scambia parole, gesti e sguardi attenti a quella grande forza dell’eros che pervade la sua vita e i suoi scritti».

Barbara Bonomi Romagnoli

 

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