Mafia Capitale: lo scandalo sulla pelle dei migranti

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Dinamopress
03 03 2015

Mafia Capitale non è solo un titolo di Cronaca mainstream che ha fatto audience, ha suscitato curiosità e un pochino di sdegno (molto contenuto, moderato, titubante) o poca, pochissima paura nei gestori delle molte cooperative e società coinvolte. E' una questione concreta, molto italiana, che associazioni e movimenti denunciano da anni. Per non essere retorici, è una questione che con grande passione per la giustizia e per la dignità delle persone, soprattutto se in condizioni di disagio, alcune associazioni denunciano con materiali video, interviste, foto, articoli a partire dall' “emergenza nordafrica”. Un paradigma dell'unica via possibile di gestione “Stato-mafia” di un susseguirsi di tragedie umanitarie e ghiotte possibilità di profitto. Di business dell'accoglienza si parla da un bel po', ma Mafia Capitale nelle dimensione della roboante inchiesta giudiziaria, ha mostrato ad un pubblico distratto le conseguenze concrete della mala gestione dei fondi per l'accoglienza e della mala interpretazione delle direttive europee, sulla vita di migliaia di persone.

Persone irriducibilmente trattate dai media e dalle Istituzioni (per non nominare neanche la vergognosa propaganda politica fascio-leghista sullo straniero-nemico) con uno statuto diverso da quello di “cittadini italiani”. Persone macchiate dall'onta di fuggire da conflitti sanguinosi nei propri paesi, da situazioni di povertà estrema e di avere nella testa un sogno (probabilmente) sbagliato quello di un'Europa “democratica”, accogliente che avrebbe concesso loro un futuro diverso. O più propriamente avrebbe concesso loro un futuro. Punto.

Scriviamo oggi, nuovamente, perché coinvolti da vicende particolari, specchio di un problema di gestione irrisolto e di interessi ancora molto forti che impediscono il funzionamento dei Centri d'accoglienza a partire da criteri di regolarità, rispetto della persona e dei diritti fondamentali. Oggi, davanti alla Prefettura di Roma un centinaio di ragazzi ospiti dei Centri di Rebibbia e di Castrense si sono ritrovati per chiedere perché e dove verranno trasferiti da un giorno all'altro.

Perché devono interrompere cure mediche che gli stanno (forse) salvando la vita, perché devono spezzare faticosi legami che i loro bambini stanno costruendo a Roma, perché devono ricominciare l'Iter dell'esame della Commissione per il diritto d'asilo da zero. Come se il loro tempo e la loro vita non scorresse come le nostre, come tempo e vita dei responsabili della Prefettura, dei Presidenti delle Cooperative, che Mafia o Capitale o meno, si trovano, sempre loro, a gestire fondi destinati, in verità a persone che ne hanno bisogno, migranti, rifugiati, malati, bambini.

Come se fossero “pacchi”, come scrivono in una lettera redatta a più mani qualche giorno fa dagli ospiti, dublinanti (coloro cui è applicato il Regolamento di Dublino, causa di morti e miseria quotidiane) del centro di Rebibbia e che è stata come altre centinaia di lettere e di richieste cestinata.

Oggi i responsabili della Prefettura per loro non avevano tempo, domani forse è troppo tardi, perché le pratiche di trasferimento viaggiano invece noncuranti delle vite cui sono destinate, perché l'arroganza di decidere della vita altrui è una prerogativa della solidarietà italiana.

Il bilancio della giornata di mobilitazione si attesta attorno a scarne informazioni sul destino dei 40 ospiti del centro di Castrense, trasferiti entro domani in gran parte in via Staderini, il resto tra Anzio, Nettuno, Torremaura, Pomezia, Tivoli, ad una settimana dalla Commissione che ha il compito di analizzare la loro richiesta d'asilo. Il centro di Staderini è stato più volte sotto l'occhio del ciclone per il sovraffollamento e per la quasi totale assenza di servizi. Un luogo senza una certa giurisdizione, né Cara né Sprar, in cui sono ospitati più di 400 richiedenti asilo. In più l'edificio si trova a poche centinaia di metri da Viale Morandi, dove nell'autunno scorso i residenti hanno assaltato un centro per minori non accompagnati. Più volte abbiamo reclamato la chiusura di questo centro, in quanto mega struttura la cui unica funzione è arricchire le cooperative che lo gestiscono, senza fornire servizi adeguati ai migranti. Pertanto alla luce dell'inchiesta di Mafia Capitale e del malaffare nascosto dietro questi centri, risulta quantomeno inspiegabile la scelta del Ministero e del comune di continuare a tenere aperti questo tipo di strutture.

Nei prossimi giorni continueremo a mobilitarci, assieme ai ragazzi dei Centri per garantire loro, quantomeno supporto e facilitazione nel reperimento di informazioni sul loro futuro immediato e continueremo a denunciare, dopo e oltre le luci del palcoscenico di mafia Capitale, rapidamente abbassate, la vergogna della gestione dell'accoglienza in una metropoli dall'ambizione Europea quale Roma pretende di essere.

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