Sostenibilità surgelata

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2 marzo 2015

Ricordate il violento litigio non sanato fra Fiera di Milano e Fiera di Parma, il cui prodotto fu un padiglione corporate Italia da aggiungersi al padiglione Italia? Il 27 febbraio scorso è stato presentato il progetto di Cibus Italia, nato dalla collaborazione di Federalimentare e Fiera di Parma, fruibile in forma di rendering. 420 aziende partecipanti, anche Interni sarà della partita e ne approfitta per annunciare il FuoriSalone (del Mobile s’intende) più lungo della storia: dal 13 aprile al 24 maggio.
In attesa di sapere quali contenuti avrà, se mai li avrà, la Carta di Milano, appuntatevi il primo consiglio per sfamare il Pianeta: spritz&tapas nel più classico stile meneghino-salonesco.

Non solo multinazionali, come ben sappiamo, saranno presenti alla fiera della padella capitanata da Giuseppe Sala: la rete delle cooperative, ben tutelata da diverse regioni fra cui la vicina Emilia Romagna (al cui sforzo morale si aggiunge uno stanziamento di 5,5 mln di euro) dirà la sua con Granarolo, l’azienda dei facchini in lotta che risparmia sul lavoro ma poi spende 5 mln di euro per promuoversi ad Expo, e Cir Food, già protagonista di un passato bollettino NoExpo.

Di biglietti serali si è parlato a lungo, ora sembra delinearsi la proposta: un biglietto da 5 euro per accedere al sito a padiglioni chiusi, semplicemente per usufruire dei ristoranti interni al sito. Si avvera quindi la profezia del 2010 di Carlo Petrini, che ammonì gli organizzatori di Expo a non creare un evento la cui funzione è portare i milanesi a mangiare nei ristoranti di Expo (e non i turisti a mangiare nei ristoranti milanesi). Non era difficile da prevedere. Poi lo stesso Petrini è salito sul carrozzone di Expo2015 nel format da lui aspramente criticato attraverso il grande amico Farinetti, ma questa è un’altra storia….certo, aggiungiamo, il biglietto serale sarà di grande aiuto per aumentare le stime sul numero di visitatori del sito espositivo…..

Ricapitolando, tra aperitivi, junk food, le bevande appaltate a CocaCola e Nestlè (ci scusino le multinazionali di cui ci stiamo scordando) più un voucher per mangiare da Eataly o in un ristorante SlowFood, non sfameremo il Pianeta ma in compenso avremo qualche obeso in più nel ricco e opulento Nord del Mondo.

Sempre a proposito di presenze e biglietti, a fugare dubbi sulle certezze di Expo ci pensa la campagna Scuole. Di questa non troverete traccia sui media, ma solo nei racconti orali della metropoli e nel tam tam sui social network. Non bastasse l’arruolamento con metodi subdoli per i lavori gratuiti, in università e scuole secondarie, da settimane è diventata incessante e ingombrante la presenza di Expo nelle scuole elementari e medie, tra rendering, retoriche del megaevento e del cibo, atteggiamenti da Miniculpop, comprese le reprimende per chi si permette di criticare. Insomma in mancanza di visitatori vuoi mettere tanti Balilla che girano per gli stand invece che stare sugli odiati banchi della spregevole Scuola Pubblica?

Cambiano i piani invece per il Primo Maggio: Sala sembra aver cambiato idea, pare che dal 10 marzo saranno in vendita i biglietti per la giornata d’inaugurazione, ora quindi non più ad inviti. L’idea di realizzare “una festa di popolo”, alternativa al primo maggio dei comunisti incalliti, sembra la prospettiva su cui l’establishment si sta muovendo. Una follia che non può non incidere anche sul percorso NoExpo: già settimana scorsa Sala giudicava l’inaugurazione come il 50% della riuscita dell’intero evento, ora rincara con la proposta di organizzare un mega happening. Se il caso Turandot rende esplicito a livello simbolico l’attacco ai lavoratori umiliandone il giorno di festa internazionale, oggi quest’attacco sale di livello ed impatta sull’intera città. Ancora di più, in maniera ancora più prepotente. Riuscirà la città a rispondere?

 

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