Se gli asili nido diventano aziende

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23 03 2015

Siamo colpevoli di molti errori e mancanze, ma il nostro peggior delitto è abbandonare i bambini, trascurare la fonte della vita. Per molte delle cose di cui abbiamo bisogno noi possiamo aspettare. Il bambino no. È adesso che le sue ossa crescono, il suo sangue si forma, i suoi sensi si sviluppano. A lui non possiamo rispondere ‘Domani’. Il suo nome è ‘Oggi’.
Gabriela Mistral

di Laura Fano

Questa poesia è affissa al nido di mia figlia, luogo magico dove entrambe le mie figlie sono state così fortunate da poter passare i loro primi anni di vita. Hanno ricevuto amore, attenzione, stimoli da educatrici incredibili che si dedicano anima e corpo ai ‘loro’ bambini. Peccato però che qualche settimana fa sia caduto un boiler (scaldabagno), per fortuna in un momento in cui non c’era nessuno. La cosa è stata giudicata ‘molto grave’ dalle autorità municipali preposte all’edilizia scolastica, però ancora non si è fatto vivo nessuno.

Peccato che queste stesse autorità abbiano fatto vari sopralluoghi e promesso interventi urgenti per riparare le grondaie e soprattutto le infiltrazioni di umidità nelle stanze del sonno che possono essere causa di gravi allergie. Ma anche per tutto ciò non si è ancora fatto vivo nessuno. Per grandi problemi strutturali, quali crepe che attraversano muri interi, invece ci è stato detto chiaramente che i soldi non ci sono e che bisognerà aspettare fino a quando ci saranno fondi per la manutenzione straordinaria: settimane, mesi, anni? Chi può dirlo?

Ma il problema non è solo l’edilizia. Si fa un gran parlare della ‘Buona Scuola’ di Renzi- giustamente! Ma si parla molto poco di quello che potrebbe succedere, e probabilmente succederà, ai nidi e alle scuole d’infanzia comunali di Roma. L’atto unilaterale della giunta Marino, con cui si modificano i contratti dei dipendenti comunali, comprese le educatrici, è stato sospeso il 6 febbraio grazie alla protesta del personale, dei sindacati e anche di noi genitori. Con questa modifica le educatrici saranno costrette a lavorare più ore e guadagnare meno, saranno demotivate, non riusciranno a svolgere l’attività didattica, poiché si troveranno a dover gestire classi con un numero spropositato di bambini.

Al nido il rapporto educatrice/bambino e di uno a sei. Con il nuovo contratto, questo rapporto salta, con grave danno per la sicurezza dei bambini. Prima che la protesta riuscisse a bloccare temporaneamente questo atto scellerato, tutto ciò è stato applicato e ci sono stati nidi in cui le educatrici si sono trovate a dover gestire da sole venti bambini, di cui molti lattanti. Bambini con gravi disabilità si sono trovati senza insegnanti di sostegno, completamente abbandonati a sé stessi. Tutto ciò per tagliare le spese ovviamente, perché le supplenti costano troppo.

Ma davvero possiamo permetterci di risparmiare sulla scuola, o ancora più sulla prima infanzia, mettendo a rischio bambini così piccoli? Davvero i nostri bambini contano meno dei conti del bilancio? Davvero vogliamo continuare a distruggere quel poco di eccellenza che ci è rimasto e che gli altri paesi prendevano a modello? Ebbene sì, per chi non lo sapesse, gli asili nido italiani sono stati all’avanguardia nel mondo, così come la nostra tradizione pedagogica.

Ma al linguaggio e al pensiero aziendale questo davvero non interessa. Anche qui, come nella ‘Buona Scuola’ di Renzi, gli asili diventano delle aziende dove le educatrici vengono giudicate in base alla flessibilità e alla produttività! Scusate lo sfogo, ma trovo davvero perverso pensare di poter applicare la parola produttività ad una cosa così delicata e inquantificabile come il rapporto educatrice-bambino. Mi immagino un grigio burocrate che, per fare i conti, classifica da 1 a 10 quanto produttivo è il rapporto tra mia figlia e la sua maestra, e in base a questo decide se la maestra è brava. Ma che ne sa lui di quanto loro si vogliono bene, quante piccole cose invisibili mia figlia ha imparato quel giorno, quanto un sorriso e un abbraccio oggi significheranno per lei domani?

La riforma è per ora bloccata fino a giugno, ma la nostra paura – di educatrici e genitori – è che come al solito si approfitti dell’estate e della scarsa attenzione per farla passare in silenzio. Quindi, mi raccomando, non abbassiamo la guardia.

 

* Laura Fano è antropologa sociale, attivista e mamma. Ha lavorato per quindici anni nel settore della cooperazione internazionale. In libreria il suo libro “Invisibili? Donne latinoamericane contro il neoliberismo” (Ediesse, 2014).

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