I fantasmi dell'Aspra stagione: Erri De Luca (ancora) e la dicotomia sui settanta

Erri De LucaLoredana Lipperini
24 marzo 2015

Questa mattina l'Amaca di Michele Serra è dedicata a Erri De Luca. Eccola:
"Non so se avere definito "assurdo" il processo torinese contro Erri De Luca, anzi contro le sue parole, basti a defalcarmi dal novero dei conformisti e dei pavidi che lo stesso De Luca chiama in causa.
Vorrei però aggiungere ai gironi (effettivamente esistenti, e piuttosto gremiti) dei conformisti e dei pavidi una terza bolgia, nella quale mi dispiacerebbe ugualmente sprofondare, che è quella dei disinvolti.

Mi riferisco ai tanti intellettuali (è capitato anche a me) che hanno firmato e firmano con disinvoltura appelli e prese di posizione perché suonano bene, piuttosto che per effettiva conoscenza della materia.

Esempio classico gli appelli indignatissimi di francesi intelligentissimi sul caso di Cesare Battisti, che è un perseguitato politico tanto quanto io sono una ragazza avvenente.

Esiste, per chi ha parola pubblica, l’obbligo della testimonianza e del rischio; ma anche l’obbligo dell’onestà intellettuale. Esprimere, contro la Tav o in suo favore, certezze che si possiedono, non solo è lecito; è anche ammirevole. Ma simulare, contro la Tav o in suo favore, certezze che non si hanno, è banalmente disonesto. È un esercizio indebito di prestanza intellettuale (e di ricerca dell’applauso) laddove un grumo di dubbi rende opaco il problema. Io ammiro in Erri De Luca, lo dico davvero, la luce nitida della scrittura e dei sentimenti dalla quale discende. Ma mi permetto di suggerirgli di non considerare “dalla sua parte” chiunque alzi la voce, e “contro di lui” chiunque taccia”.

Ho poche cose  da dire e due libri da consigliare. Se il problema è la mancanza di approfondimenti su Tav e NoTav, il saggio ideale, in quanto non sospetto di parzialità, è Binario morto di Luca Rastello e Andrea De Benedetti. Qui è possibile ascoltare la puntata di Fahrenheit in cui se n’è discusso.

Ma ho la sensazione che il problema non sia il progetto della Val di Susa, quanto il fantasma degli anni Settanta, e quanto il non detto e il non narrato di quegli anni abbia portato molti intellettuali a prendere le distanze e a sposare la narrazione “Notte della Repubblica”. Magari saltando a pié pari il momento esatto, il cono d’ombra, in cui quello che siamo oggi andava prendendo forma.

Ed ecco il secondo libro consigliato, che è L’aspra stagione di Tommaso De Lorenzis e Mauro Favale. Come dice De Lorenzis nell’intervista che ho linkato, la questione è una sola: uscire dalla dicotomia del reducismo o dell’abiura, che sembrano al momento le sole due ipotesi da percorrere, e capire cosa spinga, ancora oggi, ad agitare gli spettri di quel decennio a ogni protesta collettiva.  L’aspra stagione, dice De Lorenzis, è questa:

“Indicativamente l’“aspra stagione” potrebbe essere compresa tra la mattina del 16 marzo 1978, quando viene rapito Aldo Moro, e l’11 luglio del 1982, quando Dino Zoff alza la coppa d’oro col globo per celebrare la vittoria della nazionale italiana al mondiale di football in Spagna. (…) In quel lustro si compie – almeno a nostro avviso – la fine della prima Repubblica, della Repubblica uscita dalla Resistenza, con i suoi partiti di massa, la grande fabbrica, la centralità operaia, un preciso statuto del politico e via dicendo. Ed è anche il momento in cui si manifesta l’inversione di tendenza, il ribaltamento dei rapporti di forza, l’offensiva liberista che in Italia assume le forme del craxismo. Se la consideriamo in questi termini, quella stagione non è mai finita, coincidendo con la genesi dell’Italia contemporanea, quando le possibilità vengono scartate una dopo l’altra, gli eventi prendono una determinata piega e la Storia scandisce il suo corso. È l’eterno presente, il passato che ritorna, di cui abbiamo provato a scrivere. In altre parole: l’origine dell’oggi. Al di là dell’alternanza tra fasi ritenute espansive e congiunture recessive, al netto della Milano da bere, di Tangentopoli, della discesa in campo dell’imprenditore milanese e delle bolle speculative, per trent’anni abbiamo sperimentato le medesime politiche di attacco al lavoro, disintegrazione dei diritti, devastazione del pubblico e dannazione di un’idea di società. Anzi: queste politiche sono cambiate nella misura in cui sono mostruosamente cresciute d’intensità”.

Ecco, credo che onestà intellettuale significhi guardare alle prese di posizione di Erri De Luca al netto di un pensiero infestato, come mi sembra avvenga un po’ ovunque, da uno sguardo all’indietro che per giunta  non è ancora stato in grado di diradare le nebbie. E, no, non si tratta di firmare con disinvoltura: ma, semplicemente, di capire in quale contesto oggi si pronuncia la parola sabotaggio. E se per una parola si possa andare a processo. Tutto qui.
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