Guatemala, l'ennesima diga che viola i diritti umani

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31 03 2015

di Luca Manes

La realizzazione del mega impianto idroelettrico di Santa Rita, in Guatemala, avrebbe causato la morte di sei indigeni, tra cui due bambini. Si tratta di un progetto che “genererà” crediti di carbonio poi negoziabili in base al sistema di scambio di emissioni dell’UE, finanziato da alcuni enti europei e dalla Banca Mondiale tramite il suo ramo che presta ai privati, l’International Finance Corporation (IFC), per un totale di circa 250 milioni di dollari. La diga produrrà 25 MW di energia, soprattutto per l’esportazione verso i paesi confinanti.

Le comunità indigene locali non sono mai state consultate prima dell’inizio dei lavori, che hanno causato lo spostamento forzato di migliaia di persone, come denunciano varie organizzazioni per la tutela dei diritti umani. La protesta, la cui eco è giunta anche sulle pagine del quotidiano inglese The Guardian, ha assunto dimensioni nazionali. Nei giorni scorsi si è tenuta una manifestazione molto partecipata a Città del Guatemala, purtroppo repressa con violenza dalle forze di sicurezza.

“Al momento la nostra comunità sta rivivendo le stesse condizioni patite durante la guerra civile” ha dichiarato Maximo Ba Tiul, uno dei portavoce del Consiglio dei Popoli Tezulutlán. Ba Tiul si riferisce a quando oltre 200mila Maya sono morti o sono “scomparsi” durante il conflitto dei primi anni 1980. Al riguardo, nel 2013, l’ex presidente Efraín Ríos Montt è stato condannato con l’accusa di genocidio.

Augusto Sandino Ponce, figlio di un proprietario terriero locale che, sostengono i leader della comunità, ha lavorato come un imprenditore per la giunta di Montt durante la guerra civile, è al centro di nuove accuse di violazioni dei diritti umani. Lo scorso aprile Ponce e le sue guardie del corpo avrebbero aperto il fuoco sui partecipanti a una cerimonia maya durante la quale le famiglie chiedevano alla Madre Terra il permesso di seminare le loro coltivazioni. Un uomo del posto, Victor Juc, è stato ucciso e diversi sono rimasti feriti. Ponce sostiene di aver agito per legittima difesa.

L’incidente è avvenuto due mesi dopo che il comitato esecutivo del Clean Development Mechanism (CDM) previsto dalla la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) registrasse ufficialmente l’impianto, consentendo così che quote di carbonio legate alla diga fossero negoziate in futuro in base al sistema di scambio di emissioni previsto dall’UE.

In una lettera fatta recapitare al comitato, il Consiglio dei Popoli Tezulutlán ha denunciato una lunga serie di abusi dei diritti umani avvenuti nella regione, tra i quali rapimenti, incendi di abitazioni, attacchi da parte di uomini armati di machete e pistole e l’arresto di leader della comunità.

Il Consiglio sosteneva anche che la valutazione di impatto ambientale del progetto evidenziava come lo sbarramento avrebbe fatto sì che le terre abitate dalle comunità locali sarebbero state inondate, privandole in questo modo dell’accesso all’acqua, al cibo e ai trasporti.

La situazione in Guatemala è peggiorata ulteriormente lo scorso agosto, quando il governo ha inviato 1.500 poliziotti nelle comunità Q’eqchi di Coban, Chisec e Raxruhá con, tra gli altri, l’obiettivo di sfollare i residenti dell’area del Monte Olivo per poter avviare i lavori di costruzione della diga. I rappresentanti della comunità hanno affermato che nel corso delle operazioni sono state uccise tre persone nel villaggio di Semococh.

Forse l’episodio più sconvolgente è avvenuto il 23 agosto 2013, quando due bambini di 11 e 13 anni sono stati uccisi da un dipendente della società idroelettrica Santa Rita che stava cercando loro zio David Chen, un leader della comunità della zona di Monte Olivo. L’omicida è poi risultato essere ubriaco.

La relazione annuale dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha segnalato i fatti, implicitamente “puntando il dito” contro il progetto per quanto successo.
Val la pena rammentare che non è la prima volta che la Banca mondiale si trova coinvolta in un progetto idroelettrico in Guatemala macchiato da pesantissimi abusi dei diritti umani. Negli stessi anni in cui la dittatura militare decimava il popolo maya e annientava brutalmente ogni tentativo di resistenza, la Banca mondiale finanziava la diga Chixoy, costruita nei primi anni Ottanta sull’omonimo fiume del paese centroamericano. La sua realizzazione causò la morte di 444 indigeni maya Achi. Furono oltre tremila le persone sfollate, mentre almeno seimila famiglie si videro private delle proprie terre. Chiunque si oppose al progetto e ai piani di reinsediamento forzato venne torturato o fatto sparire.

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