Don Zerai: "Senza Mare nostrum l'UE dichiara guerra ai migranti e ai profughi"

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Marco Omizzolo e Roberto Lessio, Zeroviolenza
22 aprile 2015

Ha il sapore amaro di una guerra sporca. Di quelle che sono talmente sotto gli occhi di tutti che nessuno se ne accorge. Non è solo una tragedia ma la mostruosa e palese contraddizione del nostro mondo, che vive di profitti e retorica e manca di umanità e volontà politica. Più di ottocento morti annegati nel Mediterraneo si sommano a tutti quelli dei giorni, mesi e anni passati. È più di una tragedia, è una guerra non dichiarata ma praticata contro che fugge da dittature e violenze. E noi siamo i carnefici.

A sostenerlo è anche Don Zerai, sacerdote eritreo, fondatore dell'agenzia Habeshia e candidato al premio Nobel per la pace, che parla di "guerra non dichiarata dell'Europa contro migranti e profughi disarmati che vengono a bussare alle nostre porte, per chiedere asilo e protezione".

Il "rifiuto dell'Unione Europea - sostiene Don Zerai - di mettere in campo un programma equivalente a Mare Nostrum è una chiara dichiarazione di guerra contro migranti e profughi. Lasciarli morire in mare è un modo passivo di combattere una guerra che non si vuole dichiarare". Parole chiare con le quali confrontarci, mentre l'Europa si nasconde dietro un dito, i governi rincorrono comunicati disseminando retorica e ipocrisia a non finire e a noi cittadini sembra ci abbiano relegato il compito di spettatori muti di questa farsa.

Sarebbe utile però ricordare a tutti i governi occidentali gli accordi commerciali stretti con alcuni di quei paesi dittatoriali che obbligano milioni di persone alla fuga, a costo spesso della propria vita, con l'esercito che li insegue, li massacra, o nel migliore dei casi li reclude in carceri segrete per mesi se non per anni, in attesa di riscuotere una ricompensa da qualche familiare all'estero.

Ciò vale a partire dall'Eritrea, del cui regime poco si parla. Forse perché sono molte le aziende che in quel paese fanno affari d'oro, sfruttando risorse naturali e operai. O forse perché avere un dittatore al proprio servizio e che spesso viene in visita ufficiale e non in Italia fa comodo a molti. Il processo di Khartoum, sottoscritto da molti paesi, Italia compresa, doveva servire per “capire il livello di cooperazione possibile tra gli stati della regione nell’affrontare la sfida del traffico di esseri umani nel e dal Corno d’Africa e di mettere a punto un modo concordato di lavorare sul problema”.

Nulla è invece accaduto; sono solo nate nuove relazioni, più o meno segretamente, attraverso incontri tra diplomatici, segretari di stato e ministri vari nell'interesse supremo delle relative economie. Perché ciò che conta è il denaro. Se sei un dittatore o uno stato democratico poco importa. Importa solo se sei ricco e ben disposto a collaborare. I poveri non trovano posto in questo mondo, secondo alcuni. E poveri sono anche quelle migliaia di persone che fuggono dai loro paesi alla ricerca di un mondo migliore. Anche loro poco significativi per questo sistema, se non per generare un ipocrita cordoglio internazionale che durerà lo spazio di qualche settimana.

Come sempre. I palestinesi sono massacrati in casa loro, violentati e costretti a vivere condizioni di indicibile sofferenza, mentre la comunità internazionale è impegnata a guardare altrove. Donne e uomini che come gli eritrei muoiono perché noi non siamo stati abbastanza umani. Anche le loro sofferenze, le ingiustizie ovunque praticate, i morti nel deserto, le violenze contro le donne e i bambini, pesano sulle nostre coscienze.

Ancora secondo Don Zerai tutte le vittime morte nel Mediterraneo sono “sulla coscienza di quei criminali che li hanno mandati allo sbaraglio e sulla coscienza di quei criminali della politica e della finanza europea che si rifiutano di mettere al centro la vita umana”.

Un'intera classe politica e dirigente nazionale e europea avrebbero potuto agire seguendo alcune proposte di buon senso. Avrebbero potuto aprire canali umanitari, intervenire sui governi dei paesi di origine e transito, aprire le relative ambasciate dando loro un mandato preciso, smetterla di delocalizzare le proprie imprese in quei paesi con lo scopo unico di sfruttare manodopera e ambiente per ottenere profitti e potere.

Invece hanno continuato a stringere la mano dei dittatori e del loro entourage di vassalli e portaborse. Conclude il parroco eritreo, “troppe risposte sbagliate che hanno favorito il traffico di esseri umani, il fiorente mercato del viaggio della speranza, fiorente per i "sensali della carne umana" come li definiva già più di 100 anni fa il Beato Giovanni Battista Scalabrini, che denunciava il traffico e lo sfruttamento dei migranti italiani verso le Americhe.

Oggi più di allora i mercanti della carne ferita, indifesa di migliaia di migranti e profughi viene mercanteggiata con complicità di apparati statali e gruppi criminali, tutto alle porte dell'Europa, di una Europa che sembra mettere da parte i valori fondanti della sua storia”. Difficile dargli torto e soprattutto non provare sdegno e vergogna per una politica inadeguata al tempo che vive e ai compiti che gli sono assegnati dalla storia e dalla democrazia.

Ultima modifica il Giovedì, 23 Aprile 2015 07:36
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