La repubblica viareggina per i beni comuni

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Communia.net
27 04 2015

Il 31 maggio si svolgeranno elezioni per il rinnovo delle amministrazioni locali in varie parti del territorio nazionale. La Versilia sarà chiamata al voto nelle sue
due città più importanti: Viareggio e Pietrasanta. La situazione nei due comuni presenta qualche analogia ma soprattutto numerose difformità che ci hanno portato a
prendere decisioni diverse sul da farsi.

Viareggio è una città con un dissesto economico e commissariata. Le passate amministrazioni di centrodestra e centrosinistra non sono riuscite a concludere le
legislature allontanando le persone dalle urne. L'ultimo sindaco fu eletto con un'astensione che superò il 50%. Tuttavia, la città è stata attraversata da diversi
conflitti sociali come quelli sulla casa, sull'ambiente e sul diritto all'istruzione per l'infanzia.
A Pietrasanta la situazione è opposta e la città appare anestetizzata. Anche nella città di Botero si sono alternati ad amministrare centrodestra e centrosinistra, con
scandali e gestioni discutibili, ma qui per una serie di motivi, che richiederebbero un'analisi lunga e approfondita, il conflitto sociale è rimasto sottotraccia e non
ha permesso lo sviluppo di una proposta politica d'alternativa.

La differenza maggiore sta nel protagonismo delle giovani generazioni. A Pietrasanta assente a Viareggio, nonostante limiti e contraddizioni, presente. A Pietrasanta
lo scontro elettorale ha preso la forma del classico schema bipolare con il centrosinistra che, dopo primarie a dire poco oscene, candida a sindaco Rossano Forassiepi
un figlioccio dell'uscente sindaco del PD Domenico Lombardi. È bastato che a vincere non fosse il candidato renziano perché tutta la cosiddetta sinistra radicale si
accodasse al PD. Il centrodestra, dal canto suo, ripresenta l'ex sindaco ed ex inquisito, Massimo Mallegni. Sullo sfondo del quadro compaiono le altre candidature:
quella del Movimento cinque Stelle e purtroppo quella fascista del candidato del Movimento Idea Sociale che in città ha aperto una sede e si è reso, pure, protagonista
di alcune provocazioni. La sinistra di alternativa non è riuscita a costruire una proposta autonoma e contrapposta al PD. Appare, quindi, scontato che non solo non
parteciperemo al voto ma faremo campagna attiva per l'astensione.

A Viareggio le condizioni oggettive e la voglia di cambiamento hanno prodotto una frammentazione che vede al momento la presenza di otto candidati. I soggetti sociali
attivi nella lotta per la casa, nei comitati contro le antenne, in alcuni spazi sociali e in varie vertenze presenti sul territorio hanno dato vita all'assemblea di
Viareggio Bene Comune che nell'ultimo anno ha provato a denunciare la questione del debito e del dissesto e che ha poi maturato la convinzione di presentarsi alle
elezioni con la lista Repubblica Viareggina per i beni comuni. Il nome rievoca l'esperienza delle giornate rosse del 1920 che videro la città insorgere e proclamare
per tre giorni la repubblica. Alla carica di sindaco è stato candidato Filippo Antonini, avvocato impegnato nella battaglia giudiziaria per avere verità e giustizia
rispetto alla strage ferroviaria del 29 giugno che causò la perdita di trentadue vite e che vede tra l'altro imputato l'ex amministratore di ferrovie e attuale
amministratore di finmeccanica Mauro Moretti, sempre coccolato dai vertici del PD e della CGIL.

Come Blocco Anticapitalista abbiamo partecipato fin dall'inizio a questo percorso che si è sviluppato con assemblee partecipate e dove le decisioni sono state prese
con il metodo di una testa un voto. Non sono mancati i problemi e i momenti di tensione. Tuttavia, le assemblee sono riuscite a far passare il principio che nessuna
persona compromessa con passate amministrazioni e con politiche liberiste dovesse essere candidata o anche solamente presente alla stesura del programma. Ne è emersa
alla fine una lista giovane, figlia di esperienze reali di lotte dal basso che ha fatto sue le istanze dei movimenti della lotta per la casa, della lotta per le difese
ambientali, degli animalisti, delle questioni di genere, dei diritti degli LGTBQ, del mondo del lavoro in particolar modo quello precario. Per questo motivo abbiamo
deciso di sostenerla attivamente.

Si tratta di un esperimento che richiederà, successivamente, un'attenta analisi. Nessuno di noi si è fatto l'illusione che da un
processo elettorale possa ricomporsi un soggetto politico. Gli echi del disastro prodotto da quella che veniva chiamata sinistra radicale si continuano a far sentire
anche a Viareggio. Ciononostante, pensiamo, che alcuni soggetti sociali nella ricerca di una rappresentanza devono assumersi delle responsabilità provando a non
delegare ma divenendo essi stessi protagonisti di una maturazione politica non affatto scontata. In questo nodo strategico sta il senso di questo esperimento che dovrà
essere posto poi ad attenta valutazione.

 

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